Altri numeri

Non sono certo dati macroeconomici che aprono a grandi speranze quelli arrivati oggi dagli Stati Uniti. Una doccia fredda per chi si era scaldato troppo al solicello tiepido della ripresina, anche se le borse fanno finta di niente e continuano ad andare per la loro strada.

Nel settore immobiliare vanno a fondo le vendite di case di nuova costruzione. In Novembre le vendite di case unifamiliari diminuiscono dell’ 11,3% ad una quota annuale attualizzata di 355.000 case, ben al di sotto del previsto calo del 1,2% e delle 425.000 case attese dagli economisti intervistati dal Dow Jones Newswires.

Per noi nessuna sorpresa visto che il risultato era già annunciato dal dato delle vendite delle case esistenti di qualche giorno fa. Le vendite di nuove case, al contrario di quelle di case esistenti, sono registrate con la firma del compromesso e non alla conclusione della vendita. Difatti l’incremento di novembre nelle vendite di case esistenti scontava la corsa all’acquisto di una prima casa , a settembre ed ottobre, dei compratori interessati agli sgravi fiscali, in scadenza ad ottobre, acquisti che però sono stati registrati alla conclusione dei contratti, un mese dopo. Ora gli sgravi sono stati prorogati ad Aprile 2010 ma ormai chi era intenzionato a comprare casa ha concentrato le sue richieste ad ottobre e in futuro non rivedremo certo quei numeri.

Un’altra ragione che ha depresso le vendite di case nuove è stata la forte domanda di case esistenti, cresciuta del 40% rispetto alla fine dello scorso anno, con moltissimi acquisti, approfittando dei fortissimi sconti per gli immobili sottoposti a procedure esecutive. Fenomeno che si amplierà nei prossimi mesi a causa della crescita del numero di case con mutui underwater e delle foreclosure. Non c’è da aspettarsi quindi che nei prossimi mesi l’edilizia residenziale torni ad essere il motore, come dovrebbe, della ripresa economica.

Altri dati che, pur essendo positivi, testimoniano dell’estrema debolezza di questa ripresa, che è tale solo tecnicamente, sono quelli relativi ai redditi e ai consumi, cresciuti al di sotto delle attese degli economisti. I redditi sono cresciuti a Novembre dello 0,4% rispetto al mese precedente, i consumi dello 0,5% mentre le attese erano per incrementi, rispettivamente, dello 0,5% e dello 0,6%. Da notare che il dato dei consumi del mese di Ottobre è stato rettificato in ribasso dallo 0,7% al 0,6%, quello dei redditi dallo 0,2% allo 0,3%.

Gli inguaribili ottimisti, nonostante tutto, anche dopo la revisione del PIL americano nel terzo trimestre ad un modestissimo 2,2%, sono convinti che proprio perchè l’incremento è così debole, il quarto trimestre registrerà una fortissima crescita. Anche a chi è seduto sulla seconda gamba di una W sembra di essere in alto.

La ripresa economica? Nel reparto rianimazione

Il peggio è alle spalle? I deboli segnali di ripresa rappresentano già di per sè una ripresa sostenibile? Faccio il punto della situazione dell’economia statunitense ricorrendo all’analisi dei miei consulenti finanziari preferiti, quelli di Comstock che, come al solito, non si uniscono al coro degli ottimisti di professione e con i quali mi trovo il più delle volte, come in questa occasione, perfettamente in sintonia.

La risposta di Comstock a quelle due domande è che la ripresa economica è ricoverata in rianimazione e con prognosi riservata. Condizioni molto sfavorevoli in tre settori chiave – case, immobili commerciali e spesa dei consumatori – rendono altamente probabile che la crescita economica sarà estremamente debole o cadrà in un’ altra recessione.

Circa il 25% di tutte le case con mutui sono underwater (cioè con il valore della casa inferiore al valore del mutuo rimanente), con circa la metà di queste oltre il 20% underwater. L’esperienza indica che un gran numero di questi mutui finiranno in default se non l’hanno già fatto. Anche adesso il 14% di tutte le case con mutui sono in default o in procedura esecutiva. I prezzi delle case sono saliti leggermente rispetto ai mesi passati solo a seguito dello sconto fiscale concesso dal governo agli acquirenti di prima casa e il fatto che i pignoramenti sono stati temporaneamente sospesi per il tempo necessario agli istituti erogatori di verificare quali casi sono suscettibili di modifiche. Non appena questo processo sarà completato quelli non qualificati verranno messi in procedura esecutiva. Inoltre siamo anche di fronte ad un altro round di revisione dei tassi che porterà ancora più default e pignoramenti nel prossimo periodo. Quando ciò accadrà i prezzi delle case riprenderanno il loro declino, mettendo underwater molti più mutui di ora. Non dimentichiamo che la crescente disoccupazione e la mancanza di nuove assunzioni si tradurrà in più famiglie che non riescono a mantenere i loro pagamenti.

