Monte Chianti Siena

La più antica banca del mondo sostiene di essersi messa al sicuro dalla maggior parte delle perdite potenziali derivanti dai crediti deteriorati.

Ma alcuni commentatori sono più scettici del management e ritengono che la situazione sia più grave di quanto appaia. “È molto probabile che Mps avrà bisogno di altri soldi per risolvere i suoi problemi”, dice a Bloomberg Pierluigi Piccini, ex sindaco di Siena ed ex manager della banca. Secondo lui “il peggio deve ancora venire”.

Più di un terzo dei prestiti concessi dalla banca sono deteriorati con debitori insolventi, la maggior parte aziende agricole produttrici di vini. Nonostante gli aiuti statali, le sofferenza lorde in portafoglio di Mps sono aumentate di sette volte nell’ultimo decennio, arrivando alla somma di 47 miliardi di euro a fine 2015.

Con l’obiettivo di produrre un milione di bottiglie di vino l’anno, tra cui il famoso Morellino di Scansano, i proprietari dell’azienda agricola Aquilaia si sono rivolti alla banca senese per ottenere finanziamenti. Il prestito da 3 milioni di euro non è mai stato ripagato e ora Mps si trova con un bene che nessuno vuole nonostante sia stato messo sul mercato alla metà del valore del debito.

Aia della Macina è un altro complesso turistico dell’area di Scansano, in provincia di Grosseto, che ha contribuito ad aggravare i problemi finanziari della banca. L’azienda agricola ha chiesto un prestito di 1,6 milioni di euro a Mps nel 2002. Quattro anni dopo, con una procedura di pignoramento la proprietà del fondo agro-forestale ad indirizzo vitivinicolo è stata messa sul mercato per una somma pari a un terzo del debito contratto (2 milioni), ma dopo sei aste nessuno ha fatto ancora un’offerta per comprarla. Gli acquirenti non si trovano.

Dopo la perdita di 2,6 miliardi di euro del titolo in Borsa in un anno, ai 150 mila piccoli azionisti – pari al 55% del capitale della banca – in mano rimarranno soltanto le briciole. Con il fallimento dell’aumento di capitale per mancanza di interesse da parte degli investitori privati, il titolo – che valeva 0,51 euro il 20 gennaio di un anno fa, oggi vale il 70% di meno: 15 centesimi.

L’ultima seduta di contrattazioni in ordine di tempo per i titoli della terza banca d’Italia si è chiusa infatti a 15 euro. Ma se si tiene conto che il raggruppamento delle azioni funzionale al rafforzamento patrimoniale sul mercato con 1 nuovo titolo per i 100 esistenti ha fatto flop, i calcoli sono presto fatti.

Borsa Italiana Spa ha fatto sapere che se dopo il Cda fissato per oggi non ci saranno novità sul ritorno alle negoziazioni in Borsa dei titoli Mps, le azioni verranno espulse dal listino delle blue chip FTSE Mib.

“Le contrattazioni ritorneranno quando si saprà il piano industriale avvalorato dagli organi Bce”, ha spiegato il presidente della Consob. Alle migliaia di risparmiatori non rimarrà che attendere i prossimi sviluppi. Poche speranze per i piccoli azionisti. A loro non andranno altro che le briciole e qualche bottiglia di vino per ubriacarsi.

Necrologio

Scrivevo il 2 gennaio 2009 a proposito della scalata a ABN Amro e conseguentemente della vendita di Antonveneta a Monte Paschi Siena:

Nella battaglia finale si sono affrontate le corazzate più potenti del mondo, Barclays, Royal Bank of Scotland, Fortis e Santander e infine la Santa Alleanza tra Scozzesi, Spagnoli e belga-olandesi ha avuto la meglio sui parsimoniosi ma lungimiranti inglesi. 

