Il mark-to-fantasy al potere

Repetita iuvant ma stanca. Gli inguaribili ottimisti invece sembrano non stancarsi mai. Sempre pronti a vedere la ripresa dietro l’angolo, a dire, da mesi, che abbiamo raggiunto il fondo e ora inizia la risalita, a scambiare un gatto morto per un toro sbuffante e scalpitante.

Oggi però alcuni di loro hanno timbrato il cartellino in quel di Wall Street con un cattivo presagio che si è materializzato quando qualcuno gli ha buttato sulla scrivania un rapporto di Mike Mayo, valente analista della Calyon Securities, ed hanno cominciato a vendere a man bassa titoli bancari, trascinando al rosso anche le borse europee.

Ma cosa diceva di così sconvolgente quel rapporto? Niente di particolare, ricordava solo come stanno le cose:

Recent government efforts to stabilize the financial system won’t prevent Wall Street’s loan losses from exceeding those of the Great Depression by late 2010.

“The industry is in a Catch-22,” with banks destined either to remain saddled with toxic assets or to take heavy write-offs as those assets are removed from balance sheets either by the government or private buyers, Mr. Mayo wrote.

He estimated that, on average, banks have marked down their troubled loans at 98 cents on the dollar — an unrealistically optimistic valuation.

All 11 names mentioned in Mr. Mayo’s report traded lower. The hardest hit were Suntrust Banks, off nearly 9%, and BB&T, off 6%. U.S. Bancorp, Wells Fargo, and KeyCorp fell at least 5% each.

Già, gli ultimi sforzi del governo degli Stati Uniti di stabilizzare il sistema finanziario non impediranno che le perdite di Wall Street non eccedano entro il 2010 quelle della Grande Depressione, con le banche destinate ad accollarsi gli asset tossici o pesanti svalutazioni se quegli asset verranno comprati o dal governo o da privati. Per di più, ma guarda un pò, in media, le banche valutano i propri asset tossici 98 centesimi per dollaro, una valutazione, dice Mayo, irrealisticamente ottimistica. Il mark-to-fantasy al potere, aggiungo io.

Mark-to-fantasy

Il Ministro italiano della Fantasia alle Finanze, alias Tremonti, dopo l’approvazione negli Stati Uniti, per un voto, da parte del Financial Accounting Standards Board, di nuovi criteri di valutazione degli asset nei bilanci delle banche, si chiede cosa aspettano gli altri governi europei a fare altrettanto. Sì, cosa ci potrebbe essere di più geniale per risanare le banche, molte delle quali tecnicamente fallite, che truccare i bilanci come si fa in Italia? Perchè di questo si tratta.

Infatti, grazie a questa “novità”, le banche saranno in grado di gonfiare gli attivi mettendo a bilancio i propri asset ad un valore che potrebbe essere anche di fantasia, diverso da quello che il mercato è disponibile a pagare per essi. Ma questa nuova metodologia servirà veramente a qualcosa? Si, a scardinare del tutto la poca fiducia rimasta nei confronti delle istituzioni finanziarie e delle borse.

Primo. Gli investitori e le autorità regolatrici non sono degli idioti e nel caso le banche dichiarino di essere state forzate a valutare i propri asset a prezzi di saldo potranno apportare essi stessi le correzioni che riterranno opportune. Nonostante ciò il cambio di regime è sbagliato per due ragioni. Un motivo è che il giusto prezzo stabilito dal mercato – il “mark to market” – ha il vantaggio di essere un criterio comune al quale ogni operatore si deve conformare. La nuova regola rende il prezzo degli asset dipendente da un criterio di valutazione interno ed ogni banca potrà applicare criteri diversi una dall’altra. L’altra ragione è che toglie alle banche un incentivo alla trasparenza. In base alla vecchia regola se le banche dovevano dichiarare il prezzo di mercato, nel caso lo avessero ritenuto troppo basso avevano la possibilità di convincere gli investitori della loro posizione. In base alla nuova regola invece la banca comunica la propria valutazione secondo un modello interno e non ha alcun incentivo a fornire ulteriori informazioni.

Secondo. Nell’ipotesi del “mark-to-market” se l’economia si riprende gli asset aumenteranno di valore. Mettiamo che le svalutazioni abbiano ridotto il capitale delle banche e queste siano state costrette a ricapitalizzare. Quando gli asset recupereranno valore, la banca genererà più profitti e potrà ricomprare le azioni vendute. Nell’altro scenario, quello del “mark-to-fantasy”, la banca farà oggi una valutazione di fantasia quando in realtà il prezzo di mercato è un prezzo sul lungo termine. Ad un certo punto, nel futuro, la banca dovrà svalutare gli asset ma potrebbe non avere capitali sufficienti per assorbire la svalutazione e in questo caso fallirà. Dunque è meno richiosa la vecchia strada piuttosto che la nuova.

Terzo. Le regole contabili sono molto più complesse delle due alternative “tutti gli asset devono avere un valore di mercato” e “tutti gli asset devono essere valutati secondo un modello interno”. Ci sono differenti tipi di asset, differenti tipi di svalutazioni, con differenti impatti ai fini fiscali, e soprattutto differenti tipi di classificazione degli asset a seconda che siano contabilizzati come asset posseduti a fini commerciali, se siano disponibili per la vendita immediata o alla scadenza.

L’impressione che si ricava da tutta questa vicenda è che le banche, pur sapendo che la nuova regola non risolve niente, approfittano della confusione per ottenere cambiamenti che servono solo a ritoccare i loro bilanci giusto per rendere la vita più dura agli investitori visto che nei fallimenti di banche susseguitesi in questi 21 mesi, secondo la SEC, il fatto che gli asset fossero contabilizzati con i prezzi di mercato non ha influito minimante.

Strano destino quello di Tremonti: da fustigatore dei banchieri è finito a rifornirli di droghe assortite. Da moralizzatore a spacciatore. Per cui non sorprende nemmeno, viste le ultime gaffe del nostro primo ministro (foto di gruppo con la Regina Elisabetta ieri e telefonata con Erdogan oggi), la sua domanda rivolta agli italiani se per uscire dalla crisi sia meglio Berlusconi oppure Franceschini. Nell’un caso o nell’altro vuol dire che siamo proprio alla frutta. Verrebbe da dire… “aridatece o’ professore”.