Il Sensale

(ANSA) – BRUXELLES, 19 GIU – “Abbiamo parlato del gas e in Ucraina c’è una situazione di emergenza. Si tratta di trovare un accordo tra ciò che la Federazione russa mette sul tavolo come contributo e l’Unione europea. Si tratta di una somma non minore di 3-4 miliardi di euro”. Lo afferma il premier Silvio Berlusconi, nel corso della conferenza stampa al termine del vertice europeo. (ANSA).

Aspettando l’Islanda

A quel lettore che mi ha interrogato a proposito di MBS e CDO e al quale ho risposto tra il serio e il faceto parlando di ADM (Armi di Distruzione di Massa) vorrei anche aggiungere che in sè stessi i cosiddetti derivati, considerati singolarmente e laicamente, non sono strumenti del demonio, ma rispondono e avrebbero dovuto rispondere a delle reali esigenze finanziarie. La cartolarizzazione, gli swap, gli ABS e compagnia cantante non sono stati la causa della crisi. E’ l’uso che ne è stato fatto, l’esasperazione, l’impacchettamento infinito di più strumenti dentro altri sofisticati prodotti di ingegneria matematico-finanziaria che ha prodotto una formidabile e incontrollabile leva finanziaria fondata sul debito secondo un gigantesco schema Ponzi dove questa volta con il cerino in mano sono rimasti non solo milioni di investitori e di istituzioni ma anche gli stessi Creatori, le banche, e non solo quelle americane, anzi, a quanto pare, quelle europee, come vedremo, sono messe anche peggio.

Questa follia alimentata dall’avidità umana è durata quasi un trentennio, sostenuta dalla politica di deregolamentazione dei mercati iniziata con Reagan, fatta propria ed accentuata dal “democratico” Clinton e portata all’esasperazione fino alla sua implosione nelle due ultime amministrazioni di Bush figlio. Oggi anche coloro che sono al capezzale del malato e ai quali ci affidiamo per la sua guarigione, sono stati tra i maggiori responsabili di questa crisi, da Bernanke a coloro che fanno parte dello staff economico del presidente Obama, i vari Summers, Rubin e Geithner, ai banchieri rimasti ai loro posti a godere di stipendi milionari, il che ci lascia alquanto scettici dovendo anche constatare che la strada intrapresa è quella di mettere qualche pannicello caldo al paziente, nella speranza di poter tornare al più presto ai bei tempi andati come se nulla fosse successo e all’insegna del mai tramontato principio di “privatizzare i profitti e socializzare le perdite”.

Ma, come dicevo all’inizio, l’Europa è messa peggio degli stessi Stati Uniti e forse dovremmo farcela finita di dare sempre la colpa della tempesta perfetta ai nostri cugini d’oltreoceano o come si dice, al mondo anglosassone, perchè se è vero che l’esplosione della bolla dei subrime l’ha scatenata, tutto il mondo e l’Europa in particolare ha galleggiato euforica su quella bolla per anni o, se volete, ha continuato a ballare sul Titanic nonostante le grida d’allarme di chi vedeva, tra le nebbie generate dalla follia, delinearsi la sagoma minacciosa dell’iceberg. Su dati e situazione europea consiglio la lettura di questo articolo pubblicato qualche giorno fa da Lavoce.info.

La produzione industriale è diminuita, rispetto ai massimi livelli raggiunti, del 18 per cento nella zona euro contro il 13 per cento negli Usa. Nell’aprile 2008, il Fmi prevedeva, per il 2009, un tasso di crescita dello 0,6 negli Stati Uniti e dell’1,2 nella zona euro. Oggi, prevede un calo del Pil del 2,8 negli Usa e del 4,2 in Europa.

Il Fmi ha appeno rivisto le sue stime sulle perdite delle banche e sulla necessità di capitali freschi. Stima che, nel periodo 2007-2010, le banche europee (zona euro e Gran Bretagna) subiranno perdite per 1.200 miliardi di dollari dei loro attivi, contro i 1.050 negli Stati Uniti.