 Si sono spartiti le spoglie ma hanno potuto godersi solo per breve tempo il bottino. Più furbo di tutti è stato il generalissimo Botin che ha rifilato Antonveneta, a quasi il doppio -9 miliardi- di quanto l’avesse pagata, ai comunardi di Siena che hanno fatto il peggior affare del secolo e della loro vita e che ne pagheranno a caro prezzo le conseguenze.

E ancora l’ 11 gennaio:

Infatti dopo aver comprato Antonveneta al doppio del valore di mercato nel bel mezzo della tempesta perfetta, quando ancora nel maggio 2008 avrebbe potuto ritirarsi dall’operazione, oggi il Presidente Mussari è alla ricerca di svariati miliardi per rientrare nei parametri patrimoniali, magari svendendo qualche asset o, una volta di più, bussando alla porta della Fondazione. Porta alla quale però si è già presentata la Finanza per recapitare una missiva del ministro Tremonti che sollecita chiarimenti sulla abnorme entità della quota di patrimonio impegnata nel gruppo creditizio.

Sfortunatamente per Mussari il 2009 è l’anno dell’Acquario e quindi dovrà ricorrere anche a qualche astrologo compiacente per farsi fare un oroscopo di favore come gli articoli addomesticati del Sole 24 Ore e delle altre testate economiche che raccontano favolette a pagamento. Ai pubblicitari che scrivono sul quotidiano confindustriale consigliamo invece di farsi fare le carte dal Mago di Portici che sicuramente è più informato di loro sulla crisi finanziaria e potrà rivelargli che quando è fallita la Lehman la crisi era già scoppiata da ben quattordici mesi. 

Oggi, secondo il “Sole 24 Ore”, il salvataggio del Monte dei Paschi di Siena potrebbe costare allo Stato e agli azionisti fino a 8,8 miliardi di euro, di cui 6,5 a carico delle casse pubbliche.

Appunto, quasi 9 miliardi, quei quasi 9 miliardi spesi a causa della megalomania e la corruzione di un Presidente assecondato da amministratori e sindacati che anche negli ultimi 7 anni hanno fatto la loro parte nell’affondare questa banca.

Oggi non ci resta che registrarne l’avvenuto decesso.

Cromosoma b

Phastidio.net dedica due articoli (leggi qui e qui) all’accordo sugli esodi incentivati firmato tra la Banca di Credito di Roma, Federlus (federazioni delle Bcc del Lazio, dell’Umbria e della Sardegna) e le sigle sindacali del credito Fabi, Fisac-Cgil, Fiba-Cisl, Uilca, Sincra-Ugl.

L’intesa, che entrerà in vigore a gennaio del 2010, sarà valida fino al 31 dicembre 2012 ed interesserà circa 76 lavoratori dell’azienda, prevede una serie di incentivi per i dipendenti che sceglieranno di andare in prepensionamento. In alternativa ai quali – informa una nota della Fabi – si potrà scegliere di far entrare in banca al proprio posto un figlio o un parente fino al terzo grado.

Non si può non condividere la dura reprimenda che l’autore sviluppa soprattutto nel primo articolo, ma lasciatemi almeno precisare che non si tratta affatto di un accordo “bizzarro”, almeno non nel senso di “non comune”, perchè qualcosa di simile e forse anche più in grande stile hanno già fatto in Intesa Sanpaolo, Banco Popolare, Ubi Banca e Monte Paschi Siena.

Più che legittimo dunque il sospetto che “per lavorare in una banca italiana non servono in realtà competenze diverse dal conformismo e dall’acquiescenza”. Né sarebbe sorprendente se qualche banca oltre i curricula pretendesse anche i pedigree.

