Dopo i fumi di Londra

E’ andata come visto e previsto. Un contentino ad Obama e Brown (più soldi al FMI, buona parte dei quali erano già stati stanziati) e uno a Sarkozy e alla Merkel (la lista dei paesi canaglia ma senza le nuove regole, per quelle si vedrà), tanto per non dichiarare il fallimento del vertice e per permettere ai mezzi d’informazione di farci credere che il vertice si è concluso con un grande accordo. In realtà un accordo piccolo piccolo che ha sancito le divisioni e che ha prodotto decisioni solo su aspetti secondari, tutto meno quello che serviva veramente. Non un punto di svolta ma comunque meglio che niente. Alla fine il vertice verrà ricordato soprattutto per la gaffe di Berlusconi che ha fatto arrabbiare persino la compassata regina Elisabetta!

Ora però non ci resta che sperare non si avverino le previsioni del LEAP che purtroppo, finora, ha sempre indovinato quel che sarebbe successo.

2. verso una crisi fuori controllo lunga un decennio

Aprile-Luglio 2009: Il G20 non è in grado di avviare una alternativa al sistema monetario internazionale attuale.

  • Conflitti tra i nuovi piani di salvataggio e le nuove regolamentazioni
  • Adozione di mezze misure e compromessi che incoraggiano la perdita di fiducia del pubblico
  • Fallimenti di grandi aziende USA
  • Nazionalizzazione delle banche USA con effetto domino in Europa e Asia
  • Impossibilità del governo inglese di finanziare il suo debito se non con la Banca d’Inghilterra
  • Crollo della Sterlina e intervento del FMI e dell’UE per evitarne il default

Agosto-Ottobre 2009

  • Competizione frontale USA-EU-Asia per attirare i risparmi non più sufficiente a finanziare i deficit pubblici
  • Incapacità e mancanza di interesse ad acquistare buoni del tesoro USA creati per finanziare il debito americano esponenziale da parte di Cina, Giappone e monarchie dei paesi produttori di petrolio
  • Acquisto dei buoni del tesoro americani da parte della FED e crollo del dollaro.
  • Default del sistema finanziario americano, governo compreso
  • Crescita della disoccupazione in tutto il mondo

Novembre 2009 – Marzo 2010: in mancanza di una agenda comune, è impossibile convocare un nuovo G20

  • Disoccupazione al 20% in USA
  • Disordini quotidiani in Cina da parte dei lavoratori immigrati
  • Elezione di un governo socialista in Giappone
  • Manifestazioni quotidiane nelle principali città europee
  • Crollo del gettito fiscale in USA, molti stati (Texas e California per esempio) rifiutano di inviare la quota fiscale a Washington
  • Moltiplicazione di attacchi su obiettivi federali negli USA, lanciati dai militanti di estrema destra
  • Avvio del ritiro delle truppe americane da più della metà delle basi all’estero per tagli di budget
  • Disastro del tessuto economico globale (linee di produzione interrotte dai fallimenti dei principali fornitori)

Aprile 2010 – Aprile 2014:

  • Mancanza di cibo, medicine, pezzi di ricambio, energia in numerose aree del globo
  • Caduta del 30% del PIL americano e del 50% dello standard di vita americano rispetto al 2008
  • Conflitti a fuoco negli USA
  • Erosione della frontiera a sud degli USA
  • Rischio secessione da parte dei singoli stati USA, tentazione di compiere azioni militari contro di loro da parte del governo federale
  • Completamento del ritiro delle truppe dall’Europa
  • Creazione dell’Unione Sudamericana su iniziativa di Brasile, Venesuela, Peru e Argentina
  • Stato di emergenza in Russia per preservare l’integrità nazionale, divisione dell’Ucraina
  • Migrazione di massa dall’Africa all’Europa
  • Riduzione dello standard di vita del 20% in EU rispetto al 2008
  • Colpi di stato fondamentalisti nei paesi arabi, produttori di petrolio compresi
  • Gravissima crisi economica in Israele, che decide di attaccare le installazioni nucleari iraniane
  • Caduta della produzione petrolifera per mancanza di investimenti
  • Maggioranze di estrema destra vincono le elezioni europee nel 2014 con lo slogan “Europa agli Europei”
  • Creazione dell’Unione Asiatica, firma di accordi speciali con gli stati americani che si affacciano sul pacifico.

