La madre di tutte le bolle

I soliti ottimisti continuano a ripetere che la tendenza dei mercati azionari è ancora al rialzo. Sembra di essere tornati ai giorni che precedettero l’inizio della tempesta perfetta, come se questa fragile ripresa non fosse dovuta solo ai fiumi di liquidità immessi nel sistema attraverso gli interventi dei governi e delle banche centrali.

E come allora, se non inascoltata, almeno attutita, si alza la voce del Dottor Doom, al secolo Nouriel Roubini. A quanto pare nulla è cambiato, salvo il fatto che siamo seduti su una bolla ancor più gigantesca, creata proprio da quegli interventi.

Non chiedete più quando finirà la recessione

Non è certamente un bel quadro quello che esce dalla Newsletter settimanale di RGE Monitor, il team economico guidato da Nouriel Roubini. Le previsioni mostrano alcune luci ma le prospettive non sono tali da fare felici gli inguaribili ottimisti alle prese in questi giorni con i tonfi delle borse, spiegabili per loro come semplici storni e prese di profitto. Oggi la borsa di Shangai è arrivata a toccare una perdita di quasi il 5% a riprova che i mercati non sono molto convinti che la recessione sia finita, come televisioni, politici ed economisti allineati strombazzano ai quattro venti.

Secondo RGE Montor una serie di dati economici e finanziari hanno mostrato segni di miglioramento anche se gli indicatori macro sono ancora negativi, Il corso del deterioramento economico ha rallentato significativamente e dopo quattro trimestri di severa contrazione dell’attività economica è prevedibile ora che gli Stati Uniti mostrino una crescita positiva in termini reali del PIL nella seconda metà del 2009.

Ma attenzione, questo non significa che la recessione sia finita, come molti economisti sostengono. Invece tutte le variabili utilizzate dal NBER (National Bureau of Economic Research) per delimitare i periodi di recessione continueranno a contrarsi o a mostrare una crescita al di sotto dei normali standard medi. Secondo RGE le scelte di politica economica e altri fattori rafforzeranno la crescita del PIL, sebbene in via temporanea, nella seconda metà del 2009. Inoltre la forma della ripresa (sarà a V a U o a W?) ed altri fattori condizioneranno il miglioramento dei risultati dell’economia statunitense. Per RGE la crescita rimarrà ben al di sotto del suo potenziale nel 2010, mentre la ripresa sarà molto più vicina a quella a forma di U.

Alcuni dei cosiddetti “germogli verdi” osservati nell’economia negli ultimi mesi possono essere definiti germogli verdi solamente se comparati con il quadro economico che avevamo ad inizio dell’anno. La contrazione di alcuni indicatori, come la produzione industriale, è ancora comparabile alla recessione degli anni ’70 e ’80. Il rapporto di Luglio sull’occupazione ha mostrato “solo” 247.000 posti di lavoro in meno, cosa difficilmente spacciabile come germoglio verde in qualsiasi altra recessione del dopoguerra. Tuttavia, visto quanto gli Stati Uniti sono andati vicini ad entrare in una depressione, anche 250.000 posti di lavoro persi in un mese sembrano in grado di fare felici gli investitori.

Secondo RGE Monitor nella seconda metà del 2009, dopo che l’economia ha toccato il fondo di una contrazione record (la peggiore degli ultimi 60 anni), avverrano degli assestamenti, come una più lenta diminuzione delle scorte di magazzino, mentre le misure di politica economica come gli incentivi alla rottamazione daranno una spinta alla produzione di auto e alla spesa prodotta dalle altre misure di stimolo. Secondo RGE Monitor, questi fattori porteranno probabilmente il PIL in territorio positivo nel 3° trimestre del 2009.

Tuttavia la NBER probabilmente non dichiarerà finita la recessione fino alla fine del 2009 o all’inizio del 2010. Per di più, oltre la crescita del PIL, la NBER guarda ad altre quattro variabili quando dichiara una recessione: i reali redditi personali al netto della spesa sociale, la manifattura reale e le vendite all’ingrosso e al dettaglio, la produzione industriale e l’occupazione. Mentre tutti questi indicatori potrebbero dare risultati migliori nella seconda metà dell’anno rispetto al primo semestre probabilmente rimarranno in contrazione o registreranno una crescita al di sotto dello standard medio. Con il mercato del lavoro ora primario indicatore della ripresa nei consumi privati e dello sviluppo economico, i trend sui posti di lavoro influenzeranno in modo definitivo la dichiarazione della NBER.

