E l’Oracolo di Omaha cosa prevede?

Il New York Times ci aggiorna sull’ex più ricco uomo del mondo (oggi numero 2 dietro il suo amico Bill Gates):

Warren E. Buffett segue due regole cardinali negli investimenti. Regola No. 1: Mai perdere soldi. Regola No. 2: Mai dimenticare la Regola No. 1.

Orbene un sacco di vecchie regole sono finite nella spazzatura quando la crisi finanziaria ha colpito anche l’Oracolo di Omaha.

A 79 anni Buffet sta venendo fuori dal peggior anno della sua lunga, leggendaria carriera. Sulla carta ha perso personalmente circa 25 miliardi di dollari durante il panico finanziario del 2008, abbastanza da costargli il titolo di uomo più ricco del mondo.

Eppure poche persone dentro o fuori Wall Street hanno capitalizzato la crisi più abilmente di lui. Dopo aver consigliato Washington di salvare l’industria finanziaria nazionale ed aver sollecitato gli Americani a comprare azioni mentre il mercato annaspava, ci si è tuffato lui stesso. Buffet ha approfittato di un mercato disastrato — come pure di tutti quei salvataggi finanziati dai contribuenti — tanto da mettere al sicuro la sua fama di uno dei più grandi investitori di ogni tempo.

Quando tanti altri lo scorso autunno scappavano impauriti, Buffet ha investito miliardi in Goldman Sachs — facendo di gran lunga un miglior affare di Washington. Poi ha rischiato altri miliardi in General Electric. Mentre non hanno mai salvato direttamente Buffet, i contribuenti salvavano alcune delle sue scelte azionarie. Goldman, American Express, Bank of America, Wells Fargo, U.S. Bancorp — tutte hanno ricevuto un aiuto pubblico di cui in ultima istanza hanno beneficiato gli azionisti privati come Buffet.

Buffett ci ha preso così bene — almeno, finora, sembra l’abbia fatto — che il suo guadagno potrebbe essere enorme. Ma ora, solo un anno dopo che la crisi ha colpito, sembra essere preoccupato che il più forte mercato azionario potrebbe vacillare di nuovo. Dopo aver comprato con tanta audacia quando in tanti vendevano i loro asset, la sua holding, Berkshire Hathaway, si tira indietro, comprando meno azioni e investendo invece sul debito corporate e governativo. E Buffet avverte che l’economia, sia pure in miglioramento, rimane profondamente in sofferenza.

“Non siamo ancora fuori dai guai”, ha detto Buffet la scorsa settimana in un’intervista, nella quale rifletteva sulle lezioni degli ultimi 12 mesi. “Dobbiamo far riprendere un’economia balbettante in modo che funzioni come dovrebbe”.

Tuttavia Buffet non sembrava così traumatizzato dalla rievocazione di quello che una volta definì come l’equivalente finanziario di Pearl Harbour. (Un guadagno netto stimato 37 miliardi di dollari sarebbe un balsamo per la psiche di chiunque).

Colpi di sole

Al New York Times un redattore economico deve aver preso un colpo di sole prima di scrivere questo articolo, in cui si dice che con la restituzione da parte delle grandi banche dei soldi per i salvataggi, il governo USA (e quindi i suoi contribuenti) vedono addirittura arrivare dei profitti:

The government has taken profits of about $1.4 billion on its investment in Goldman Sachs, $1.3 billion on Morgan Stanley and $414 million on American Express. The five other banks that repaid the government — Northern Trust, Bank of New York Mellon, State Street, U.S. Bancorp and BB&T — each brought in $100 million to $334 million in profit.

A casa mia se investo 100 direbbero che ho avuto un profitto se riavessi indietro 100 più almeno un piccolo guadagno altrimenti mi correrebbero dietro con il forcone se di quell’investimento recuperassi solo il 10%. Se guardate infatti la tabella (cliccateci sopra per ingrandirla) i fondi del TARP restituiti ammontano a circa 70 miliardi. E gli altri 630 elargiti dal governo tramite il TARP, il fondo di salvataggio delle banche, dove sono finiti?

Inoltre dalla stessa tabella notiamo tra i debitori che devono ancora rifondere gli aiuti ricevuti (115 miliardi) ci sono i tre grandi gruppi Citigroup, Bank of America e Wells Fargo. I contribuenti americani rivedranno mai quei soldi? Senza dimenticare le altre migliaia di miliardi spesi, prestati, emessi o comunque consumati per sostenere il sistema finanziario in quella che verrà ricordata come la più grande operazione di socializzazione delle perdite nella storia del pianeta.