Regolamentazione, anche la Svezia scende in campo

La Svezia proprio nel giorno in cui inizia il suo semestre alla presidenza dell’Unione Europea si schiera in difesa degli hedge fund e delle società di private equity, entrando a gamba tesa nel dibattito sulle riforme del settore finanziario, fortemente volute da Francia e Germania.

«C’è un timore eccessivo che i fondi di private equity portino con sé rischi esagerati – ha affermato il ministro delle finanze di Stoccolma Mats Odell – . Ma a scatenare la crisi non sono state né le società di private equity né gli hedge funds. In alcuni Paesi, tuttavia, il dibattito politico ha dipinto questi ultimi come la causa del problema. Non intendo dire che i fondi private equity e gli hedge non vadano regolati ma ritengo che il nostro obiettivo sia quello di regolamentare il settore, non quello di ucciderlo».

La presa di posizione di Stoccolma sancisce definitivamente la prevista spaccatura creatasi in Europa tra i sostenitori della linea dura, Germania in testa, e i promotori di una regolamentazione più leggera guidati idealmente dalla Gran Bretagna. In un discorso pronunciato a Berlino, il ministro delle finanze tedesco Peer Steinbrück ha apertamente accusato Londra di voler opporre resistenza ai propositi regolamentari dell’Unione nel timore di veder scemare la sua posizione di leadership nel mercato finanziario continentale.

Ma come stanno veramente le cose? Scrivevo in tempi meno sospetti, il 25 febbraio scorso (La banda degli onesti), in occasione di un vertice a Berlino in cui gli hedge fund furono chiamati in causa come tra i maggiori imputati dell’attuale disastro finanziario:

Ben venga una maggiore regolamentazione, ma sono davvero gli hedge fund responsabili della profondità di questa crisi? Che fossero presenti sulla scena del delitto, comprando e vendendo titoli tossici, è provato, ma sicuramente il loro ruolo è stato minore di quello delle tanto “regolamentate” banche americane ed europee.

Naturalmente molti hedge fund sono stati chiusi negli ultimi sei mesi, ma nessuno di essi ha mancato di restituire alle banche i prestiti ricevuti. Non ce n’è stato un sol caso. E allora? Allora quale occasione migliore di questa crisi per mettere le mani sul malloppo?

Il Piano Regolatore

Il Regulatory plan del duo Geithner-Summers, la Grande Riforma dei mercati finanziari, è riuscito a scontentare sia i sostenitori che gli avversari del Presidente americano che pure ha deciso di spenderci in prima persona la sua autorevole faccia. Secondo Barry Ritholtz, che si schiera al centro, tra i pragmatici, lo spropositato tomo di oltre ottanta pagina si distingue per il gran numero delle mezze misure e l’assenza di quelle che sarebbero state necessarie per prevenire il ripetersi della crisi.

Some very obvious omissions from the plan include:

1) No major changes for the ratings agencies!

This is a giant WTF from the White House. It implies that the team in charge STILL does not understand how the problem occurred.

The ratings agencies are not the only bad actors, but they are a BUTFOR – but for the rating agencies putting a triple A on junk paper, many many funds could not have purchased them, the number of mortgages securitized would have been much less, the insatiable demand on Wall Street for mortgage paper would have also been much lower.

Why is this important? If mortgages originators couldn’t sell a mass amount of loans, they would not have had the need to give a mortgage to anyone who could fog a mirror — and that means no Liar Loans, no NINJA loans, and no huge subprime debacle.

Better Solution: Take apart the ratings oligopoly! Eliminate the Pay for Play/Payola structure. Strip Moody’s S&P and Fitch from their uniquely protected status — they have proven they are neither worthy nor competent. Open up ratings to competition –including open source.

2) Turn Derivatives into Ordinary Financial Products: The Obama team does a series of minor steps for Derivatives, but they don’t go far enough.

Better Solution: Force derivatives to be traded like option/stocks, etc. (including custom one off derivatives) Trade them only on Exchanges, full disclosure of counter-parties, transparency and disclosure of open interest, trades, etc. REQUIRE RESERVES LIKE ANY OTHER INSURANCE PRODUCT.

3) If they are too big to fail, make them smaller.”

That is the famous quote from Nixon Treasury Secretary George Shultz, and it applies to the banks as well as insurers, Fannie & Freddie, etc.

We have a situation where 65% of the depository assets are held by a handful of huge banks – most of wom are less than stable. The remaining 35% is held by the nearly 7,000 small and regional banks that are stable, liquid, solvent and well run.

