Una ricorrenza dimenticata

Il grande mercato toro raggiunse il suo picco 80 anni fa – ieri -, il 3 Settembre 1929. Il Dow Jones chiuse a 381.17. Il crollo non arrivò fino ad Ottobre. Tre anni più tardi, il Dow Jones era giù a 41.22 e non recuperò il suo massimo fino al 23 Novembre del 1954.

Un giorno come un altro

Le Agenzie non sanno che pesci prendere. Ecco un paio di titoli, le fonti e l’orario:

# Wall Street gira in positivo, Dow Jones +0,1% – Finanza.com (mer 17:06)
# Borsa Usa incerta dopo nuovi ordini e occupati Usa deludenti – Reuters Italia (mer 17:04)

In realtà non è colpa loro, è Wall Street che annaspa e che non sa che direzione prendere. Dall’apertura oscilla, sempre di poco, sopra e sotto lo zero.

Sarà forse perchè, come dice Reuters, è arrivata la notizia che negli Usa in Agosto sono stati persi altri 298.000 posti di lavoro nel settore privato mentre gli economisti si aspettavano una riduzione di “solo” 213.000 unità confermando così che la favolosa ripresa manifatturiera è frutto di tagli occupazionali e riduzioni di orari e salari?

Macchè, la ragione è un’altra. C’è una voce che circola insistente, secondo la quale una grande banca sarebbe in difficoltà e avrebbe bisogno di altri aiuti e una nuova riorganizzazione. I rumors hanno anche fatto il nome, Wells Fargo, e il titolo è sceso giù di 6 punti. Poi è intervenuta qualche provvida manona a sostenerne il corso. Se c’è qualche notizia vera, verrà fuori stasera dopo la chiusura.

Lo spettacolo va avanti come sempre, tra manipolazioni, compravendite fondate sui rumors e fiumi di denaro fatti deviare con un click dai padroni della borsa, le grandi banche, tranquille che se c’è qualche problema attingeranno alle casse del governo. Un giorno come un altro a Wall Street.

Salto in basso

Come far superare la prova di salto in alto anche a dei brocchi? Semplice, abbassando l’asticella. E’ quanto avviene con la saga dei “risultati al di sopra delle attese” che sta impazzando da marzo ed ha contribuito a gonfiare, oltre che le trombe dei soliti ottimisti di professione, anche la nuova bolla della borsa. Il trucco è applicabile ad ogni dato macroeconomico, ma David Rosenberg si preoccupa di smascherare questi maghi delle previsioni proprio sul terreno dei numeri drogati di Wall Street:

Quando guardiamo al nostro database, vediamo che l’EPS (Earnings Per Share – Utile per azione) dell’indice S&P 500 per il secondo trimestre è oggi stimato intorno a 13,94 dollari. Invece, alla fine del secondo trimestre, le attese erano posizionate a 14,15 dollari; alla fine di marzo le previsioni erano a 14,84 dollari e alla fine del 2008 a 19,92 dollari. Quindi dove stanno esattamente questi risultati al di sopra delle attese? Il secondo trimestre è andato sotto del 30% rispetto a quanto “previsto” dagli analisti di Wall Street alla fine del 2008!

Il terzo trimestre è stato tagliato già tante volte che l’asticella è ora a 14,57 dollari. Alla fine di giugno, era a 15,05 dollari, il 30 marzo, a 16,68 dollari, e alla fine del 2008, la stima per il terzo trimestre di quest’ anno era 21,11. …… l’indice S&P 500 è riuscito ad avanzare del 13% quest’anno, anche se nel trimestre in corso l’EPS è stato abbassato di quasi il 30% (e del 45% dalla fine del mese di settembre 2008). Persino Houdini sarebbe arrossito. Le aspettative di crescita dell’EPS anno su anno per il terzo trimeste sono oscillate dal 32,3% della fine del 2008 a +4,5% su marzo 2009, a -5,7% alla fine del mese di giugno, al -8,7% attuale. E il mercato è cresciuto del 50% da dove era a marzo, anche se abbiamo visto un’oscillazione di 13 punti percentuali di ribasso.

clicca sul grafico per ingrandirlo

Che fa oggi il mercato?

Nonostante qualche instabilità dei titoli petroliferi causata da una diminuzione dei prezzi del carburante l’indebolimento è stato moderato e non si è diffuso agli altri settori. Alcuni dei maggiori titoli industriali hanno raggiunto i migliori livelli dal picco di Luglio. Il Dow Jones guadagna lo 0,8%.

Il Wall Street Journal commentava così l’andamento del mercato il 25 agosto 1930. Ed oggi che fa la borsa? Oggi fa la rima baciata:

Le azioni si sono mosse più in alto, aiutate da positive notizie economiche ma frenate da vendite del greggio che hanno pesato sul settore energetico. Il Dow Jones sta guadagnando lo 0,48%.

