Continua lo sciopero dei consumatori

Dopo un’apertura positiva ieri Wall Street ha virato verso il rosso trascinata in territorio negativo da manovre sulle valute che hanno visto rafforzare il dollaro e scendere il prezzo delle materie prime e del petrolio. Non estraneo alla discesa del Dow Jones sotto la linea Maginot dei 10.000 punti, il crollo di Bank of America che è arrivata a perdere nel corso della seduta oltre il 5 per cento.

E’ successo che i vertici della banca vorrebbero restituire almeno una parte dei fondi ricevuti attraverso il TARP per sfuggire alle stringenti misure anticipate nei giorni scorsi dallo Zar degli stipendi, Kenneth Feinberg, – nominato dal Tesoro appunto per porre dei limiti ai bonus dei dirigenti delle banche che hanno ricevuto aiuti governativi – ma stanno trovando ostacoli da parte del Tesoro, della Fed e della FDIC in quanto la restituzione anche di una parte dei fondi lascerebbe, secondo le autorità, la banca sottocapitalizzata e a rischio fallimento rispetto ad un’eventuale deterioramento delle condizioni del mercato.

Ma perchè il mercato reagisce così punitivamente nei confronti del titolo? Diciamola tutta. Il sospetto è che pur di aggirare lo Zar degli stipendi ed elargire bonus oltre i limiti stabiliti, BofA restituisca comunque almeno 40 miliardi (rastrellati nell’ultimo trimestre) e che quindi sia costretta a ricapitalizzarsi attraverso un aumento di capitale che diluirebbe notevolmente le quote degli azionisti. Comunque sia il fatto che le autorità di controllo rimangono con il fucile puntato sui giganti del credito è una conferma in più che la crisi finanziaria non è affatto ancora scongiurata.

Alla continua ricerca di conferme che il peggio è passato oggi invece i soliti ottimisti hanno salutato con un coro di evviva i dati sui prezzi delle case. L’indice S&P Case-Shiller infatti ha mostrato che i prezzi nelle 10 maggiori aree metropolitane sono scesi in Agosto del 10.6% rispetto all’anno precedente ma sono cresciuti del 3% rispetto a Luglio. Comparati con i dati del mese precedente solo Charlotte, Cleveland e Las Vegas hanno registrato una diminuzione.

Nessuno dice apertamente che anche questa è una mini-bolla creata artificialmente dalla Fed e dal governo. L’aumento mese su mese sconta infatti una ripresa della domanda stimolata dal credito di imposta fino a 8 mila dollari concesso dal governo a chi acquista un’abitazione come prima casa, dalla possibilità di dedurre dalle tasse gli interessi pagati sul mutuo e perchè, nonostante tutto quel che è avvenuto, si continuano a erogare mutui, concessi sotto il programma governativo, a soggetti senza reddito e privi di altre garanzie. Insomma Fed e governo hanno messo in piedi anche loro un gigantesco schema Ponzi.

Purtroppo il trucco funziona solo in parte e in misura davvero ridotta, come dimostrano i dati asfittici, e presto arriverà il momento della verità perchè continuano ad essere assenti quelli che dovrebbero far funzionare il giochino, ovvero i consumatori, che in questo momento non si indebitano e anzi cercano di pagare i propri debiti, risparmiano e non spendono.

Segnale forte in tal senso viene dai dati mensili pubblicati sempre oggi dal gruppo di ricerca Conference Board che misurano l’indice di fiducia dei consumatori americani, passato questo mese a 47.7 dai 53.4 punti di Settembre. Come recita il Wall Street Journal:

“Consumers’ assessment of present-day conditions has grown less favorable, with labor market conditions playing a major role in this grimmer assessment,” said Lynn Franco, director of the Conference Board Consumer Research Center.

Consumers were less optimistic about the current employment situation. The percentage who think jobs are “hard to get” rose to 49.6% from 47.0% in September and those thinking jobs are “plentiful” fell to 3.4% from 3.6%.

The employment outlook also grew darker. The percentage of consumers expecting more jobs in the months ahead fell to 16.3% from 18.0% in September while those expecting fewer jobs rose to 26.6% in October from 22.9%.

The unexpected drop in consumer confidence raises uncertainty about future consumer spending.

L’inaspettata caduta nella fiducia dei consumatori fa crescere l’incertezza circa la loro futura spesa. Già, lo sciopero continua.

La pelle dell’orso

Le dosi massicce di droga e ottimismo immesse nei mercati sembrano svanire lentamente. In questi giorni fanno irruzione ancora dati macroeconomici che smentiscono gli annunci trionfali di banchieri centrali e capi di governo che davano per morta e sepolta la recessione. Qualcuno si è venduto la pelle dell’orso prima di averlo ucciso. Per noi non è una sorpresa. In questo mondo incantato ogni tanto la realtà si prende le sue rivincite.

Ieri erano arrivati i dati sulla fiducia dei consumatori, più debole di quanto previsto dagli economisti. Oggi è stata la volta del Chicago Purchasing Manager’s Index che mostra un declino al 46,1% in Settembre delle attività produttive, ben al di sotto dei 50 punti di Agosto che è il livello minimo dell’indice che segnala un’espansione delle attività.

Gli analisti si aspettavano che l’indice continuasse a migliorare, a 52 punti, ma la realtà dei numeri li ha risvegliati dal loro delirio: la recessione non è terminata, nonostante i dati rettificati (manipolati direi io) del Dipartimento del commercio raccontino che l’economia si è contratta nel secondo trimestre ad un tasso annuale dello 0,7%, meglio dell’1% atteso. Ma non è forse vero che di rettifica in rettifica si può lastricare il mondo di dati truccati?

Per finire sono in arrivo, Venerdì, i dati del Dipartimento del Lavoro sull’occupazione, ma già sono disponibili quelli forniti da un Istituto indipendente, Automatic Data Processing and Macroeconomic Advisors, che annuncia la perdita di 254.000 posti di lavoro in quest’ultimo mese, più dei 240.000 attesi dagli economisti.

E se non vi basta leggete questa intervista a Robert Shiller, il quale prevede 5 anni (diconsi cinque) di prezzi stagnanti nel settore immobiliare. Per fortuna che il peggio è passato.

Le case crollano, le borse volano

Oggi sono stati resi noti i dati Shiller sui prezzi delle case negli Stati Uniti e sono peggiori di quanto si aspettassero gli economisti: nel primo trimestre del 2009 la diminuzione è stata del 19,1% rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente. Il peggior risultato da 21 anni a questa parte. Wall Street si consola con la crescita della fiducia dei consumatori nella ripresa e festeggia con un +2 e rotti per cento.

Domani avremo i dati sulle case esistenti e dopodomani quelli delle nuove costruzioni. A questo punto chi scommette sulle borse in crescita deve solo sperare che siano negativi e al di sotto delle attese? O meglio andare direttamente al Casinò?

Sotto, due grafici da Calculated Risk. Nel primo viene comparato l’indice Case-Shiller Composite 10 NSA con lo scenario previsto dagli stress test svolti dal Tesoro americano. Il secondo registra i picchi del declino dei prezzi nelle diverse città inserite nell’indice Shiller. Cliccate sulle immagini per ingrandirle.