L’assestamento delle scorte di magazzino terminerà per larga parte entro la metà del 2010 così come l’impatto dello stimolo. ma poichè la ripresa nella domanda privata sarà debole, rischierà di scivolare in una crescita anemica (ben al di sotto delle potenzialità) nel 2010, con il pericolo di una ricaduta nella recessione (double-dip recession, a forma di W). L’esaurimento della maggior parte delle misure di politica economica significherà che ci sarà poco spazio in futuro per stimoli fiscali e monetari addizionali. Le misure di politica economica che richiedono costi fiscali di lungo termine possono determinare solo stimoli temporanei alla crescita. Qualsiasi tipo di ripresa sostenibile in definitiva deve arrivare da una ripresa nella domanda privata, attraverso i consumi e gli investimenti, entrambi i quali verranno contratti da fattori strutturali.

Preceduta dalla crisi finanziaria, quella attuale è la più severa e prolungata recessione dagli anni ’30. Evitando la sofferenza a breve nel settore privato con la socializzazione delle perdite e incrementando il debito nel settore pubblico attraverso larghi deficit e accumulazione di debiti si determineranno costi a lungo termine e verranno forzati i consumi privati. I motori del precedente boom dei consumi, il settore edilizio e il credito facile rimarranno sotto pressione anche dopo che l’economia sarà uscita dalla recessione. Debolezze strutturali persisteranno. Fino a quando non troverà nuove fonti di crescita l’economia crescerà al di sotto delle potenzialità per diversi anni. Le potenzialità di crescita del PIL potrebbero anche ricevere un colpo, passando da una media di circa il 2,8% nel periodo 1997-2008 a circa il 2,25% nei prossimi anni. La crescita della produttività è stata temporaneamente difesa durante la recessione non grazie all’innovazione o agli investimenti produttivi, ma grazie a tagli aggressivi del lavoro e delle ore lavorate effettuati dalle imprese. Nei prossimi anni, la crescita della produttività rimarrà sotto pressione per l’invecchiamento dei lavoratori, aumenterà la disoccupazione strutturale, le professionalità diminuiranno, e gli investimenti e l’innovazione rallenteranno.

Tiramisù

Ovvero cosa succede quando le si provano proprio tutte per tirare sù un mercato tenuto artificialmente in vita manipolando dati e scorgendo germogli verdi anche tra le erbacce già bruciate dal sole infuocato di questa caldissima estate.

Giovedì scorso, nonostante il solito dato macroeconomico meno peggiore dello zero virgola zero rispetto a quanto previsto dal più pessimista degli analisti, le borse sino ad un’ora dalla chiusura erano in territorio negativo. Ecco allora i media accorrere in soccorso con una notizia che ha l’effetto di rianimare il moribondo: Nouriel Roubini, l’economista americano che per primo previde la crisi finanziaria e che è sempre stato scettico sulle possibilità di un superamento rapido della recessione, a quanto pare comincerebbe a vedere rosa.

A Roubini con un abile montaggio viene fatto dire in un’intervista apparsa sulla CNBC: «Credo di poter dire che abbiamo passato il momento peggiore, o per lo meno che siamo molto vicini all’inversione di tendenza. Sia in termini economici che finanziari le condizioni possono volgere al miglioramento, anche se la recessione continuerà fino alla fine dell’anno». Tutto rigorosamente virgolettato e ripreso anche da Bloomberg che sottolinea come le dichiarazioni di Roubini hanno contribuito a infondere ottimismo negli analisti e nel mercato, spingendo Wall Street al rialzo.

Peccato che non fosse vero niente, o meglio quelle frasi erano state estrapolate da un contesto dando loro un diverso significato. Tanto è vero che è dovuto intervenire Nouriel Roubini in persona con un comunicato stampa che ha rimesso le cose a posto e tutti i puntini sulle i.

Naturalmente le autorità di borsa si guardano bene dall’intervenire e dall’andare a vedere cosa stia succedendo in un mercato ormai ridotto a una bisca a cielo aperto e facilmente manipolabile dati i bassi volumi di scambio. Anche attraverso l’informazione, distorcendo dati e notizie come sta avvenendo per i risultati delle trimestrali o semplicemente ignorandoli come ad esempio il collasso delle esportazioni nei primi sette paesi industrializzati del mondo.