Audace colpo dei soliti ignoti

“Dimmi un po’ ragassuòlo, mo’ tu conosci un certo Mario che abita qua intorno?”
“Qui de Mario ce ne so’ cento”
“Sì va bene, mo questo l’è uno che ruba…”
“Sempre cento so’ “

Alcuni passi della ricostruzione dello scandalo di San Marino fatta da Walter Galbiati:

Partivano assegni e tornava danaro contante. Tanto denaro: un miliardo e duecento milioni in banconote da 500 euro, soltanto tra il 2004 e il 2008. Un fiume di soldi con arrivo e traguardo sulla vetta del Monte Titano, in quel paradiso off shore autoctono che risponde al nome di San Marino. Un viaggio attraverso le linee d’ ombra del sistema finanziario che ha consentito di ripulire denaro di dubbia provenienza.

Secondo le ricostruzioni dell’ inchiesta, chi – per esempio – possedeva un’ impresa e voleva pagare meno tasse non faceva altro che gonfiare i costi pagando fatture per lavori mai eseguiti, quindi false, a società intestatea prestanomi. A loro volta queste società, dopo aver incassato i soldi, emettevano assegni a persone spesso inesistenti o compiacenti che, dopo averli girati, restituivano gli assegni all’ imprenditore che aveva pagato la fattura. Gli assegni venivano poi depositati alla Cassa di Risparmio di San Marino che li spediva all’ Istituto centrale delle banche popolari per la “lavorazione”. Qui l’ importo diventava un credito a favore della Cassa di Risparmio presso il conto 4370/56 aperto nella sede di Forlì del Monte dei Paschi di Siena. Con un fax la Cassa di San Marino chiedeva al Monte dei Paschi di volta in volta il prelevamento di contanti dal proprio conto specificando il taglio di banconote. Cifre spesso rilevanti che la banca senese si procurava presso la Banca d’ Italia di Forlì, dove esiste un conto gestione intestato a Mps. Incaricata del prelevamento era la ditta Battistolli che invece di portare i soldi alla filiale del Monte dei Paschi, li trasportava direttamente a San Marino, alla Cassa di Risparmio che nel frattempo aveva inviato un fax di richiesta per il ritiro di contante. Insomma, il principale istituto bancario di uno dei Paesi più criticati per le norme sulla trasparenza e sulla collaborazione contro il riciclaggio si forniva di denaro sonante per i suoi clienti dalla stessa Banca d’ Italia, grazie alla schermatura fornita dal Monte dei Paschi.

A quanto pare il meccanismo ha continuato a funzionare per 15 anni, coperto in qualche modo dal ministero delle Finanze e dalla Banca d’Italia che non si capisce come abbia fatto a non accorgersi di niente per tutto questo tempo se è vero che Forlì veniva subito dopo Milano e Roma per i quantitativi richiesti di banconote da 500 euro.

Ci sfugge però una cosa. In ogni colpo criminale che si rispetti c’è l’autore ma anche il complice, chi fa il basista, il palo, o il ricettatore. Quale, allora il preciso ruolo del Monte Paschi Siena? E come è possibile che Siena non sapesse nulla di quel che accadeva alla Filiale di Forlì?

Ai confini della realtà

Dopo il super bond al 4,75% (205 punti sopra il tasso swap!….e che, siamo all’Islanda?) è arrivata l’assemblea celebrativa, il trionfo della fantasia al potere. Un paio di voci fuori dal coro (qui e qui). Che altro aggiungere? Due domande di cui il vertice del Monte Paschi non ci degnerà sicuramente di risposta e nemmeno i sindacati(?) Mps si faranno mai carico.

1) E’ vero o non è vero che i dipendenti esodati al 31 dicembre 2008 non ricevono ancora, a tutt’oggi, l’assegno mensile di accompagno?

2) E’ vero o non è vero che dal maggio 2008 non risulterebbero versati nelle posizioni individuali dei dipendenti i contributi INPS?

