Economia demenziale

“La gente deve tornare agli stili di vita precedente e deve rialzare i consumi. Anche perché la gente non ha motivi per diminuire i consumi”

“Bisogna far sì che prima di tutto il governo, e in secondo luogo tutte le organizzazioni internazionali contribuiscano a rilanciare la fiducia”

“Un giorno sì e uno no escono e dicono che il deficit è al 5%, meno consumi del 5%, crisi di qui, crisi di là, la crisi ci sarà fino al 2010, la crisi si chiuderà nel 2011… Un disastro: dovremmo veramente chiudere la bocca a tutti questi signori”

Il nostro premier è occupatissimo come tenutario di una casa per appuntamenti, ma, nei momenti di relax, passando ogni decenza, si distrae anche con l’economia.

Sottozeru

Arrivano i dati ufficiali OCSE sulla crescita del Prodotto Interno Lordo nel primo trimestre del 2009 a confermarci che l’Europa è messa peggio degli Stati Uniti. Per quanto riguarda casa nostra, siccome tutto è relativo, gli ottimisti a tutti i costi avevano già celebrato come positivo il risultato di meno 2,4 se paragonato al meno 3,8 della Germania. Magra consolazione soprattutto se consideriamo che purtroppo per noi nell’ultimo quindicennio si è approfondito il differenziale con i Pil dei paesi più industrializzati essendo stata sempre la nostra crescita caratterizzata da percentuali inferiori a quella degli altri paesi. Il che significa che chi è in testa rallenta ma noi consolidiamo la nostra maglia nera, restando lontani dal gruppo dei migliori e con un notevole handicap da recuperare. Cliccate sulle immagini per ingrandirle.




Il postino Giulio bussa sempre due volte

Questa l’aveva già detta, ma evidentemente “repetita juvant”, avrà pensato il nostro ministro delle finanze: «Con la discesa in campo dei governi e della politica il rischio dell’apocalisse finanziaria globale non c’è più. La crisi continua, ma come tutte le crisi avrà un termine e molti indicatori lo anticipano».

Sono scesi in campo ma nessuno se n’è accorto. Avranno giocato a porte chiuse?

Poi continua con i pannicelli e l’acqua calda: «A fine anno, forse, anche i numeri del prodotto interno lordo saranno migliori di quelli di oggi»

Certo è difficile immaginare che possano essere peggiori anche di quelli dei prossimi mesi. Una volta che il paese sarà stato raso al suolo anche la costruzione di una baracca sarà segno della ripresa immobiliare.

Comunque sapete quali sono gli indicatori “positivi”? L’arresto della riduzione del traffico postale e di quello in autostrada, insieme al rallentamento della caduta dell’Iva. Certo, ammette il ministro, sono solo «una serie di indicatori, se volete aneddotici, empirici, psicologici» ma «il mancato maleficio, a volte, nella psicologia conta più del beneficio».

Per sua fortuna, a quanto pare, gli italiani hanno l’anello al naso. Intervista sul Corriere della Sera, della serie “L’Italia ne uscirà meglio degli altri paesi“.

Per fortuna che c’è “papi”

Il prodotto interno lordo dell’Italia è calato nei primi tre mesi dell’anno del 5,9% rispetto allo stesso trimestre del 2008. Dati tanto negativi non si registravano dal 1980, cioè dall’inizio della serie storica. Peraltro, quattro trimestri consecutivi di calo non si vedevano dal 1992-1993, quando i cali furono sei, ma di minori entità. Sulla base degli attuali dati, è del 4,6% il calo della crescita già acquisito per il 2009.

Per fortuna i sondaggi di Berlusconi dicono che ci sono “segnali positivi”. “Tutti i contatti con le aziende ci dicono che c’è un miglioramento della situazione”, afferma il nostro premier.

Della serie “L’Italia ne uscirà meglio degli altri paesi“.

Giulio, il profeta

L’intervento congiunto dei governi ha scongiurato la paura dell’Apocalisse, «ma questo non vuol dire che è subito Pasqua». Così parlò il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, poco prima di partecipare al G7 dei ministri finanziari a Washington, a commento dell’attuale situazione. «Ciò che ho cercato di dire in questi mesi – ha aggiunto – è che è finito l’incubo degli incubi. La crisi c’è ancora e prende forme diverse. In alcuni giorni ha segni negativi e in altri giorni cominciano segni inaspettatamente positivi. Finita la fase dell’Apocalisse, non è subito Pasqua, c’è di mezzo la Quaresima».

