Il valore dell’informazione

Oggi il titolo Monte Paschi Siena è affondato sotto la storica soglia di 1 euro, toccando, nel momento in cui scrivo, 0,99 centesimi.

Qualcuno ora ci dirà che, a suo insindacabile giudizio, la notizia non è attendibile e che si tratta di uno dei tanti attacchi mediatici volti a presentare la Banca come una realtà economica in profonda difficoltà?

Autogol: Tfr in libera uscita

Anche il Sole 24 Ore entra a far parte della schiera dei mezzi d’informazione che mettono il gruppo Monte Paschi Siena “al centro di attenzioni mediatiche strumentali ed interessate”?

Evidentemente anche le mie (vedi qui e qui) non erano farneticazioni se persino il quotidiano della Confindustria solleva oggi, nell’inserto Plus24, una serie di legittimi dubbi sul “bizzarro” accordo tra Mps e Sindacati per l’utilizzo del Tfr ai fini dell’acquisto di azioni Mps, scrivendo che

Investire sino al 100% del trattamento di fine rapporto (Tfr, più noto come liquidazione) in titoli della propria azienda? Gli oltre 30mila dipendenti attivi del gruppo Monte Paschi Siena possono, grazie all’accordo tra azienda e sindacati varato il il 29 gennaio […]

[…] per tutto febbraio i lavoratori potranno acquistare azioni Mps sul mercato e tramite gli uffici della banca, investendo fino al 100% della liquidazione accantonata e disponibile, anche con più ordini di Borsa, in giornate diverse e senza vincoli di lock-up (vincolo a non vendere, n.d.r.)[…]

[…] A disposizione dei dipendenti ci sono 590 milioni: un “volume di fuoco” teorico pari a più di un decimo della capitalizzazione di Borsa.

I Sindacati plaudono… ma i dubbi sono tanti: investire l’intero Tfr su un solo titolo segue le regole Mifid sui rischi? Con gli ordini gestiti in proprio, l’azienda distinguerà tra “buoni”, che investono di più nel titolo di casa, e “cattivi” che non comprano nulla? La Consob è stata avvisata?

Di certo si sa che dal 2 al 12 febbraio l’azione Mps ha visto la media dei volumi quotidiani balzare a poco meno di 26 milioni di titoli dai 10 milioni per seduta di gennaio, mentre la media dei corsi di febbraio ha subito un tracollo del 21% su quella di gennaio.

A titolo di paragone, nello stesso periodo il titolo Intesa Sanpaolo ha segnato un calo dei volumi del 15% ma il corso ha perso solo il il 3,8%, Unicredit ha registrato volumi medi in crescita del 7% mentre i prezzi sono calati del 13,7%. In attesa del consuntivo dell’operazione, le cifre sembrano confermare che la mancanza del lock-up si fa sentire.

Il Tfr pare dunque solo in transito sul titolo: era questo il “coinvolgimento” atteso dai dipendenti del Monte?

Fin qui il Sole 24 Ore. Ora attendiamo risposte adeguate da chi è chiamato in causa, sperando che non siano sempre come le performance di Beaker che riproponiamo a furor di popolo.

Banchieri coraggiosi

Paolo Panerai, su Milano Finanza, ha scritto che

[…] il coraggioso presidente, Giuseppe Mussari, e l’altrettanto coraggioso direttore generale, Antonio Vigni, si trovano con un patrimonio un po’ scarso a causa dell’acquisizione di Antonveneta, avvenuta sfortunatamente proprio poco tempo prima dell’esplosione della crisi.

Ma Mps è una banca solida e ha un azionista di comando solidissimo, come la Fondazione senese: non è così precipitato nella drammatica crisi in cui si sono trovati istituti, come la Royal Bank of Scotland, che avevano compiuto operazioni di acquisizione (la olandese Abn Amro) più o meno nello stesso periodo del Monte.

