Problemi informatici

Leggiamo da un comunicato, datato 12 marzo, delle organizzazioni sindacali della Nuova Banca Antonveneta, gruppo Monte Paschi Siena:

busta paga: abbiamo nuovamente ribadito alla Delegazione Aziendale che non è più accettabile che la Banca non sia in grado di erogare le giuste retribuzioni ai dipendenti. Il 27 del mese si è da tempo trasformato in una sorta di lotteria dove purtroppo nessuno vince. Non è più ammissibile che ai lavoratori vengano sottratte mensilmente parti importanti del salario in quanto la procedura stipendi non è in grado di “catturare” indennità di sostituzione, di mansioni superiori, di turno, premi di fedeltà e quant’altro. A questo punto non ci sono più giustificazioni! L’Azienda non può non assolvere compiutamente la sua principale obbligazione verso i lavoratori, e quindi deve mettere in campo ogni soluzione possibile, non escluso il caricamento manuale dei dati e/o anticipazioni, atte a superare definitivamente il problema.

Una Banca che fa Banca dal 1472 non dovrebbe sentirsi a disagio nel rinverdire l’epoca dei monaci amanuensi.

Autogol: Tfr in libera uscita

Anche il Sole 24 Ore entra a far parte della schiera dei mezzi d’informazione che mettono il gruppo Monte Paschi Siena “al centro di attenzioni mediatiche strumentali ed interessate”?

Evidentemente anche le mie (vedi qui e qui) non erano farneticazioni se persino il quotidiano della Confindustria solleva oggi, nell’inserto Plus24, una serie di legittimi dubbi sul “bizzarro” accordo tra Mps e Sindacati per l’utilizzo del Tfr ai fini dell’acquisto di azioni Mps, scrivendo che

Investire sino al 100% del trattamento di fine rapporto (Tfr, più noto come liquidazione) in titoli della propria azienda? Gli oltre 30mila dipendenti attivi del gruppo Monte Paschi Siena possono, grazie all’accordo tra azienda e sindacati varato il il 29 gennaio […]

[…] per tutto febbraio i lavoratori potranno acquistare azioni Mps sul mercato e tramite gli uffici della banca, investendo fino al 100% della liquidazione accantonata e disponibile, anche con più ordini di Borsa, in giornate diverse e senza vincoli di lock-up (vincolo a non vendere, n.d.r.)[…]

[…] A disposizione dei dipendenti ci sono 590 milioni: un “volume di fuoco” teorico pari a più di un decimo della capitalizzazione di Borsa.

I Sindacati plaudono… ma i dubbi sono tanti: investire l’intero Tfr su un solo titolo segue le regole Mifid sui rischi? Con gli ordini gestiti in proprio, l’azienda distinguerà tra “buoni”, che investono di più nel titolo di casa, e “cattivi” che non comprano nulla? La Consob è stata avvisata?

Di certo si sa che dal 2 al 12 febbraio l’azione Mps ha visto la media dei volumi quotidiani balzare a poco meno di 26 milioni di titoli dai 10 milioni per seduta di gennaio, mentre la media dei corsi di febbraio ha subito un tracollo del 21% su quella di gennaio.

A titolo di paragone, nello stesso periodo il titolo Intesa Sanpaolo ha segnato un calo dei volumi del 15% ma il corso ha perso solo il il 3,8%, Unicredit ha registrato volumi medi in crescita del 7% mentre i prezzi sono calati del 13,7%. In attesa del consuntivo dell’operazione, le cifre sembrano confermare che la mancanza del lock-up si fa sentire.

Il Tfr pare dunque solo in transito sul titolo: era questo il “coinvolgimento” atteso dai dipendenti del Monte?

Fin qui il Sole 24 Ore. Ora attendiamo risposte adeguate da chi è chiamato in causa, sperando che non siano sempre come le performance di Beaker che riproponiamo a furor di popolo.

Accordi a perdere

Mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa. Mi devo cospargere il capo di cenere. Si anche Perestroika può sbagliare, soprattutto quando si dimentica che la realtà supera spesso la fantasia.

Non avendo notizie dettagliate sulla possibilità data al personale del Monte Paschi Siena di utilizzare il 100% del trattamento di fine rapporto per l’acquisto di azioni Mps avevo creduto che questa facilitazione fosse regolamentata come negli altri precedenti che, da che mondo è mondo, prevedono solitamente l’acquisto di azioni emesse dalla banca ad un certo prezzo con il vincolo della loro non negoziabilità per un certo periodo di tempo.

Invece no, mi sbagliavo: l’acquisto avviene sul libero mercato e, se si vuole, è possibile rivendersi i titoli immediatamente monetizzando definitivamente l’importo del TFR.

Non vorrei essere critico ad ogni costo ma mi sfuggono due cose. Il Monte Paschi ne ha tratto un vantaggio? Non credo, anzi, ha ridotto le sue disponibilità di qualche milione di euro e se fossi nei panni di un azionista mi incazzerei. E il Sindacato cos’ha da rullare i tamburi? Credevo fosse una sua propensione favorire la previdenza integrativa e non invece il rischio, spacciandolo per “partecipazione”.

Così parlò il sindacato del Monte Paschi Siena

“Il Consiglio di Amministrazione della Banca Monte dei Paschi di Siena nella seduta di giovedì 29 gennaio ha approvato un rapporto che consente ai dipendenti del Gruppo di utilizzare il TFR residuo per l’acquisto di azioni della Banca. E’ una decisione condivisa e anzi da noi più volte sollecitata, in quanto consente ai lavoratori di poter usufruire a questo scopo di una quota di salario differito altrimenti utilizzabile solo per i fini previsti dalla legge.” Letto e sottoscritto: i sindacati del Monte Paschi Siena.

Sarebbe questa la giusta risposta alle attenzioni mediatiche strumentali ed interessate? Meglio per i fini del Monte Paschi che per quelli previsti dalla legge? Un’ultima domanda: quanti lavoratori in difficoltà finanziaria si precipiteranno a dare fondo alla liquidazione per comprare a 1,15 e magari rivendere a 1 euro ( o anche, chissà, a 0,50) per poter estinguere comunque il proprio debito con la Banca? Est modus in rebus e purtroppo siamo anche in tempi un pò sospetti. But the show goes on.

Tutto bene madama la marchesa?

Giustamente le organizzazioni sindacali di Antonveneta si preoccupano delle “innumerevoli problematiche esistenti nelle varie realtà geografiche”, dei “gravi disagi e difficoltà fra i colleghi, che quotidianamente devono affrontare condizioni lavorative difficili e mutevoli”, degli “sportelli avanzati”, degli inquadamenti, dei “notevoli ritardi con cui vengono erogati gli assegni relativi al TFR ed al sostegno al reddito” e, dulcis in fundo, anche se non sembra ci sarà molta trippa per gatti, del sistema premiante.

Fanno il loro mestiere. Ma c’è qualcuno che si preoccupi, soprattutto tra i loro colleghi del Monte Paschi Siena, del destino di questo gruppo bancario? La nave ormai senza più vele al vento sembra arenata tra le secche e gli scogli della crisi. Ci si preoccupa giustamente di turare le falle e di far galleggiare alla bell’e meglio l’imbarcazione. Ma quale futuro e quali prospettive attendono il suo equipaggio? C’è un capitano che conosca la rotta e sappia come rimettere le vele al vento? Oppure tutto va bene così madama la marchesa? Quel che si ode è solo un balbettio…