Tempi duri per i banchieri

Una folla inferocita di azionisti ha contestato duramente, fuori e dentro il teatro dove si svolgeva l’Assemblea annuale, il Presidente e CEO di Bank of America, Ken Lewis. Un gruppo organizzato ha anche presentato una mozione con la quale si chiedeva che il padre-padrone di BofA rinunciasse almeno alla carica di CEO e si nominasse una figura indipendente. L’inossidabile Ken è passato come un carrarmato sulle critiche, infischiandosene delle urla e delle richieste di dimissioni rivendicando come un merito le operazioni contestate in particolare quelle di acquisizione di Countrywide e Merrill Lynch ma ha dovuto cedere alla fine almeno la poltrona di presidente.

E’ andata peggio, qualche giorno fa, all’assemblea di Fortis, dove una fronda di piccoli azionisti fermamente contrari alla cessione di una parte dell’istituto ai francesi di Bnp Paribas ha minacciato seriamente l’esito della riunione. Un grosso gruppo di azionisti si è alzato, avvicinandosi al palco dove si trovavano i dirigenti urlando “Dimissioni!”, “Venduti”, o “Democrazia” ed alcuni hanno addirittura lanciato documenti, scarpe e monetine e la riunione è stata sospesa. Sequestrate scarpe e monetine l’Assemblea è ripresa più tardi con l’approvazione della cessione a Bnp Paribas nonostante la contestazione degli irriducibili al grido di “Siamo belgi, non siamo francesi”.

C’è da capirli oggi i contestatori, ma dove si erano nascosti quando nemmeno due anni fa approvarono il megalomane piano di acquisizione di Abn Amro che costò alla banca belga-olandese oltre 20 miliardi di euro? All’epoca erano impegnati a stendere tappeti di velluto rosso al Presidente ed al CEO, non certo a tirare loro, come avrebbero invece dovuto, scarpe e monetine. La storia si prende sempre le sue rivincite. E’ la legge del contrappasso, e qualcuno, anche in Italia, riceverà presto una bella lezione. Indovinate di quale banca e di chi parlo.

Il Monte Paschi Siena tiene famiglia

Ha proprio ragione quel noto politico che afferma che in Italia il più efficace ammortizzatore sociale è la famiglia. E con centinaia di migliaia di precari in mezzo alla strada il Sindacato non può che salutare come “di grande rilevanza sociale” la decisione di assumere al Monte Paschi Siena 100 figli di dipendenti. Cose che possono succedere solo in Italia e in provincia di Siena (e Grosseto).

Monte Paschi Siena chiede aiuto

No, non ho dimenticato il Monte Paschi Siena, e nemmeno non ne ho parlato per evitare di celebrarne i trionfi. In realtà non c’è di che divertirsi per un film noioso che abbiamo già visto. Lascio al suo organo ufficiale di stampa da Milano e ai vari gazzettini locali, tra cui ci sarà probabilmente anche il Corriere di Radicofani, patria del famoso brigante Ghino di Tacco, tessere le lodi e suonare la marcia trionfale per i suoi vertici.

Solo la stampa faziosa e inattendibile, rappresentata ad esempio da Repubblica e Financial Times, mette in luce che l’eccezionale utile netto di 953 milioni, “solo” il 30 per cento in meno dell’anno precedente, è stato ottenuto grazie ai vantaggi fiscali per la detassazione degli avviamenti (1,19 miliardi, i maggiori della categoria) relativi all’acquisizione di Antonveneta, e senza i quali l’istituto senese avrebbe dunque chiuso con un rosso di 237 milioni.

Ma non basta, perchè come osserva con umorismo tutto britannico il Financial Times

Monte dei Paschi di Siena, the Italian bank that claims to be the world’s oldest, turned to the government on Friday for aid for the first time in its 537-year history, announcing it would ask for a €1.9bn ($2.5bn) capital injection.

MPS, founded in 1472 and based in the Tuscan city of Siena, is seen as the Italian bank most in need of a capital injection.