Quello degli immobili commerciali – Commercial real estate (CRE) – è un altro settore che esporrà le istituzioni finanziarie e l’economia a ulteriori rischi. I prezzi degli immobili commerciali sono già in calo del 33% nel 2009 e del 45% dal loro picco con una stima dal 55% al 65% a prezzi inferiori al valore dei loro mutui. Circa 1,5 trilioni in dollari di mutui CRE andranno a scadenza nei prossimi anni, e un numero consistente di essi non potrà beneficiare di rifinanziamento a meno che le già indebolite istituzioni finanziarie non mettano a segno insperati risultati. Un gran numero di mutui sono in carico a piccole-medie banche locali. Questa è un’altra ragione per cui le banche sono così restie a concedere nuovi prestiti alle piccole imprese.

La terza gamba del traballante sgabello dell’economia sono le diminuite prospettive per la spesa dei consumatori. I consumatori stanno riducendo il debito e aumentando il loro tasso di risparmio, un processo che è appena iniziato. Il debito delle famiglie / PIL è ancora circa il 100% rispetto ad una media di 57 anni del 57%. Mentre il tasso di risparmio delle famiglie è aumentato al 4,4% da un valore vicino allo zero, con una media generalmente tra l’8% e il 9% nei decenni precedenti al 1992. Ma mentre un maggiore tasso di risparmio ha benefici effetti sull’economia nel lungo termine, esso tende a frenare la spesa dei consumatori quando il processo è in corso. Inoltre il freno alla spesa dei consumatori è la causa per cui i salari sono diminuiti del 5% rispetto a un anno fa, la disoccupazione è ancora in aumento, le nuove assunzioni sono ancora in calo, il reddito netto è precipitato e il credito al consumo è molto ridotto. Il credito al consumo è sceso del 4,3% rispetto all’anno passato, il massimo in almeno 44 anni. Il reddito netto delle famiglie è diminuito del 12%, anno su anno, il massimo calo in 57 anni.

In conclusione, le condizioni estremamente negative in materia di case, immobili commerciali e la situazione finanziaria dei consumatori sono totalmente in contrasto con la visione che l’economia stia sperimentando il tipo di recupero che ha caratterizzato il periodo successivo alla seconda guerra mondiale. Gli analisti di Comstock ritengono pertanto che il mercato azionario è pesantemente sopravalutato e destinato ad un importante calo.

Underwater

Il mutuo residuo di quasi il 25% (oltre 10 milioni e mezzo) dei proprietari di case negli Stati Uniti, 1 su 4, è inferiore al valore dell’immobile. Questa è la nuda e cruda verità che minaccia ogni speranza di una ripresa sostenibile del mercato immobiliare, appena mitigata dal balzo del 10% nel mese di ottobre nella vendita di case esistenti, frutto dei prezzi stracciati delle aste conseguenti alle procedure di esproprio (foreclosure) e della proroga degli incentivi governativi per l’acquisto della prima casa.

These so-called underwater mortgages pose a roadblock to a housing recovery because the properties are more likely to fall into bank foreclosure and get dumped into an already saturated market. Economists from J.P. Morgan Chase & Co. said Monday they didn’t expect U.S. home prices to hit bottom until early 2011, citing the prospect of oversupply.

Home prices have fallen so far that 5.3 million U.S. households are tied to mortgages that are at least 20% higher than their home’s value, the First American report said. More than 520,000 of these borrowers have received a notice of default, according to First American.

I cosiddetti mutui underwater (sott’acqua) costituiscono un blocco alla ripresa immobiliare in quanto è più probabile che quelle proprietà incappino nelle procedure di esproprio attivate dalle banche e vadano ad alimentare un mercato già saturo. Alcuni economisti della J.P. Morgan hanno dichiarato che non si aspettano che i prezzi delle case tocchino il fondo prima dell’inizio del 2011, come dimostra l’incremento dell’inventario delle case invendute.

I prezzi delle case sono caduti così in basso che 5.3 milioni di americani sono legati a mutui almeno del 20% superiori al valore della casa e più di 520 mila di questi debitori hanno ricevuto una notifica di insolvenza.