Non aprite quella porta

Ieri, quasi in contemporanea con gli ultimi dati sulle insolvenze e le procedure di esproprio sui mutui immobiliari residenziali che, come ci ricorda Marco Sarli, si tratta di una una mina da poco meno di 1.500 miliardi di dollari su un totale che si aggira tra i 10 e 15 mila miliardi e suscettibile di aumenti nel corso di quest’anno e del prossimo visto che il picco è previsto per la fine del 2010 – situazione che non dovrebbe lasciare dormire sonni tranquilli ai banchieri americani già alle prese con altri gravi problemi che riguardano la qualità del credito nei bilanci delle banche – sono arrivati i dati sulla disoccupazione, peggiori di quanto previsto dagli economisti.

Infatti le richieste iniziali di sussidi di disoccupazione sono salite di 15.000 a 576.000 nell’ultima settimana, il più alto livello delle ultime tre settimane che porta la media del mese a 570.000 richieste. Gli economisti dovranno rivedere dunque le loro stime al rialzo rispetto a quella di “soli” 200.000 posti di lavoro persi nel mese di Agosto e aspettarsi che il miglioramento sarà molto più graduale di quanto previsto.

Qualcuno ora forse si sarà illuso che di fronte ai dati sulle insolvenze e sulla disoccupazione a Wall Street abbiano tirato il freno a mano. Invece no. Al NYSE le notizie se le scelgono e quelle sulla manifattura nel distretto di Philadelphia facevano più comodo. Pensate, l’indice delle scorte di magazzino misurato dalla filiale di Philadelphia della Fed è cresciuto in Agosto di ben lo 0,3 per cento rispetto al meno 15,4 per cento di Luglio. Champagne a fiumi e altro idrogeno liquido per gonfiare la bolla che è ormai diventata una mongolfiera.

A richiamarci alla realtà David Rosenberg, capo economista della Gluskin Sheff, il quale ci ricorda che buona parte del rally realizzato dallo S&P 500 dai minimi di marzo (vedi anche questo cartello) si è basato sull’abbondante intervento e sullo stimolo del governo ma che questi effetti potrebbero finire. “Ci sono molte buone notizie ora che sono diventate vangelo, che la recessione è finita e che nella seconda metà dell’anno il PIL degli Stati Uniti crescerà ad un tasso annuale tra il 2 e il 4 per cento” dice Rosenberg ma “dal nostro punto di vista, i rischi di questa congiuntura stanno tutti nel fatto che un’economia che ha bisogno di una proroga del Talf (vedi etichetta) o del programma di incentivi alla rottamazione, è un’economia che cammina ancora sulle stampelle”.

Ma a Wall Street, occupati come sono a gonfiare tasche e bolle, non ascoltano chi grida al lupo, meglio addormentarsi al canto delle sirene e sognare indici che salgono, economia in ripresa, consumi e petrolio alle stelle. Verranno per loro i tempi del brusco risveglio e della penitenza ma, poichè ogni volta gli uomini dimenticano gli insegnamenti della Storia, saranno sempre pronti a saltare sulla prossima bolla. Io, vi ho già messo sull’avviso: attenti, non aprite quella porta.

Attenti alle borse

Due chiacchiere al Café Américain.

“… il mercato è più avanti della realtà … preoccupato in particolare che le cose stiano entrando nel Ramadan, il 22 (agosto) … ci sono cose raccolte qui attorno (NYSE), che sono di natura esoterica, ma forse potremmo vedere uno storico periodo di trading nelle prossime otto settimane … potenzialmente un periodo molto emozionante “. Art Cashin, UBS Financial Service, 18 agosto 2009.

Larry Summers, Tim Geithner, e Ben Bernanke sono riusciti, ancora una volta, a mettere l’economia sul bordo dell’abisso per compiacere Wall Street, che ha la narcisistica ossessione di imbottirsi le tasche a breve termine ad ogni costo o rischio, mentre i media distraggono il pubblico con una scandalosa sfilza di deliri, disinformazione, e confusione.

I mercati del mondo stanno entrando in un periodo ad alto rischio e volatilità. Nessuno sa per certo quel che verrà. I trader di professione si stanno preparando a questo per gestire i loro rischi. Ci siamo anche noi.

Toro seduto

Le vendite di nuove case unifamiliari, dati forniti oggi dal Dipartimento USA del Commercio, sono cresciute in giugno dell’11 per cento rispetto al mese precedente. Anche se, anno su anno, le vendite di nuove case sono diminuite del 21,3% rispetto a Giugno 2008.

Ovviamente questo dato viene presentato come positivo rispetto alle previsioni degli economisti che si aspettavano una crescita inferiore. Ma se il mercato immobiliare si sta riprendendo così alla grande, come si spiega che il prezzo medio delle nuove costruzioni è sceso a 206.202 dollari in Giugno, mentre a Giugno 2008 era di 234.300 (-12%) e a maggio 2009 è stato di 219.000 dollari?