Ma soprattuto, rispetto a questo ammontare, le banche europee hanno accertato a oggi perdite per 260 miliardi di dollari (meno di un quarto) contro i 510 miliardi degli Stati Uniti. Le banche europee, dunque, dovrebbero ricapitalizzare per 500 miliardi di dollari, quelle statunitensi per 275 miliardi.

In poche parole, le banche europeee hanno ancora due terzi del cammino di fronte a loro, mentre quelle americane sono già a metà strada. Ma dove sono finiti i titoli tossici? Chi li ha in pancia? Dov’è l’esposizione maggiore?

Domande che dovrebbero interessarci molto tutti quanti, ministri delle Finanze e Bce in testa ma che invece restano inevase. Fino a quando – e non sembra mancare molto – esploderà la bolla, destinata a innescare anche la crisi assicurativa: allora sì che le agenzie di rating avranno un bel da fare con i downgrading e i governi con i tentativi di tamponare la situazione.

Ma i soldi non ci sono e se anche ci sono portano con sé un devastante effetto collaterale, il default sul debito sovrano: controllate i cds dei vari Stati europei nelle prossime giornate, lasciate stare indici azionari e valute. La speculazione è ripartita in grande stile, si va sulla giostra con i petrolio e si scommette short sui cds: significa che i fondamentali stanno saltando o sono già saltati. Ma qui, nella sicura casa europea, tutto tace.

Non disturbate il manovratore, please! Almeno fino alle europee, poi ci sarà davvero da ridere nel vedere l’asse renano cercare di salvare le proprie banche e i neo-membri dell’Est cercare l’appoggio britannico per evitare di andare a gambe all’aria. Un esempio? Seguite l’andamento dei cds ungheresi, vi farete un’idea da soli.

Già l’Ungheria, sarà la nuova Islanda? O toccherà all’Austria? Unicredit e Intesa non hanno niente da dire su Budapest e Vienna o possono tranquillamente fare proprio il più idiota di tutti gli slogan del nostro governo, “ne usciremo meglio degli altri paesi”?

Le lucciole in fondo al tunnel

La pattuglia degli inguaribili ottimisti è diventata ormai un esercito. Capi di governo e banchieri centrali, economisti e media allineati e ubbidienti alla parola d’ordine che da qualche mese imperversa, hanno fatto proseliti e dopo le luci in fondo al tunnel, ora vedono, con l’arrivo dell’estate, anche le lucciole della ripartenza, in Agosto per la precisione.

Stabilita la data, gli economisti consultati dal Wall Street Journal, la maggior parte dei quali non aveva previsto o addirittura non si era nemmeno accorta della crisi neanche dopo che era arrivata, si dividono ora sui tempi della piena ripresa, sui tempi, per interderci, necessari per ritornare alla situazione ante-recessione: c’è chi dice due-tre anni, chi quattro-cinque, chi anche più anni. Godetevi le tabelle! (Fate un refresh della nuova finestra se non visualizzate la pagina)

Ormai l’establishment, nonostante i fatti e i dati sempre più negativi della produzione, dei commerci e delle esportazioni, dei consumi, della disoccupazione, della contrazione del credito, del costante calo dei prezzi, del valore delle case e l’aumento esponenziale delle insolvenze e delle foreclosure, sembra vivere nel mondo virtuale rappresentato dalle borse drogate, chiuso nell’ennesima bolla frutto dell’illusione che il peggio sia passato.