Ma le cose potrebbero essere messe anche peggio di quanto mostrato dai dati della società di real estate che ha sfornato questa ricerca, la First American, che ha usato una nuova metodologia di raccolta dei dati. In base al vecchio sistema la quota dei debitori underwater sarebbe del 33.8% nel terzo trimestre!

Crescono i disoccupati, crescono i debitori underwater, crescono le insolvenze, crescono le foreclosure, e crescono anche le borse, ma di questo non c’è da meravigliarsi. Non guardate alle borse, ammonisce Taleb. Il peggio è alle spalle? Si, underwater, come gli squali.

Misteri di Wall Street

Le borse oggi si tingono di profondo rosso. Non sarà mica per i dati settimanali sulla disoccupazione negli Stati Uniti il cui trend rimane costantemente sopra le 500 mila richieste di sussidio e le stime della precedente settimana sono state riviste al rialzo (da 502 mila a 505 mila)? O perchè il report odierno della MBA segnala un incremento record delle insolvenze e delle foreclosure nel terzo trimestre del 2009 che colpisce il 14,4% dei mutui casa già in essere e rappresenta un incremento pari al 13,2% rispetto al secondo trimestre?

Suvvia, beata innocenza, queste non sono le notizie che possono affossare le borse drogate di questi mesi. Là dove non poterono i soliti pessimi dati economici, riuscì, secondo il Wall Street Journal, un oscuro analista di Bank of America Merrill Lynch che ha declassato otto aziende produttrici di microchip, incluso il colosso Intel, facendo crollare le loro azioni all’apertura di Wall Street. Misteri del silicio, o piuttosto onnipotenza delle big bank che manipolano a loro piacimento i destini dei mercati? Ai sopravvissuti l’ardua sentenza.

L’oracolo immobiliare

“Il mercato immobiliare si sta stabilizzando e migliorerà ancora nei prossimi mesi” diceva solo pochi giorni fa Ben Bernanke. Come nel caso di altre sue previsioni gli ultimi dati reali si assumono l’incarico di smentirlo nuovamente.

A ottobre negli Stati Uniti i nuovi cantieri per l’edilizia abitativa hanno segnato un calo del 10,6%, con un consensus che prevedeva invece un incremento dell’1,7%, una vera debacle delle aspettative!

Sorpresi solo gli inguaribili ottimisti e chi crede in una ripresa immaginaria, con la disoccupazione in aumento e un mercato immobiliare sostenuto solo dagli incentivi governativi. Avanti, c’è posto!

Continua lo sciopero dei consumatori

Dopo un’apertura positiva ieri Wall Street ha virato verso il rosso trascinata in territorio negativo da manovre sulle valute che hanno visto rafforzare il dollaro e scendere il prezzo delle materie prime e del petrolio. Non estraneo alla discesa del Dow Jones sotto la linea Maginot dei 10.000 punti, il crollo di Bank of America che è arrivata a perdere nel corso della seduta oltre il 5 per cento.

E’ successo che i vertici della banca vorrebbero restituire almeno una parte dei fondi ricevuti attraverso il TARP per sfuggire alle stringenti misure anticipate nei giorni scorsi dallo Zar degli stipendi, Kenneth Feinberg, – nominato dal Tesoro appunto per porre dei limiti ai bonus dei dirigenti delle banche che hanno ricevuto aiuti governativi – ma stanno trovando ostacoli da parte del Tesoro, della Fed e della FDIC in quanto la restituzione anche di una parte dei fondi lascerebbe, secondo le autorità, la banca sottocapitalizzata e a rischio fallimento rispetto ad un’eventuale deterioramento delle condizioni del mercato.

Ma perchè il mercato reagisce così punitivamente nei confronti del titolo? Diciamola tutta. Il sospetto è che pur di aggirare lo Zar degli stipendi ed elargire bonus oltre i limiti stabiliti, BofA restituisca comunque almeno 40 miliardi (rastrellati nell’ultimo trimestre) e che quindi sia costretta a ricapitalizzarsi attraverso un aumento di capitale che diluirebbe notevolmente le quote degli azionisti. Comunque sia il fatto che le autorità di controllo rimangono con il fucile puntato sui giganti del credito è una conferma in più che la crisi finanziaria non è affatto ancora scongiurata.