Gli stressanti stress test che non stressano per niente

Dopo i suoi colleghi di Wells Fargo, JPMorgan e Goldman Sachs che si sono avvicendati nei giorni scorsi, oggi è toccato al Chief Executive Officer di Citigroup, Vikram Pandit, presentare “utili al di sopra delle attese” per il primo trimestre 2009.

La recita è andata secondo copione. Anche Pandit non vede l’ora, dice, di restituire i soldi del Tarp. Non vede l’ora ma non dice, come d’altronde gli altri, nemmeno il giorno. Purtroppo anche per Citigroup, come per le altre big, non è tutto oro quello che luccica, e i dati pubblicati nella presentazione ci dicono che le perdite sui crediti stanno ancora rapidamente salendo, come mette in evidenza Calculated Risk con dovizia di grafici.

Anche Citi prima di rastrellare soldi sul mercato (e prima che la borsa crolli di nuovo)

It made sense to delay the launch of the exchange offer until we could tell the market exactly what the results of the stress test are.

Già, gli stress test che ho ribattezzato spot test (nel senso di spot pubblicitari) e che “devono servire a tranquillizzare il pubblico e non a scatenare il panico” (come ho scritto nel mio post di mercoledì) e i cui risultati saranno strombazzati, questa è l’ultima dichiarazione di un funzionario del Tesoro, il prossimo 24 Aprile.

Sicuramente non c’è il rischio di sorprese, e come potrebbe essere il contrario? Accorre a confortare questa mia battuta addirittura Nouriel Roubini, che almeno gli stress test vorrebbe prenderli sul serio, con un articolo dal titolo (e dal link) chilometrico e, questo sì, davvero stressante

Stress Testing the Stress Test Scenarios: Actual Macro Data Are Already Worse than the More Adverse Scenario for 2009 in the Stress Tests. So the Stress Tests Fail the Basic Criterion of Reality Check Even Before They Are Concluded.

I reali dati macroeconomici per il 2009 sono già peggiori di quelli che disegnano lo scenario più avverso negli stress test. I reali dati macro del primo trimestre per le tre variabili usate negli stress test – tasso di crescita, tasso di disoccupazione e svalutazione del prezzo delle case – sono già peggiori di quelli che stanno alla base dello scenario previsto dalla FDIC e ancor peggiori di quelle per il più avverso degli scenari per il 2009. Perciò gli stress test sono falliti prima ancora di essere terminati. Parola del Dottor Doom.

Update: “Eliminando dal proprio orizzonte esistenziale una cosmicità sgradevole, inquietante e stressante, l’uomo consegue così una omeostasi psichica che lo fa vivere meglio, alimentando l’ottimismo e la speranza anziché il turbamento e la disperazione” (da Wikipedia). E’ l’interessante chiave di lettura che ci fornisce Phastidio.net a proposito dei risultati di Citigroup ma che potrebbe essere validamente applicata a molti dei soggetti finanziari e istituzionali che oggi sembrano vivere in un rassicurante universo parallelo, diverso da quello in cui vive il resto dell’umanità.

Nouriel Roubini e la luce in fondo al tunnel

Nouriel Roubini, alias Dr.Doom, in una nuova intervista rilasciata alla CNBC, sostiene che il tasso di contrazione dell’economia nel corso del 2009 rallenterà dal -6% del 1 ° trimestre ad una cifra più vicina al -2% ma l’anno prossimo la ripresa economica sarà così debole – crescita sotto l’1% e tasso di disoccupazione a un massimo del 10% – che ancora sarà percepita come una recessione, anche se potremmo essere tecnicamente fuori di essa. Quindi, rispetto all’opinione generale che vede la crescita al 2% nel 3° e 4° trimestre di questo anno e tornare ad una potenziale crescita entro il 2010, le previsioni del Dr.Doom sono più coerentemente orientate al ribasso.

Tuttavia, rispetto alla forte contrazione negli Stati Uniti e alla crescita globale nel 1 ° trimestre di questo anno (circa -6%) il tasso di contrazione economica rallenterà a -2% per gli Stati Uniti e le altre economie avanzate entro la fine dell’anno. Questo è solo un lieve miglioramento e ancora una severa recessione a forma di U con un debolissimo e timido recupero entro il 2010. Nota bene: ci può essere la luce alla fine del tunnel… ma non così presto e velocemente come fa credere la generale opinione rialzista.