L’acquisto di Antonveneta, anche se a prezzo caro, era ed è fondamentale per Mps per mantenere la sua autonomia come terzo gruppo bancario italiano. La banca senese aveva anche asset sufficienti da vendere per far salire il parametro Core tier 1; ma Mussari e Vigni hanno preso saggiamente tempo per non dover svendere, come la crisi esplosa gli avrebbe imposto.

Il rapporto patrimonio impieghi e sofferenze è al 5,3% ma si sa che è tale non per perdite su titoli tossici ma per un acquisto strategico. Se quindi a Siena decideranno di chiedere i fondi dello Stato, il parametro potrà risalire ai livelli del resto del mercato e il lavoro in profondità che Mussari e Vigni stanno facendo potrà proseguire con risultati lusinghieri come è stato finora sul piano dell’efficienza e della redditività.

Questo pezzo deve aver lasciato una scia di pericolosa sostanza viscosa da Milano fino a Siena, ma non mi interessa qui discutere sulla viabilità delle strade: c’è già Infotraffico ad occuparsene. Mi preme solo sottolineare alcune inesattezze presenti nell’articolo.

L’offerta del Consorzio RBS-Santander-Fortis per ABN Amro risale al Maggio 2007, prima dell’esplosione della bolla finanziaria, avvenuta nell’agosto dello stesso anno. L’offerta del Monte Paschi Siena per Antonveneta è del Novembre 2007 in pieno crollo delle borse e i vertici della banca senese hanno avuto la possibilità di ripensarci fino al maggio 2008. Non parliamo quindi “più o meno dello stesso periodo” a meno che Panerai non abbia un calendario taroccato, magari gentile omaggio del Monte Paschi Siena.

Il rapporto patrimonio impieghi e sofferenze era al 5,3% a Settembre 2008. Oggi, dopo l’ulteriore svalutazione dei mercati è al 4,5%.

Per quanto riguarda la mancata cessione di alcuni asset devo dire che l’ipotesi avanzata da Panerai è davvero suggestiva ma mi fa leggermente sorridere: più che alla saggezza di qualcuno io attribuirei la cosa alla situazione del mercato. Tant’è che la Banca ha chiesto una proroga all’antitrust per la cessione degli sportelli non credo per saggezza ma perchè costretta dalla mancanza di compratori. Ma qui entriamo nel campo minato delle opinioni e sicuramente la mia è meno autorevole di quella dell’imparziale giornalista.

Al quale, in conclusione, faccio però notare che non ci ha spiegato per quale motivo se “Mps è una banca solida e ha un azionista di comando solidissimo” dovrebbe chiedere i fondi dello Stato (a un tasso del 7,5%). Un piccolo neo nel suo obiettivo ed argomentatissimo scritto.

Così parlò il sindacato del Monte Paschi Siena

“Il Consiglio di Amministrazione della Banca Monte dei Paschi di Siena nella seduta di giovedì 29 gennaio ha approvato un rapporto che consente ai dipendenti del Gruppo di utilizzare il TFR residuo per l’acquisto di azioni della Banca. E’ una decisione condivisa e anzi da noi più volte sollecitata, in quanto consente ai lavoratori di poter usufruire a questo scopo di una quota di salario differito altrimenti utilizzabile solo per i fini previsti dalla legge.” Letto e sottoscritto: i sindacati del Monte Paschi Siena.

Sarebbe questa la giusta risposta alle attenzioni mediatiche strumentali ed interessate? Meglio per i fini del Monte Paschi che per quelli previsti dalla legge? Un’ultima domanda: quanti lavoratori in difficoltà finanziaria si precipiteranno a dare fondo alla liquidazione per comprare a 1,15 e magari rivendere a 1 euro ( o anche, chissà, a 0,50) per poter estinguere comunque il proprio debito con la Banca? Est modus in rebus e purtroppo siamo anche in tempi un pò sospetti. But the show goes on.

Uomini o caporali?