“Non separatevi dalle vostre illusioni: quando esse sono scomparse potete continuare ad esistere, ma avrete cessato di vivere.” Così veniva citato Mark Twain proprio dal Wall Street Journal nella fatidica data dell’ 11 settembre del 1929. Ma se è vero che l’uomo non può vivere senza sogni, a volte questi, a causa di una cattiva digestione, si possono trasformare anche nel peggiore degli incubi. Perciò a coloro che non vogliono scambiare lucciole per lanterne ricordo quello che accadde durante la grande depressione, nel 1930, dopo il grande crollo del ’29, con le parole di John K. Galbraith:

Nel gennaio, febbraio e marzo del 1930 il mercato azionario mostrò una sostanziale ripresa. Poi in aprile perse lo slancio e in giugno si verificò un’altra estesa flessione. Dopo di che, salvo qualche eccezione, il mercato scese una settimana dopo l’altra, un mese dopo l’altro fino a tutto il giugno del 1932. Le posizioni su cui finalmente si fermò fecero sembrare memorabili per contrasto i peggiori livelli toccati durante il tracollo. Il 13 novembre 1929, si ricorderà, l’indice “New York Times” aveva chiuso a 224. L’ 8 luglio 1932 esso segnò 58.

E’ vero, non siamo alla Grande Depressione, ma siamo di fronte a una crisi che, in quanto globale, può trasformarsi persino in qualche cosa di peggio rispetto a quella. Se non bastano i dati e gli avvertimenti dei pochi economisti che da anni si affannano inutilmente a lanciare l’allarme sul buco nero che ci sta risucchiando, basterebbe la semplice constatazione che non una sola delle cause che hanno determinato le prime ondate di questo tsunami sono state rimosse, per comprendere quello che è logicamente possibile aspettarsi nei prossimi mesi.

I segnali che provengono da Londra sono chiari. Altrimenti per quale motivo la Bank of England proprio in questo momento inietterebbe nell’esangue sistema bancario britannico altri quasi 60 miliardi di euro? E’ in arrivo quella che molti definiscono la terza ondata della tempesta perfetta che questa volta si abbatterà sull’Europa portandosi via tutte le chiacchiere dei governi del vecchio continente, incapaci finora di prendere provvedimenti concreti e comuni per fronteggiare la crisi.

Solo nei bilanci delle banche tedesche ci sarebbero nascosti 1.100 miliardi di dollari di titoli tossici, quanti in Francia, Italia, Spagna e nel resto d’Europa? In qualche maniera negli Stati Uniti stanno tentando di metterci qualche rattoppo. Qui nel vecchio continente solo chiacchiere, la testa sotto la sabbia come gli struzzi, nella speranza che le cose si risolvano da sole. In attesa che scoppi la nostra bolla, la madre di tutte le bolle, la bolla che è peggiore di quella dei mutui subrime: l’insolvenza dei Paesi dell’Est. Lettonia ed Ungheria sono ormai mature. Chi vivrà, vedrà.

La banda degli onesti

Nel recente vertice di Berlino tra i quattro principali paesi dell’Unione Europea, a cui hanno partecipato anche il presidente della UE, Barroso, il premier olandese, quello spagnolo e quello della Repubblica Ceca, gli hedge fund sono stati chiamati in causa tra i maggiori imputati dell’attuale disastro finanziario.

In particolare sono state proposte norme rigorose per imporre una più stringente regolamentazione, compresi una maggiore trasparenza e la sottomissione alle autorità di controllo. Di fatto questo sarà uno dei principali punti di cui verrà chiesta l’approvazione al summit del G20 di Londra in calendario il prossimo 2 aprile.

Ora ben venga una maggiore regolamentazione, ma sono davvero gli hedge fund responsabili della profondità di questa crisi? Che fossero presenti sulla scena del delitto, comprando e vendendo titoli tossici, è provato, ma sicuramente il loro ruolo è stato minore di quello delle “regolamentate” banche americane ed europee.

Naturalmente molti hedge fund sono stati chiusi negli ultimi sei mesi, ma nessuno di essi ha mancato di restituire alle banche i prestiti ricevuti. Non ce n’è stato un sol caso. E allora? Allora quale occasione migliore di questa crisi per mettere le mani sul malloppo?