Qui sotto, il video dove l’economista tocca anche molti altri argomenti, dalle banche al mark to market.

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False speranze

Anche se a volte non sembra, non faccio parte del partito dei catastrofisti e dei pessimisti, anzi sono un ottimista per natura. Ma so anche che con il solo ottimismo non si va da nessuna parte e che in economia le cose non vanno meglio se ci sforziamo con mille appigli di piegarle ai nostri desideri.

Così oggi, come ieri e come anche qualche mese fa, c’è sempre qualcuno che vede segnali di ripresa in alcuni dati non così negativi come si attendevano gli analisti. Normalmente sono quegli operatori economici, a vario titolo, che non hanno capito che questa crisi non è una crisi come le altre ma è una crisi di sistema e che non bastano le solite ricette per superarla.

Nè le banche centrali, nè i governi, pur avendo immesso nel sistema migliaia di miliardi hanno aggredito al cuore il problema. Si sono limitati a iniettare nel paziente dosi massicce di droga che abbassa la febbre ma non guarisce e non cura le cause della orribile malattia. Le condizioni che hanno determinato la tempesta perfetta sono ancora lì, intatte.

Un sistema costruito su una crescita finanziaria sempre più globale, fondata sulla moltiplicazione infinita del debito e su consumi senza limiti da una parte e dall’altra un progressivo impoverimento della maggioranza della popolazione che per consumare aveva sempre più bisogno di fare mutui, prestiti e nuovi debiti. I ricchi sempre più ricchi e il resto dell’umanità o a vivere al di sopra delle proprie possibilità o a produrre nei paesi emergenti e del terzo mondo sottocosto e morendo di fame. Una bolla di sfruttamento e schiavitù prima che di subprime e di prodotti più o meno strutturati.

Questo sistema non poteva durare, è esploso ed è fallito. La caduta è lenta ma inesorabile, fatta di discese e rimbalzi. Ci sarà un fondo ma non una fine a breve termine. Nel futuro vedo più di ogni altra ipotesi un lento declino a forma di L, come teme Roubini, il Giappone della decade perduta. Non escludo che, seguendo i suoi cicli produttivi – la stagionalità, lo svuotamento e la ricostituzione delle scorte di magazzino – l’economia possa dare segnali di ripresa in questo grigio inizio di primavera.

Questo non significa, come ci dice anche il Nobel per l’economia Paul Krugman, che il peggio sia passato. Guardate il grafico della Grande Depressione: ci fu una pausa nella discesa della produzione industriale nei primi mesi del 1931 e molti tirarono un sospiro di sollievo. Si sbagliavano. E oggi come allora non ci sono dati macroeconomici fondamentali che possano farci sperare in un duraturo cambio di direzione, nè per quest’anno nè per il prossimo.

Dead cat bounce

Gli inguaribili ottimisti che vedono la ripresa dietro ogni sussulto della Borsa sono serviti. Ancora una volta il Dr. Doom, al secolo Nouriel Roubini, aveva visto giusto: era il rimbalzo di un gatto morto. Ma lasciamo la parola a David Rosenberg, chief economist di Merrill Lynch, che riprendiamo da Phastidio.net:

«L’indice S&P 500 è cresciuto del 7,1 per cento lunedì scorso. Non avevamo un giorno così dal…24 novembre. E prima di allora…dal 21 novembre! E prima di allora…dal 13 novembre! E prima di allora…chi può scordarsi del 28 ottobre (ricordate quel balzo del 10,8 per cento)? E prima di allora…il 13 ottobre! E prima di allora…il 30 settembre. Questa è la quindicesima volta negli ultimi sei decenni che abbiamo visto un rialzo di oltre il 5 per cento nello S&P500, e tutti si sono verificati in un bear market (2007-09; 2001-02) o subito dopo il crash azionario dell’ottobre 1987. In realtà, due terzi di quei rialzi superiori al 5 per cento si sono verificati in questo bear market!»

