Virtus in medium est?

Tra chi teorizza più stimoli e quindi più spesa pubblica (come Paul Krugman) per non cadere in una ripresa senza occupazione (anticamera di una nuova e più profonda recessione) e chi terrorizza la gente con l’incubo del deficit pubblico e dell’inflazione e afferma la necessità da subito di una “exit strategy”, si colloca l’economista ed editorialista del Financial Times, Martin Wolf.

Il primo prende lo spunto dai verbali del board dei governatori della Federal Reserve in cui viene prevista una discesa della disoccupazione molto lenta — ancora sopra il 9% alla fine del 2010, sopra l’ 8% alla fine del 2011, intorno al 7% alla fine del 2012. L’inflazione nel frattempo viene prevista considerevolmente sotto il target della Fed, cioè sotto il 2%. Secondo Krugman quindi tra tre anni a partire da ora noi saremo ancora nella trappola della liquidità, con nessuna ragione per alzare i tassi sopra lo zero e la necessità di continuare una politica di quantitative easing e di espansione fiscale.

Martin Wolf non nasconde che un debito fuori controllo rappresenti un grave problema e che occorrerà fare qualcosa. Nondimeno ridurre nettamente i deficit adesso sarebbe sbagliato. È estremamente probabile infatti che farlo possa voler dire respingere le economie nella recessione, come accadde in Giappone negli anni 90. Cosa occorre fare allora? Continua a leggerlo qui.

Il “quantitative easing” chiaramente spiegato

Dalla pagina delle lettere al Financial Times

Egregio Direttore,

In una sonnolenta cittadina di villeggiatura europea, in una economia depressa e, pertanto senza turisti, c’è grande entusiasmo quando un facoltoso cliente russo appare nella reception dell’hotel locale, annuncia che ha intenzione di soggiornare per un lungo periodo di tempo e a garanzia lascia un banconota da 100 euro sul bancone chiedendo di poter vedere le camere disponibili.

Mentre al cliente russo vengono mostrate le stanze, l’albergatore prende la banconota da 100 euro e la gira al suo macellaio, che preme per essere pagato. Il macellaio, a sua volta, paga il suo grossista che, a sua volta, paga l’agricoltore che lo rifornisce.

L’agricoltore gira la banconota alla sua “amichetta” preferita alla quale deve 100 euro per i servizi resi. La donna, a sua volta, si precipita all’hotel per saldare il conto delle camere prese a credito.

Nel frattempo, il Russo ritorna all’ingresso, annuncia che le camere non sono soddisfacenti, riprende i suoi 100 euro e se ne va, e non fu mai più rivisto.

Non sono stati immessi nuovi soldi nell’economia locale, ma i debiti di ciascuno sono stati saldati. E’ questo il “quantitative easing”?

Eric Keetch,
London W4, UK

Zeru stimuli?

Abbiamo raggiunto il fondo della recessione, l’economia si sta riprendendo, non sono necessari ulteriori stimoli da parte delle banche centrali, questo il coro che proveniva dal Club sempre più numeroso degli inguaribili ottimisti. Perciò non erano attesi nuovi ritocchi dei tassi da parte di Bank of England e della Banca Centrale Europea nelle riunioni dei rispettivi board. E infatti i tassi che già sono molto prossimi allo zero sono rimasti invariati.

Ma che ti fa la Banca d’Inghilterra nella medesima riunione, a dispetto dei tanto sbandierati segni di ripresa dopo un lungo anno di recessione? Decide di iniettare altri 50 miliardi di sterline (circa 62 miliardi in euro) di denaro fresco acquistando ancora bond. Già perchè fino a Luglio aveva già inondato il mercato di denaro fresco per circa 125 miliardi di sterline e nessuno si aspettava questa ulteriore manovra di quantitative easing.

Evidentemente i bagliori di ripresa sono lucciole scambiate per lanterne e la situazione è molto meno rosea di quanto le borse facciano credere. La BOE resta preoccupata sullo stato del sistema bancario, e non è convinta che una ripresa sarà forte abbastanza da assicurare che l’obbiettivo di un tasso d’inflazione al 2% possa essere raggiunto senza ulteriori stimoli. E’ la paura di quella parola innominabile che richiama alla mente prospettive giapponesi, deflazione.

“La necessità per le banche di continuare a rimettere in sesto i propri bilanci sta probabilmente restringendo la disponibilità di credito e la precedente caduta di valore degli asset e gli alti livelli del debito potrebbero pesare sugli impieghi” dichiara la BOE nel comunicato stampa finale dimostrando di essere meno ottimista di molti ottimisti di professione.

A dispetto di tanti risultati migliori delle attese l’economia continua a navigare con forti venti contrari e siamo ancora molto lontani da una solida ripresa. Il credito alle imprese resta ancora molto debole così come gli spread sui tassi sono elevati, creando una seria minaccia ad ogni prospettiva di ripresa economica.

Una conferma che non è stato ancora toccato il fondo è arrivata oggi dai dati di luglio delle vendite al dettaglio negli Stati Uniti (vedi tabella), con un calo, questa volta, molto peggiore delle attese. Domani sarà la volta dei dati sul mercato del lavoro con la disoccupazione che, benchè in crescita frenata, galoppa ormai al 10%. Che farà la borsa, festeggerà perchè nel mese di luglio le nuove domande di sussidi di disoccupazione sono state 540 mila invece delle 560 mila attese dagli analisti?