Non dubitiamo che la sua profezia biblica si avvererà come non dubitiamo che dopo la Quaresima viene la Pasqua. Il problema ora è sapere quanto durerà la Quaresima dell’economia. Aspettiamo altre rivelazioni dal Ministro. Come è vero, ed abbiamo già visto, che ci sono primavera ed estate, ma ci sono anche autunno ed inverno. E poi di nuovo primavera ed estate…

Giulio, il giardiniere

Il nostro Ministro dell’Economia continua a stupirci con le sue dichiarazioni. Ieri, forse ancora nei panni di sismologo dopo la sua visita a L’Aquila, aveva escluso “il rischio di un’apocalisse finanziaria negli Stati Uniti e in Est Europa” affermando anche che “il punto di caduta sembra essere raggiunto”.

Oggi leggo un resoconto più dettagliato della sua performance al convegno dell’Aspen, dove ha indossato i panni a lui più congeniali dello studioso ottocentesco che vede dei “piccoli segnali positivi”, degli indicatori “empirici” che mostrano un rallentamento della caduta” nelle lettere e pacchi spediti, nel traffico autostradale e nell’arrivo dei container nei porti italiani rilevati dall’agenzia delle dogane.

da “Oltre il giardino

BENJAMIN RAND: Non c’è più margine per aumentare l’inflazione, è andata più lontano che poteva. Hai raggiunto i limiti massimi di tassazione, la dipendenza energetica dall’estero è vicina ad un punto di crisi, e, dovunque io guardi, il cosiddetto sistema della libera impresa è al collasso.

PRESIDENTE: Non pensi che dovrei tentare, huh?

RAND: Assolutamente no.

PRESIDENTE: Siete d’accordo con Ben, Signor Gardiner? Oppure pensate che possiamo stimolare la crescita attraverso incentivi temporanei?

CHANCE: Se le radici non vengono tagliate, tutto va bene e andrà bene nel giardino.

PRESIDENTE: …Nel giardino?

CHANCE: Esatto. In un giardino la crescita ha le sue stagioni. Ci sono primavera ed estate, ma ci sono anche autunno ed inverno. E poi di nuovo primavera ed estate…

PRESIDENTE: …Primavera ed estate… Giusto…Autunno e inverno. Proprio vero.

RAND: Credo che il nostro assai perspicace amico voglia farci capire, Signor Presidente, che dobbiamo accettare le inevitabili stagioni della natura anche se siamo sconvolti dalle stagioni della nostra economia.

CHANCE: Sì. Esatto. Ci sarà una crescita in primavera.

Indici manifatturieri e balle industriali

Abbiamo visto ieri che l’economia seguendo i fattori dei suoi cicli produttivi, come la stagionalità, lo svuotamento e la ricostituzione delle scorte di magazzino e, aggiungo, anche grazie ad alcuni stimoli congiunturali (come gli incentivi alla rottamazione) potrebbe dare dei segnali di ripresa in questo inizio di primavera, ma che questo non significa che il peggio sia passato in quanto non si vedono dati macroeconomici fondamentali che possano farci sperare in un duraturo cambio di direzione, nè per quest’anno nè per il prossimo.

Dovrebbe essere questa la chiave di lettura dei dati sulla produzione mondiale manifatturiera pubblicati nel report di Marzo della JPMorgan e che evidenziano un rallentamento della contrazione nella produzione mondiale. Gli indici descrivono un trend in risalita in tutto il mondo e sono in significativa ripresa rispetto ai bassi livelli degli ultimi mesi del 2008. Tuttavia, sia gli indici della produzione che dei nuovi ordini rimasti a livelli molto bassi, segnalano il permanere della contrazione e nulla che assomigli ad un recupero di entrambi gli elementi.

L’Italia, ancora una volta, a dispetto di Berlusconi, del ministro dell’economia e dei loro corifei della carta stampata, è invece in controtendenza rispetto agli altri paesi, in quanto in Marzo l’indice della sua produzione industriale è sceso al livello record più basso fatto segnare dal novembre 2008. Il nostro premier vorrebbe che la stampa parlasse solo di notizie positive e delle sue imprese londinesi ma alla storiella che “l’Italia ne uscirà meglio degli altri paesi” comincia a non crederci più neanche lui, se mai c’ha creduto.