2014 – ….

  • Nelle nazioni-giocatori principali, salgono al potere i leader che decidono di giocare il nuovo Gioco: “Vince il più forte”.
  • Ad un secolo dalla prima guerra mondiale, il mondo assomiglia molto all’Europa del 1914.

tratto da Informazione Scorretta

L’inizio della fine

I nostri mezzi d’informazione, occupati ogni giorno a deviare l’attenzione dell’opinione pubblica su argomenti graditi al manovratore (emigrazione clandestina, stupri, ronde, sicurezza, testamento biologico, scioperi selvaggi, etc.) non danno lo spazio e la rilevanza che meriterebbe alla catastrofe economica che imperversa sull’Europa e sul nostro paese.

Allora, per trovare notizie del summit di ieri a Bruxelles bisogna andarsi a leggere gli articoli sulle ultime battute di Berlusconi che, tra una barzelletta e l’altra, ha partecipato anche al vertice. Così fra le righe si riesce a capire che la riunione, convocata d’urgenza ed emergenza dal primo ministro della repubblica ceca, nonchè presidente di turno del Consiglio Europeo, Mirek Topolánek, è stata perfettamente inutile e si è conclusa, come sempre, con un nulla di fatto.

L’Agenda dei lavori comprendeva principalmente due argomenti: lotta al protezionismo e un piano di aiuti per i paesi dell’Est sull’orlo della bancarotta. Al primo dei due punti, sotto accusa gli aiuti di Nicolas Sarkozy all’industria automobilistica francese a condizione di lasciare la produzione in Francia, condizione che danneggia la Slovacchia e altri paesi dell’Europa centrale.

Ebbene scagli la prima pietra chi è senza peccato. Soprattutto se siede tra i primi quattro paesi d’Europa. Così sull’argomento si è glissato se non per riaffermare genericamente nel documento conclusivo che i paesi membri sono contro il protezionismo. Salvo fare comunque i propri comodi tra le mura domestiche. Come altro leggere anche questa strana e fortuita sequenza di coincidenze: lo Stato tedesco acquisisce una quota della Opel; la Opel vende una delle sue fabbriche in Germania alla Daimler, e la Daimler cancella il suo progetto di costruire una nuova fabbrica in Ungheria?

Ungheria che fa anche le spese del cambio di rotta della Merkel che pure aveva lanciato qualche giorno fa l’idea di un piano di aiuti per i paesi dell’Europa orientale e centrale. Non se ne fa nulla, salvo esaminare qualche singolo caso. La scelta di intervenire “caso per caso” vuol dire rinunciare ad una politica organica e comune lasciando i singoli paesi in difficoltà alla mercè delle diverse volontà e dei differenti interessi, riguardo alla loro esposizione e al loro debito, dei paesi più forti. Ma significa soprattutto un utilizzo col contagocce dei fondi e quindi nessuna possibilità di invertire la spirale recessiva.

E proprio la Cancelliera tedesca è stata la principale affossatrice della richiesta del primo ministro ungherese che ha proposto un pacchetto di salvataggio di 190 miliardi di euro avvertendo che senza questi aiuti calerebbe una nuova cortina di ferro tra Est ed Ovest. Evidentemente i grandi d’Europa sono convinti ognuno di stare meglio e di poter subire meno danni dell’altro dall’incombente crack finanziario dei paesi dell’Est europeo, e magari anche di guadagnarci qualche vantaggio.

Ripensandoci, questa volta il Summit non si è risolto con un nulla di fatto. Questa riunione potrebbe aver infatti rappresentato l’inizio dello sgretolamento dell’Euro-zona e persino dell’Unione Europea stessa. Sicuramente rappresenta il punto di non ritorno della crisi economica, il momento in cui il limite estremo dell’attuale crisi è diventato insormontabile e non sarà più possibile tornare indietro.

P.S.
Chi ritiene sbagliato aiutare i paesi dell’Europa dell’Est può leggersi il mio post Vento dell’Est per capire quali potrebbero essere le ripercussioni di una loro bancarotta.