«E sono sempre, sempre accaduti in coincidenza di qualche importante annuncio o notizia. Ci sono state settanta sedute con rialzi superiori al 5 per cento e ventinove con rialzi superiori al 7 per cento negli Anni Venti. I migliori 45 giorni nella storia del mercato si sono verificati nel mercato orso di inizio Anni Trenta. Tornando indietro nel tempo di oltre 80 anni, è dolorosamente ovvio che spasmi di questa magnitudine si verificano nel contesto di mercati ribassisti.»

Per il Dr.Doom il piano Geithner non è alternativo alle nazionalizzazioni

In un’intervista rilasciata al blog economico del New York Times, DealBook, Nouriel Roubini, alias Dr.Doom, dà una lettura abbastanza interessante e al di fuori degli schemi del piano Geithner, sostenendo che il piano del Segretario del Tesoro americano non costituisce un’alternativa alla nazionalizzazione. Dal suo punto di vista, le banche insolventi dovrebbero essere nazionalizzate e ad esse non dovrebbe essere applicato il piano Geithner, mentre quelle solvibili dovrebbero comunque liberarsi degli asset tossici e il piano Geithner è la soluzione migliore di ogni altra alternativa.

Secondo l’economista quelli che bocciano il piano Geithner perchè preferiscono la nazionalizzazione hanno ragione sul fatto che le banche insolventi dovrebbero essere nazionalizzate ma non spiegano come quelle solvibili dovrebbero sbarazzarsi dei titoli tossici. Inoltre coloro che criticano il piano Geithner in quanto non lo ritengono una valida soluzione per i titoli tossici delle banche solvibili dovrebbero proporre un’alternativa che funzioni e meno costosa per il governo di quanto lo sia il piano Geithner.

In un altro articolo pubblicato sul suo blog Nouriel Roubini interviene invece sul problema delle regole e sostiene l’urgenza di dare il via libera ad una legislazione speciale che permetta una nazionalizzazione regolamentata delle banche e delle istituzioni finanziarie insolventi. Se questo particolare regime fosse stato in vigore un anno fa, dice Roubini, si sarebbero evitati i costosi salvataggi di Bear Stearns e AIG e si sarebbe potuto evitare il disordinato collasso seguito al fallimento di Lehman Brother.

Allo stesso modo oggi, non appena eseguito lo stress-test, alcune grandi e importanti banche del sistema (e le loro holding e divisioni finanziarie non-bancarie) dovrebbero essere nazionalizzate. Per farlo disciplinatamente, insiste il Dr. Doom, abbiamo assolutamente bisogno di applicare a queste entità lo speciale regime applicato nel caso di Fannie e Freddie. Perciò per acquisire ordinatamente le grandi banche insolventi e minimizzare i costi fiscali, i danni finanziari collaterali e il rischio sistemico di questo tipo di acquisizione occorre far passare subito questa legislazione e il Congresso deve farlo subito.

La luce in fondo al tunnel, conclude Nouriel Roubini, potrebbe essere quella di una ripresa dopo una lunga e terribile recessione globale a forma di U oppure quella della carcassa del treno di una semi-depressione globale a forma di L. Evitare la L è possibile ma richiede molta più coerenza ed una più aggressiva azione politica negli Stati Uniti, in Cina e nel resto del mondo. Beh, è già una fortuna che il Dr.Doom non veda in quella luce i lampi di una nuova tempesta in arrivo.

Il gioco di Ponzi

Dai domiciliari a casa, Bernie Madoff, autore della più colossale truffa di tutti i tempi (si parla di oltre 60 miliardi di dollari), è finito in prigione, in attesa del processo in cui rischia una condanna fino a 150 anni di galera. Ma la sua vicenda personale si intreccia con la nostra storia e i tempi di crisi sistemica che stiamo vivendo e dovrebbe farci riflettere. Cosa ne pensa il guru dell’economia Nouriel Roubini di questa vicenda? Cosa simboleggia? La sua risposta in questa intervista:

Gli americani sono vissuti in una bolla economica di Madoff e Ponzi per un decennio ed anche oltre. Madoff è lo specchio dell’economia americana e dei suoi superindebitati rappresentanti: un castello di carte di debiti su debiti costruito da famiglie, imprese finanziarie ed aziende che ora è crollato.

Quando di vostro non investite nulla sulla vostra casa e di conseguenza non avete nessuna partecipazione azionaria sulla casa, il vostro indebitamento è praticamente infinito e state giocando il gioco di Ponzi.