Alla continua ricerca di conferme che il peggio è passato oggi invece i soliti ottimisti hanno salutato con un coro di evviva i dati sui prezzi delle case. L’indice S&P Case-Shiller infatti ha mostrato che i prezzi nelle 10 maggiori aree metropolitane sono scesi in Agosto del 10.6% rispetto all’anno precedente ma sono cresciuti del 3% rispetto a Luglio. Comparati con i dati del mese precedente solo Charlotte, Cleveland e Las Vegas hanno registrato una diminuzione.

Nessuno dice apertamente che anche questa è una mini-bolla creata artificialmente dalla Fed e dal governo. L’aumento mese su mese sconta infatti una ripresa della domanda stimolata dal credito di imposta fino a 8 mila dollari concesso dal governo a chi acquista un’abitazione come prima casa, dalla possibilità di dedurre dalle tasse gli interessi pagati sul mutuo e perchè, nonostante tutto quel che è avvenuto, si continuano a erogare mutui, concessi sotto il programma governativo, a soggetti senza reddito e privi di altre garanzie. Insomma Fed e governo hanno messo in piedi anche loro un gigantesco schema Ponzi.

Purtroppo il trucco funziona solo in parte e in misura davvero ridotta, come dimostrano i dati asfittici, e presto arriverà il momento della verità perchè continuano ad essere assenti quelli che dovrebbero far funzionare il giochino, ovvero i consumatori, che in questo momento non si indebitano e anzi cercano di pagare i propri debiti, risparmiano e non spendono.

Segnale forte in tal senso viene dai dati mensili pubblicati sempre oggi dal gruppo di ricerca Conference Board che misurano l’indice di fiducia dei consumatori americani, passato questo mese a 47.7 dai 53.4 punti di Settembre. Come recita il Wall Street Journal:

“Consumers’ assessment of present-day conditions has grown less favorable, with labor market conditions playing a major role in this grimmer assessment,” said Lynn Franco, director of the Conference Board Consumer Research Center.

Consumers were less optimistic about the current employment situation. The percentage who think jobs are “hard to get” rose to 49.6% from 47.0% in September and those thinking jobs are “plentiful” fell to 3.4% from 3.6%.

The employment outlook also grew darker. The percentage of consumers expecting more jobs in the months ahead fell to 16.3% from 18.0% in September while those expecting fewer jobs rose to 26.6% in October from 22.9%.

The unexpected drop in consumer confidence raises uncertainty about future consumer spending.

L’inaspettata caduta nella fiducia dei consumatori fa crescere l’incertezza circa la loro futura spesa. Già, lo sciopero continua.

Scurdammece ‘o passato

Via The Economic Populist apprendiamo che…

Almost a year after the federal government launched its rescue of the housing market, nearly one in four new mortgages is insured by the Federal Housing Administration.

FHA loans also have become more popular because of the demise of many subprime lenders, which sometimes allowed buyers to purchase a property with nothing down and no documentation of income.

Quasi un anno dopo il lancio da parte del governo federale del suo piano di salvataggio del mercato immobiliare, circa uno su quattro nuovi mutui sono assicurati dalla Federal Housing Administration. I mutui della FHA sono anche diventati più popolari per il trasferimento all’agenzia governativa di quei mutui subprime concessi da entità finanziarie che permettevano ai compratori di acquistare una proprietà senza anticipi e senza alcuna documentazione del reddito.

Insomma la storia non ha insegnato nulla e come per le banche e i mercati azionari le cose continuano ad andare avanti esattamente nello stesso modo di prima, con la differenza che le fabbriche delle bolle oggi pagano direttamente con i soldi dei contribuenti.

La ripresa poggia sulle sabbie mobili

Immagino cosa ne pensa il Mago di SondriOz, lui unico al mondo ad aver visto arrivare la crisi, anche se proveniente da tutt’altra direzione, ma si sa, se Nostradamus va interpretato post factum, lui, il nostro per tre volte ministro dell’economia, non parla nemmeno per quartine ma per quartini. Noi, che siamo parchi di libagioni e non confondiamo, per lo più, le lucciole per lanterne, ci siamo fatti guidare in questa crisi da alcune stelle polari che ci hanno indicato sempre la giusta direzione anche nel buio più profondo. Tra questi i bravi analisti di Comstock, che non frequentano gli antri di Maghi o apprendisti stregoni e non usano filtri o pozioni magiche ma numeri, dati e la cruda analisi economica per spiegare quello che sta accadendo e dove stiamo andando. Quello che segue è il loro ultimo commento settimanale che conferma e riassume molte delle osservazioni ed analisi sparpagliate qua e la in questo ed in altri blog non iscritti al Club degli ottimisti di professione.