Si la banca che proclama di essere la più antica del mondo e che viene considerata come la Banca italiana che ha più necessità di una iniezione di capitali, per la prima volta nei suoi lunghi 537 anni di storia, è costretta a chiedere allo Stato un aiuto di 1,9 miliardi di euro, con un ritardo di 10 giorni rispetto alle sue concorrenti.

Quello della patrimonializzazione non è solo un problema Monte Paschi e l’abbiamo affrontato più volte (cerca il tag-etichetta “stress test”). Ma in MPS dovrebbe particolarmente preoccupare visto che gli asset in bilancio (tra cui Antonveneta) dovrebbero essere svalutati di un buon 70-80 per cento. Eppure in questa situazione ci si prepara a distribuire anche un dividendo, benchè dimezzato, agli azionisti. Scrive Repubblica in maniera molto “soft”:

L’aspetto che solleva qualche interrogativo riguarda il patrimonio. Con i Tremonti bond l’indice Core Tier 1 salirà di circa 150 punti base, dal 5,1 a 6,5%. E il gruppo ha dichiarato l’intenzione di rimborsare gli 1,9 miliardi prima possibile, e comunque entro il 2013, data oltre la quale scattano i sovrapprezzi. Usando gli utili venturi, ma anche la cassa e le plusvalenze attese dalle cessioni di 150 sportelli e del patrimonio immobiliare. A domanda degli investitori, i manager Mps hanno negato che servirà ricapitalizzare per rimborsare il prestito. Ma secondo gli osservatori, a Siena dovranno guadagnare bene, e vendere meglio, per cogliere l’obiettivo.

E siamo ancora ben lontani da quel Core Tier 1 all’8% che è considerato il valore soglia sopra il quale le banche e gli investitori possono sentirsi relativamente tranquilli. Occorrerebbero altri 2 miliardi di euro. Cosa pensano di fare i vertici senesi? Chiedere l’apertura di un’altra linea di credito a don Emilio Botìn?

Anche Intesa Sanpaolo chiede aiuto allo Stato

Dopo che Berlusconi ha affermato per l’ennesima volta a Bruxelles che il sistema creditizio italiano è solido e non ha bisogno di aiuti di stato, anche Intesa Sanpaolo segue l’esempio di Unicredit (4 miliardi di euro) e Banco Popolare (1,45 miliardi) e si mette in fila per avere 4 miliardi sotto forma dei cosiddetti Tremonti Bond, che altro non sono che un aiuto di stato.

Per la verità Corrado Passera, l’amministratore delegato della banca, pochi giorni fa aveva giudicato come “demagogiche” le condizioni per accedere a questo prestito ma evidentemente avere 4 miliardi a buon mercato fa sempre comodo quando i ratios di patrimonializzazione scendono a livelli di guardia. Con questa iniezione di liquidità arriverà a un tier 1 del 7,4% sempre ben al di sotto di quell’ 8 per cento che è la soglia minima sopra la quale si trovano tutte le banche americane ed europee concorrenti. Lo stesso discorso vale per Unicredit e Monte Paschi Siena, la prossima richiedente.

Si dirà che le banche italiane non hanno titoli tossici in bilancio. Ma sia Unicredit che Intesa sono esposte per molti miliardi nei confronti dei paesi dell’est e comunque, abbiamo visto, il loro patrimonio, insieme a quello di Monte Paschi Siena, dovrebbe essere svalutato di un buon 70-80 per cento se fossero applicate le stesse regole che vengono utilizzate per gli “stress-test” delle loro concorrenti straniere. Quello della solidità delle banche italiane è rimasto un cavallo di battaglia solo del nostro premier, una delle tante barzellette che racconta nei vertici agli altri leader europei.

Stampa libera

Giuseppe Mussari e Antonio Vigni del Monte Paschi Siena hanno ricevuto l’Award di banchieri dell’anno da Milano Finanza. Il premio è stato assegnato per il successo avuto con l’operazione Antonveneta. Ma Botin ha incassato oppure no i 9 miliardi per la vendita della banca veneta?