Quando la storia non si ripete ma fa la rima

Oggi Andrea Mazzalai ci regala una graffiante e breve pennellata sui corsi e ricorsi della Storia ricordandoci che chiunque dimentica il suo passato è condannato a riviverlo. Un post da non dimenticare come sono da non dimenticare le parole del Presidente americano Herbert Hoover pronunciate dopo appena sei mesi dall’inizio della Grande Depressione:

“While the crash only took place six months ago, I am convinced we have now passed through the worst — and with continued unity of effort we shall rapidly recover. There has been no significant bank or industrial failure. That danger, too, is safely behind us.”
– Herbert Hoover, May 1, 1930

“Mentre il crollo è avvenuto solo sei mesi fa, mi sono convinto che ormai siamo passati attraverso il peggio, e continuando nell’unità di intenti e sforzi, noi recupereremo rapidamente. Non vi è stato alcun significativo fallimento bancario o industriale. Questo pericolo, è sicuramente dietro di noi.”

Non vi risuonano, queste parole, alquanto familiari? Attenti alle imitazioni e a chi promette che ne usciremo meglio degli altri.

Disoccupazione USA: buone notizie?

Se seguite regolarmente Andrea Mazzalai saprete che i dati statistici sulla disoccupazione negli Stati Uniti forniti dal Dipartimento del Lavoro sono molto lontani dalla realtà. Oggi sono usciti i dati relativi al mese di luglio. Riprendo da Wall Street Italia:

Nel mese di luglio l’occupazione nel settore non agricolo negli Stati Uniti e’ diminuita di 247 mila unita’. Gli analisti prevedevano un valore di -325 mila, quindi il dato e’ migliore delle stime. Il tasso di disoccupazione e’ stato del 9.4%, scendendo per la prima volta da aprile 2008, dopo che il mese precedente aveva raggiunto con il 9.5% il massimo degli ultimi 26 anni, cioe’ dall’agosto 1983. Cio’ significa che la peggior recessione degli ultimi 70 anni sta allentando la morsa sull’economia americana.

Gli analisti si aspettavano in media una perdita di 325 mila posti dopo il calo di 467 mila del mese precedente, poi rivisto al ribasso a 443 mila. Le ore di lavoro settimanali sono state in media pari a 33.1, in lieve rialzo rispetto alle 33 di giugno. Gli stipendi medi all’ora sono risultati in rialzo di 3 centesimi, pari al +0.2%, rispetto al mese precedente, attestandosi a $18.56. Su base annuale il dato e’ in crescita del 2.5% rispetto a luglio 2008, in perfetta sintonia con le stime degli economisti, che su base mensile si aspettavano invece in media un incremento dello 0.1% dal mese precedente.

Con i numeri resi noti oggi, il totale dei posti di lavoro persi negli Stati Uniti da quando e’ iniziata ufficialmente la recessione nel dicembre 2007 ammonta a circa 6.7 milioni, il piu’ forte calo in assoluto dagli anni della Seconda Guerra Mondiale in poi.

Sono davvero buone notizie che annunciano la ripresa? O ci dicono semplicemente, come afferma Paul Krugman (che ci spiega anche come è possibile che il tasso di disoccupazione migliori nonostante il numero dei disoccupati aumenti), che la situazione in qualche modo si sta stabilizzando ma ancora non sta migliorando? Oppure ci troviamo di fronte ad una delle tante illusioni su cui si tiene ancora in piedi un sistema già morto? Che altro potrebbe essere un rapporto basato su un sondaggio che non conteggia tra i disoccupati i sotto-occupati, le centinaia di migliaia di lavoratori che negli ultimi due anni a causa della crisi sono dovuti passare da un rapporto di lavoro a full time ad uno a part-time, i lavoratori stagionali, i 30.000 nuovi entrati ogni mese nella forza lavoro in cerca di prima occupazione e tutti coloro che, stanchi di cercare un posto di lavoro e non trovarlo, si sono rassegnati e non lo cercano più?

Alice e il genio della verità

Seguire le follie di questi giorni mi ha esaurito. Come quando ridete per un film fino alle lacrime ed a un certo punto non avete più energie per continuare a ridere o pensare e vi sentite esauriti, appunto. Forse devo staccare la spina per qualche giorno e mettermi sulla riva del fiume ad aspettare finchè non vedrò passare trascinati via dalla corrente tutti i geni di cui parla Andrea Mazzalai nel suo ultimo post capolavoro.

Probabilmente deve essere lo stesso stato d’animo di Paul Krugman in “Alice in Finanzaland” dove l’economista non riesce a farsi una ragione del fatto che Citigroup è redditizia perchè gli investitori pensano stia fallendo mentre Morgan Stanley sta perdendo valore perchè gli investitori pensano che sopravviverà. Ma forse quello che accade è solo che Fantasyland e i suoi omini verdi di cartone hanno conquistato ormai tutta la Terra.