La ripresa economica tanto celebrata è costruita sulle sabbie mobili. L’attesa risalita del PIL nel terzo trimestre è basata su una massiccia spesa pubblica, un rallentamento nella diminuzione delle scorte, il programma cash-for-clunkers e alcuni numeri fuorvianti del mercato immobiliare. Allo stesso tempo i più importanti motori di una ripresa sostenuta, come una robusta spesa dei consumatori, l’aumento dei salari reali e una ripresa reale del mercato immobiliare, i motori necessari ad una ripresa economica, mancano tutti dall’elenco dei rimedi.

La spesa dei consumatori, che rappresenta il 70% del PIL, è probabile che rimannga depressa per qualche tempo a venire. Con l’indebitamento delle famiglie ancora vicino a livelli record, il deleveraging sarà una caratteristica dell’economia per un periodo prolungato. Il tasso del risparmio delle famiglie, che in precedenza costituiva in media circa il 9% del reddito disponibile, è ancora ad un misero 4,2% dopo essere caduto a zero durante il precedente boom. Da quando il reddito netto delle famiglie è crollato, la necessità di ricostituire il risparmio continuerà a soffocare la spesa. Allo stesso tempo i salari continuano a diminuire, la disoccupazione è in crescita, le ore di lavoro vengono tagliate e un gran numero di lavoratori sono stati costretti a lavoro part-time quando preferirebbero lavorare a tempo pieno. Inoltre, poiché i ricavi delle imprese sono ancora in picchiata, come risulta dai rapporti del secondo trimestre, le imprese continueranno a tagliare il costo del lavoro, riducendo in tal modo il reddito familiare ulteriormente. Inoltre c’è ancora la stretta creditizia e solo la parte dei consumatori più affidabile finanziariamente ha accesso ai prestiti. Tutti questi fattori fanno sì che la spesa dei consumatori e i profitti rimangono sotto pressione e impediscono a qualsiasi vera ripresa di acquistare velocità.

Al tempo stesso i recenti dati sulle case stanno dando una immagine fuorviante della solidità del mercato immobiliare. Le vendite di case esistenti in luglio sono salite del 7,2%, ma gli inventari di case invendute sono cresciuti del 7,3%. Una recente indagine a livello nazionale degli agenti immobiliari ha indicato che solo il 36% di vendite di case non sono state fatte sotto pressione. Le restanti vendite riguardano tutte procedimenti esecutivi (foreclosure), o short sales (al prezzo di vendita pari alla quota di mutuo da pagare) da parte di banche o di venditori non in default, ma in difficoltà finanziarie perchè disoccupati, o con una grave malattia o con problemi familiari. Inoltre il 30% delle vendite riguardano acquirenti della prima casa che hanno approfittato del credito d’imposta di 8.000 dollari che scade alla fine di novembre. Le vendite di case nuove sono salite anche a luglio, raggiungendo le 433.000 unità su base annua. Questo a fronte di 776.000 per il 2007 e 485.000 per il 2008, sempre su base annua. Ricordate anche che le vendite mensili annualizzate di nuove case ha raggiunto i circa 1,4 milioni nel 2007. Sciaguratamente nei prossimi tempi è probabile un’ondata di nuove forclosures. Un recente studio di Deutche Bank dimostra che il 26% di tutte le case con un mutuo sono ad un valore inferiore all’importo del mutuo e che questa percentuale salirà al 48% entro il primo trimestre del 2011. Questo porterà a ulteriori foreclosures e a prezzi più bassi, così come a un peggioramento dei bilanci delle istituzioni finanziarie che hanno concesso i mutui. Da aggiungere al quadro negativo un’altra ondata di azzeramenti di mutui a tasso variabile che aggraverà ulteriormente la situazione.

In conclusione le possibilità per una ripresa di tipo a V sono estremamente ridotte, ed è più probabile che, dopo un trimestre o due di incremento del PIL, l’economia continuerà a sprofondare in una ulteriore recessione. Questo sarebbe un tipico comportamento dell’economia a seguito di una crisi finanziaria. Dopo una risalita del 55% dal fondo, il mercato azionario sta scontando uno scenario molto più roseo, e probabilmente resterà estremamente deluso di come la situazione evolverà nel prossimo periodo.