Non ci sono più solo Dagospia e Mercato Libero, o altri blog accusati di essere poco attendibili, a puntare l’indice sul Monte Paschi Siena e a riconoscere dati e fatti incontrovertibili e a testimoniare che senesi e dipendenti un pò preoccupati avrebbero ragione ad esserlo. Basterebbe leggere quanto scrive Adriano Bonafede su Repubblica del 26 gennaio:

Il 2009 sarà un anno difficile da dimenticare per il plucentenario Monte dei Paschi di Siena […] perché sarà probabilmente l’ anno in cui la banca toscana dovrà inchinarsi di fronte allo Stato e accettarne umilmente l’ aiuto. Difficilmente, infatti, il coefficiente patrimoniale che misura la solidità di una banca, il ‘Core Tier 1’, potrà risollevarsi oltre il 5 per cento in cui si trova. Secondo alcuni analisti, inoltre, sarebbe già sceso al 4,5 […] E, comunque sia, si tratta del livello più basso tra tutti gli istituti di credito italiani.

[…] a Siena l’ ordine è di minimizzare. In fondo, si dice, la ricapitalizzazione potrebbe anche non servire. Piani di vendita di asset (principalmente un pool di sportelli e di immobili) sono già in atto e serviranno a riportare il Core Tier 1 in zona sicurezza, al 6 per cento. Ma sostengono alcuni analisti non sembra proprio il momento migliore per vendere gli asset, e infatti finora nonostante gli sforzi Mps non c’ è riuscito, mentre lo sprofondare della crisi economica potrebbe presto far emergere perdite rilevanti sui crediti, che potranno essere assorbite solo con un patrimonio più alto. [leggi articolo completo]

Ma se anche questa non fosse un’informazione seria e responsabile, allora come contestare lo stesso Marco Sarli, economista e giornalista, attualmente impegnato nell’ufficio studi della UILCA?

[…] vorrei soffermarmi oggi sulle prospettive del terzo gruppo bancario italiano, sì proprio di quel Monte dei Paschi di Siena che è giunto in questi giorni a capitalizzare poco più di 6 miliardi di euro, 3 miliardi cioè di meno di quanto ha pagato la fulminea acquisizione di una Banca Antonveneta peraltro privata di quella ex banca di credito speciale che l’astuto Don Emilio Botin, forse credendo al mito della maledizione del povero Groenick, ha ceduto a parte a un’altra banca incassando un miliardo di euro tondo tondo.

[…] La novità vera è data dal fatto che, grazie all’improvvida e dispendiosa mossa del giovane avvocato calabrese che dalla poltrona di presidente della fondazione si è per tempo spostato a quella della banca, la partita si è spostata sulla scrivania occupata per la terza volta dal ministro italiano dell’Economia, quel Giulio Tremonti che … [leggi articolo completo]

E il Sindacato del Monte Paschi, rimarrà ancora in silenzio? Recupererà la voce? Oppure continuerà ancora… ad esibirsi in playback?

Tutto bene madama la marchesa?

Giustamente le organizzazioni sindacali di Antonveneta si preoccupano delle “innumerevoli problematiche esistenti nelle varie realtà geografiche”, dei “gravi disagi e difficoltà fra i colleghi, che quotidianamente devono affrontare condizioni lavorative difficili e mutevoli”, degli “sportelli avanzati”, degli inquadamenti, dei “notevoli ritardi con cui vengono erogati gli assegni relativi al TFR ed al sostegno al reddito” e, dulcis in fundo, anche se non sembra ci sarà molta trippa per gatti, del sistema premiante.

Fanno il loro mestiere. Ma c’è qualcuno che si preoccupi, soprattutto tra i loro colleghi del Monte Paschi Siena, del destino di questo gruppo bancario? La nave ormai senza più vele al vento sembra arenata tra le secche e gli scogli della crisi. Ci si preoccupa giustamente di turare le falle e di far galleggiare alla bell’e meglio l’imbarcazione. Ma quale futuro e quali prospettive attendono il suo equipaggio? C’è un capitano che conosca la rotta e sappia come rimettere le vele al vento? Oppure tutto va bene così madama la marchesa? Quel che si ode è solo un balbettio…