E anche la banca che vi ha fatto un prestito a interessi zero, un falso prestito NINJA (No Income, No Jobs and Assets – fatto cioè senza alcuna garanzia di reddito, occupazione o patrimonio) con solo interessi iniziali con ammortamento negativo e un tasso irrisorio di partenza, stava giocando il gioco di Ponzi.

E anche le società di equity che in questi ultimi anni hanno fatto a debito oltre mille miliardi di Leveraged Buyout, per guadagnare fino a 10 volte tanto o anche di più, erano società Ponzi che giocavano il gioco di Ponzi.

Un governo che emetterà migliaia di miliardi di dollari di nuovo debito per pagare i costi di questa grave recessione e socializzare perdite private può rischiare di diventare un governo Ponzi se – nel medio termine – non ritorna alla disciplina fiscale e alla sostenibilità del debito.

Un paese che – per oltre 25 anni – ha speso più del proprio reddito e così facendo ha segnato una serie senza fine di deficit delle partite correnti ed è diventato il più grande debitore estero netto del mondo (con passività estere nette che probabilmente supereranno i tremila miliardi di dollari alla fine di quest’anno) è anche un paese Ponzi che finirà col fare default sul proprio debito estero se non riuscirà – nel corso del tempo – a stringere la cinghia ed iniziare ad avere più piccoli deficit delle partite correnti ed effettivi surplus nella bilancia commerciale.

Ogni volta che consumate persistentemente più del vostro reddito, anno dopo anno (una famiglia con risparmi negativi, un governo con deficit di bilancio, un’azienda o una istituzione finanziaria con persistenti perdite, un paese con deficit di partite correnti) state giocando il gioco di Ponzi; nel linguaggio formale dell’economia non state soddisfacendo il vostro budget a lungo termine se vi indebitate per finanziare il tasso di interesse sul debito precedente e state quindi seguendo una insostenibile dinamica del debito (il valore di sconto del vostro debito cresce senza limite in termini di valore attuale netto se il debito cresce più velocemente del tasso di interesse su di esso) che alla fine conduce alla definitiva insolvenza.

Secondo Minsky e secondo la teoria economica i soggetti che si muovono secondo lo schema Ponzi (famiglie, imprese e banche) sono quelli che hanno bisogno di indebitarsi di più per rimborsare il capitale e gli interessi del loro precedente debito, ossia i “Ponzi mutuatari” di Minsky non riescono a rimborsare né gli interessi né il capitale relativi ai loro debiti. Sono chiamati “Ponzi mutuatari” in quanto hanno persistentemente bisogno di un aumento dei prezzi dei beni sui quali hanno investito per mantenere il rifinanziamento del loro debito.

Secondo questo modello le famiglie americane, la cui media di indebitamento rispetto al reddito è passata dal 65 per cento di 15 anni fa al 100 per cento del 2000 e al 135 per cento di oggi, stavano giocando il gioco di Ponzi.

E un’economia in cui il rapporto debito/PIL (di famiglie, imprese e società finanziarie) è ora al 350 per cento è una Madoff Ponzi economia. Ed ora che il valore delle case è sceso del 20% e si ridurrà di un altro 20% prima di toccare il fondo e ora che i prezzi azionari sono scesi di oltre il 50% (e possono scendere ulteriormente) usando le case come fossero bancomat e indebitandosi per finanziare il Ponzi-consumo tutto questo non è più sostenibile. La festa è finita per le famiglie, le banche e per le le imprese non bancarie.

L’esplosione della bolla immobiliare e della bolla azionaria e della bolla degli hedge fund e della bolla dei private equity ha mostrato che la maggior parte del “patrimonio” che ha sostenuto il massiccio indebitamento e la spesa eccessiva degli agenti in economia era una bolla di falsa ricchezza, ora che queste bolle sono scoppiate è chiaro che l’imperatore non aveva vestiti e che noi siamo l’imperatore nudo. Una crescente alta marea della bolla nascondeva il fatto che la maggior parte degli Americani vi stava nuotando nuda; e lo scoppio della bolla ha rappresentato la bassa marea che ha mostrato chi era nudo.

Madoff può ora passare il resto della propria vita in carcere. Le famiglie, le imprese finanziarie e non finanziarie ed il governo possono consumare la prossima generazione nella prigione del debitore dovendo stringere la cinghia per pagare le perdite inflitte da un decennio e più di spregiudicata leva finanziaria, super consumo ed assunzione di rischio.