Non dire gatto finchè non l’hai nel sacco

Continua a crescere il tasso di insolvenza sui mutui casa. Secondo Equifax credit bureau nel mese di luglio le insolvenze sono passate dal 7,23 per cento di giugno al 7,32. I dati di Equifax non sono comparabili con quelli della MBA diffusi pochi giorni fa e relativi al secondo trimestre ma indicano comunque una tendenza alla crescita delle insolvenze, il cui picco è previsto per la fine del 2010 e soprattutto…

Rising unemployment continues to make more Americans miss their mortgage payments, a negative sign for the U.S. housing market that has lately enjoyed strong data on sales, prices and mortgage applications.

Già, la crescente disoccupazione fa saltare il pagamento delle rate di mutuo di un numero sempre maggiore di americani, un segno negativo per il mercato immobiliare che pure ultimamente aveva festeggiato per i buoni dati su vendite, prezzi e richieste di mutuo.

Fed e governo americani hanno inondato il sistema con migliaia di miliardi di dollari, e come loro più silenziosamente l’hanno fatto quasi tutti (non certo l’Italia dove a quanto pare si è scelto il decorso naturale della malattia fino al suo stadio finale…) i maggiori paesi industrializzati della terra, ma l’unico effetto sortito è stato quello di provocare un’erezione al moribondo e l’ennesima bolla dei mercati azionari, dove si sono riversati i fiumi di liquidità a basso costo nelle mani di banche e istituzioni finanziarie. L’economia vera ha tratto beneficio solo dal ciclo delle scorte di magazzino e degli incentivi a termine erogati dai governi (vedi a fondo pagina la tabella relativa agli incentivi alla rottamazione negli Stati Uniti), non certo da una impossibile ritorno dei consumi.

Sono infatti questi due ultimi elementi (ciclo scorte e incentivi) ad aver provocato quei segnali di ripresa e di crescita dei PIL di alcuni paesi che fa gridare a tutti gli imbecilli che il peggio è passato e stiamo uscendo dalla crisi. Ma se depurassimo i dati positivi dagli aiuti e dagli stimoli governativi ci renderemmo conto che non ci troviamo di fronte a una ripresa sostenibile. Cosa succederà a settembre quando i deboli effetti degli stimoli termineranno? Se continua la crescita della disoccupazione e della povertà, e continuerà anche nel 2010, come è pensabile che riprenda quel circolo virtuoso(?) che possa smaltire la sovraproduzione mondiale? No, il peggio deve ancora arrivare se ci si limita solo a drogare un sistema che dovrebbe invece cambiare dalle fondamenta.

NOTA: Le colonne sono selezionabili – clicca sulle colonna di testa: State (include distretti e territori), Clunker dollars (dollari erogati per la rottamazione), Population, Dollars per person

http://cr4re.com/clunker.html

E la chiamano… ripresa

Insolvenze e pignoramenti da record negli Stati Uniti denunciati dalla Mortgage Bankers Association (MBA) nel secondo trimestre del 2009.

Le insolvenze sono cresciute al tasso aggiustato stagionalmente del 9,24 per cento per tutti i mutui in essere alla fine del secondo trimestre su proprietà residenziali, in aumento di 12 punti base rispetto al primo trimestre e di 283 punti su base annua, stabilendo il record da quando è iniziata la rilevazione stratistica della MBA nel 1972.

Il tasso d’insolvenza comprende mutui con almeno una rata arretrata impagata ma non comprende mutui per i quali è iniziata una procedura esecutiva (foreclosure). La percentuale dei mutui relativi a foreclosures alla fine del secondo trimestre era del 4,30 per cento. La combinazione tra la percentuale dei mutui relativi alle foreclosures e quella dei mutui con almeno una rata impagata è pari al 13,16 per cento su base non aggiustata stagionalmente, la più alta mai registrata dalle statistiche della MBA sulle insolvenze.

Dichiara il capo economista della MBA, Jay Brinkmann: “Mentre il tasso delle foreclosures avviate è rimasto essenzialmente invariato rispetto al record del precedente trimestre, c’è stata una importante diminuzione delle foreclosures per mutui ARM subprime. La discesa, tuttavia, è stata compensata dagli incrementi delle foreclosures su altri tipi di mutui, con i mutui prime a tasso fisso che hanno segnato il più grande incremento. A riprova che la performance dei mutui è ancora una volta determinata dalla disoccupazione, i mutui prime a tasso fisso ora pesano per uno ogni tre foreclosure. Un anno fa pesavano per uno ogni cinque….”

Se poi volete divertirvi con dovizia di grafici vi dirotto su Calculated Risk che esamina anche le previsioni della MBA con il picco delle foreclosures raggiunto alla fine del 2010!