Oggi anche Wall Street sembra cominci a porsi qualche domanda su tutti questi risultati migliori delle attese.

Ritorno al Passato

Second-quarter earnings so far better than expected. Già, i profitti del secondo trimestre sono di gran lunga migliori di quelli attesi. E il mercato ha aperto con consistenti ordini di acquisto per i principali titoli industriali. Nelle prime contrattazioni molti dei principali titoli hanno raggiunto il punto più alto dell’ultima settimana. Gli acquisti si sono estesi al resto dei titoli industriali nella tarda mattinata; il movimento al rialzo è proseguito per quasi tutto il giorno. Forti i titoli auto, in particolare GM…..e così via.

Un report dalla Borsa di New York di questi giorni? Indovinato, è un report del Wall Street Journal del 24 luglio, ma di 79 anni fa, del 24 luglio del 1930 per la precisione. Non vi dice niente questa data?

Thanks to News from 1930

Così giù che sembra di star sù

L’ho scritto in tutte le salse che Wall Street è diventata una bisca a cielo aperto, dove tra i pochi giocatori che si aggirano tra i tavoli la fanno da padroni quei pochissimi che possono permettersi di rischiare grosso (vedi Goldman Sachs), anche perchè giocano con le fiches pagate dai contribuenti americani e la garanzia che se perdono pagherà Pantalone, truccando il mercato anche con dati manipolati e comunque sempre “migliori di quelli attesi”. Ormai c’è poco altro da aggiungere, se non segnalare questi due interessanti contributi (articoli in inglese) di Jeffrey Cooper e di Smita Sadana e offrirvi la mia traduzione libera di quel che ne pensa anche Robert Reich.

Been Down So Long It Seems Like Up To Me (sono stato giù così tanto che ora mi sembra di star sù), il precoce libro del 1966 di un Richard Farina al tramonto della sua vita, definiva i tardi anni ’60 come gli anni della controcultura. Al rally del mercato azionario che ha spinto l’indice Dow Jones di nuovo sopra i 9000 punti per la prima volta dall’inizio dell’anno potrebbe essere dato il medesimo titolo e potrebbe essere definito come molto-desiderato per la ripresa finanziaria.

Cosa ha spinto il mercato azionario verso l’alto? Principalmente gli inaspettati risultati positivi delle società nel secondo trimestre. Ma quei profitti non sono stati dovuti ai consumatori che all’improvviso si sono ritrovati con un mucchio di soldi in più nei loro portafogli. I profitti sono venuti da drammatici tagli ai costi — inclusi, cosa più ragguardevole, i tagli al costo del lavoro. Se un’azienda taglia a sufficienza i suoi costi, può mostrare un profitto anche se le sue vendite sono vicine allo zero.

Qui il problema è duplice. Primo, tali profitti non possono essere mantenuti. C’è un limite ai tagli oltre il quale l’attività scompare. Secondo, quando viene tagliato il costo del lavoro per mostrare dei profitti, il consumatore finisce per avere meno soldi in tasca per comprare i beni che quell’attività produce. Anche se conservano il posto di lavoro, essi probabilmente avranno paura di perderlo, per cui eviteranno ulteriormente gli ipermercati.

La maggior parte delle compagnie che hanno riportato degli utili hanno superato le aspettative degli analisti, ma questo significa solamente che i profitti sono stati meno cattivi di quanto gli analisti temevano. Secondo il responsabile degli investimenti della BNY Mellon Wealth Management se le società che non hanno ancora presentato le trimestrali mostrano i medesimi risultati di quelle che l’hanno già fatto, complessivamente i profitti delle società saranno scesi del 25% rispetto all’anno passato. Questa potrebbe essere una contrazione inferiore rispetto a quella attesa dagli analisti, ma è comunque terribile. L’utile operativo che le società presenti nel listino S&P 500 hanno dichiarato finora è stato quasi il 29% più basso di quello dello scorso anno e l’80% più basso di quello del 2007, secondo Standard and Poors. Ahi.

“Meglio delle attese” è un eufemismo di moda in questi giorni a Wall Street che stà per “Siamo più felici di quanto pensavamo potessimo essere”. Ma Wall Street è il leader nel mercato dei festeggiamenti, anche quando non c’è nulla di cui rallegrarsi. Si vuole che gli investitori pensino positivamente, nella presunzione che pensare positivimanete possa essere una profezia auto-realizzantesi: se gli investitori iniziano a mettere più soldi nel mercato, allora il mercato automaticamente crescerà, conducendo più investitori a metterci più soldi — prima che, è questa la verità, il rally finisca perchè niente di fondamentale è cambiato nell’economia reale.

Guardate sempre all’economia reale, dove disoccupazione e sotto-occupazione stanno salendo. Non è così divertente quanto festeggiare ed investitire proprio ora, ma è di gran lunga più sicuro.