Better Solution: Have real competition in the banking secrtor. Limit the size fo the behemoths to 5% or even 2% of total US deposits. Break up the biggest banks (JPM, Citi, Bank of America)

4) The Federal Reserve, Despite its Role in Causing the Crisis, Gets MORE Authority:

Under Greenspan, the Fed did a terrible job of overseeing banking, maintaining lending standards, etc. Why they should be rewarded for this failure with more resposibility is hard to fathom. Yet another example of rewarding the incompetent.

Better Solution: Have the Fed set monetary policy. They should provide advise to someone else — like the FDIC — who haven’t shown gross incompetence.

5) Require leverage to be dialed back to its pre-2004 levels. Have we even eliminated the Bears Stearns exemption yet? This was a 2004 SEC decision to exempt five biggest banks from the mere 12 to 1 prior levels. Note that all 5 are either gone, acquired or turned into holding companies.

Better Solution: 12-to-1 should be enough leverage for anyone . . .

6) Restore Glass Steagall: The repal of Glass Steagall wasn’t the cause of the collapse, but it certainly comntributed to the crisis being much worse.

Better Solution: Time to (once again) separate the more speculative investment banks from the insured depository banks.

All of which suggests that the status quo preserving, sacred cow loving, upward failing duo of Lawrence Summers and Tim Geithner are still in control of economic policy. The more pragmatic David Axelrod and the take-no-prisoners, don’t-give-a-shit-about-Wall Street Rahm Emmanuel have yet to assert authority over the finance sector.

Non così demolitorio il giudizio di Paul Krugman che pur avanzando riserve dello stesso tenore si salva in corner con un bel “molto meglio che niente”. Per quel che mi riguarda e per quel che può contare la mia opinione avrete capito che sono convinto che il piano è destinato a fare la fine della spazzatura e che comunque ci penserà la invincibile lobby dei banchieri di Wall Street e dintorni a svuotarlo di quel poco di significativo che contiene attraverso gli emissari che siedono al Congresso.

Il grande inganno

Fu del mondo, ad ogni tratto,
lo spavento e la paura;
fu per lui la gran ventura
morir savio e viver matto.

Annunciata con grande enfasi dall’amministrazione Obama e dai media di tutto il mondo arriva la Grande Riforma dei mercati. Vista la fine fatta da altre regole, come quelle che condizionavano l’utilizzo dei fondi del TARP o altri grandiosi piani mai attuati come il PPIP (quello che ci avrebbe dovuto liberare dei titoli tossici delle banche americane) lasciatemi accogliere con un certo scetticismo questa nuova versione del campo dei miracoli del premiato duo Geithner-Summers, il Gatto e la Volpe, ormai sempre più rassomiglianti a Gianni e Pinotto.

In attesa che le nuove regole vengano smontate, svuotate e liquidate dalle pressioni della invincibile lobby dei banchieri di Wall Street e dintorni e che Obama sia costretto a fare l’ennesima retromarcia venduta come un radioso successo, si scatena il classico teatrino di analisi, commenti, pareri pro o contro, critiche, suggerimenti, idee bislacche. Questa volta non mi farò irretire dall’abile strategia fumogena di chi vuol fare finta di cambiare tutto per non cambiare nulla.

Non mi iscriverò al dibattito, non farò il loro gioco, non perderò il mio tempo dietro l’ombra di fantasmi che scompaiono alla prime luci dell’alba. Seguirò comunque le mirabolanti avventure di Don Chisciotte della Mancia e Sancho Panza che fingono di lottare contro i mulini a vento. Aspetteremo il G8, il parere della Merkel e Sarkozy. Aspetteremo la prossima ondata della tempesta perfetta. Tra qualche mese, forse, staremo ancora qui a parlare del grande inganno e la montagna finalmente potrà partorire il suo topolino.

Update
A volte le rivoluzioni culturali si fanno proprio perchè nulla cambi. Che altro fu la più famosa di tutte, quella di Mao, se non il modo di rafforzare il controllo e il dominio del partito comunista sulla società cinese? L’apparato economico-finanziario americano aveva bisogno di qualcuno che controllasse le masse dei futuri diseredati, i milioni di disoccupati, quelli che avrebbero perso casa e lavoro, i contribuenti incazzati per essere chiamati a ripianare i debiti dei banchieri. Chi meglio di un presidente di colore, liberal e capace di vendere un sogno? Purtroppo il nuovo, non a chiacchere e in retorica, si riassume tutto in una emblematica affermazione di Obama sulla situazione in Iran, “in fondo non sarebbe cambiato molto per noi se a vincere fosse stato l’altro candidato”. Tutto qui? Nulla da dire sull’eroica lotta per la libertà e la democrazia di milioni di cittadini iraniani? Niente da fare? A questo si è ridotto il sogno americano?