Americani, guardiamoci allo specchio: Madoff siamo noi e il signor Ponzi siamo noi!

Nouriel Roubini

E noi italiani crediamo davvero di essere tanto differenti dagli americani e più furbi di loro? Alla fine anche nel nostro paese vedremo chi nuotava nudo? C’è speranza in un paese dove quando lo Stato è incapace di far rispettare le regole l’unica soluzione sembra essere sempre quella di abolirle?

Il Dr.Doom colpisce ancora

Il Dr.Doom, alias Nouriel Roubini, l’uomo che predisse l’attuale crisi finanziaria, in un’intervista rilasciata al canale CNBC prevede che la recessione negli Stati Uniti potrebbe trascinarsi per anni se mancherà un’azione risoluta. Ma che altro ha detto il guru dell’economia, professore alla New York University’s Stern School of Business? Lasciamo direttamente a lui la parola.

http://plus.cnbc.com/rssvideosearch/action/player/id/1057020486/code/cnbcplayershare

Siamo nel 15esimo mese di recessione e durerà per altri 21. La crescita è prossima allo zero e il tasso di disoccupazione arriverà oltre il 10% l’anno prossimo. E non c’è nessuna speranza che la recessione finisca entro il 2009 mentre più che probabilmente continuerà per quasi tutto il 2010.

Il rischio di un totale collasso per ora è stato scongiurato ma l’economia sta andando incontro alla fine con migliaia di tagli, mentre la maggior parte delle istituzioni finanziarie americane sono del tutto insolventi. La prospettiva di mercato più favorevole per le banche è la loro nazionalizzazione: un’acquisizione temporanea, ripulirle e rimetterle di nuovo in attività.

Riguardo la lamentela che il Tesoro non potrebbe legalmente acquisire le banche, Roubini risponde che la maggior parte delle banche sono già nelle mani del governo e che il governo potrebbe metterle sotto amministrazione controllata nel caso fosse necessario.

Prima dell’intervista Roubini aveva parlato ad una conferenza durante la quale ha detto che le perdite complessive potrebbero arrivare a 3.600 miliardi di dollari, di cui la metà originati dalle banche o comunque da operatori bancari e l’altra metà, tra gli altri, da hedge fund e fondi pensione.

Se il Pil USA il prossimo anno potrebbe scendere a zero, il Pil mondiale potrebbe addirittura declinare in territorio negativo. Con una recessione di 36 mesi esiste la possibilità di una quasi stagnazione, o vicina a una depressione, a L, anzichè una semplice pesante recessione a U.

La caduta dei consumi insieme ad altri dati negativi rafforzano la spirale deflattiva, contribuendo a peggiorare la situazione. Se uno si aspetta che i prezzi domani siano più bassi perchè dovrebbe comprare oggi? E’ più facile interrompere un ciclo inflattivo che uno deflazionario e mentre un anno di deflazione può andare bene, tempi più lunghi sarebbero un vero disastro.

Perciò, cosa può fare il governo? La parte facile è abbassare i tassi d’interesse e comprare gli asset tossici. La parte difficile sarà come affrontare il problema delle case. Il mercato immobiliare, al pari di una società in bancarotta che si debba ristrutturare, ha bisogno di una riduzione del debito. Piuttosto che rivedere i mutui uno per uno bisognerebbe “rompere” ogni contratto. Il pacchetto di 800 miliardi di Obama non basta, anche perché composto da 200 miliardi di tagli d’imposta che sono uno spreco di denaro.

In conclusione, come direbbe Vergassola, c’è una luce in fondo al tunnel? Si, risponde Roubini ma prima di veder migliorare la situazione la vedremo peggiorare. Nel 2009 non possiamo escludere rimbalzi favorevoli sui corsi azionari all’interno di un trend negativo ma quelli che vedono un recupero nella seconda metà dell’anno sono degli illusi. Infatti, secondo i calcoli del Dr.Doom, potremmo vedere lo S&P 500 a 500 punti e il Dow Jones a 5.000.

Nota:
Quella proposta è l’intervista rilasciata alla rete televisiva. Chi è interessato alle registrazioni che coprono anche la conferenza di Roubini può visionare i relativi video a questi link: