Una poltrona tutta per Ben

Quello che ha combinato veramente Ben Bernanke, insieme al suo predecessore Greenspan, ce lo spiega molto bene, come al solito, Icebergfinanza. Dire che assomiglia tanto a quei piromani che danno fuoco al bosco e poi si uniscono ai pompieri, potrebbe sembrare eccessivo, ma rende l’idea.

Ora quelli che amano i barbuti o i teneri orsacchiotti di peluche gioiscono e si congratulano con colui che sembra averci salvato dalla fine del mondo oppure, come dicono i commentatori più prudenti, solo dal ritorno della barbarie e magari dal cannibalismo.

Purtroppo, per chi non lo sapesse, mentre spegneva il fuoco, il buon Ben ha sparso in giro gli inneschi per il prossimo incendio. Anche se il mondo, a quanto pare, si è risparmiato comunque un “Larry Summers che ci spiega perchè le donne non sono abbastanza sveglie per dirigere una banca oppure il vecchio Paul Volcker che tira giù i pantaloni a Summers durante le audizioni del Congresso”.

Il Piano Regolatore

Il Regulatory plan del duo Geithner-Summers, la Grande Riforma dei mercati finanziari, è riuscito a scontentare sia i sostenitori che gli avversari del Presidente americano che pure ha deciso di spenderci in prima persona la sua autorevole faccia. Secondo Barry Ritholtz, che si schiera al centro, tra i pragmatici, lo spropositato tomo di oltre ottanta pagina si distingue per il gran numero delle mezze misure e l’assenza di quelle che sarebbero state necessarie per prevenire il ripetersi della crisi.

Some very obvious omissions from the plan include:

1) No major changes for the ratings agencies!

This is a giant WTF from the White House. It implies that the team in charge STILL does not understand how the problem occurred.

The ratings agencies are not the only bad actors, but they are a BUTFOR – but for the rating agencies putting a triple A on junk paper, many many funds could not have purchased them, the number of mortgages securitized would have been much less, the insatiable demand on Wall Street for mortgage paper would have also been much lower.

Why is this important? If mortgages originators couldn’t sell a mass amount of loans, they would not have had the need to give a mortgage to anyone who could fog a mirror — and that means no Liar Loans, no NINJA loans, and no huge subprime debacle.

Better Solution: Take apart the ratings oligopoly! Eliminate the Pay for Play/Payola structure. Strip Moody’s S&P and Fitch from their uniquely protected status — they have proven they are neither worthy nor competent. Open up ratings to competition –including open source.

2) Turn Derivatives into Ordinary Financial Products: The Obama team does a series of minor steps for Derivatives, but they don’t go far enough.

Better Solution: Force derivatives to be traded like option/stocks, etc. (including custom one off derivatives) Trade them only on Exchanges, full disclosure of counter-parties, transparency and disclosure of open interest, trades, etc. REQUIRE RESERVES LIKE ANY OTHER INSURANCE PRODUCT.

3) If they are too big to fail, make them smaller.”

That is the famous quote from Nixon Treasury Secretary George Shultz, and it applies to the banks as well as insurers, Fannie & Freddie, etc.

We have a situation where 65% of the depository assets are held by a handful of huge banks – most of wom are less than stable. The remaining 35% is held by the nearly 7,000 small and regional banks that are stable, liquid, solvent and well run.

Better Solution: Have real competition in the banking secrtor. Limit the size fo the behemoths to 5% or even 2% of total US deposits. Break up the biggest banks (JPM, Citi, Bank of America)

4) The Federal Reserve, Despite its Role in Causing the Crisis, Gets MORE Authority:

Under Greenspan, the Fed did a terrible job of overseeing banking, maintaining lending standards, etc. Why they should be rewarded for this failure with more resposibility is hard to fathom. Yet another example of rewarding the incompetent.

Better Solution: Have the Fed set monetary policy. They should provide advise to someone else — like the FDIC — who haven’t shown gross incompetence.

5) Require leverage to be dialed back to its pre-2004 levels. Have we even eliminated the Bears Stearns exemption yet? This was a 2004 SEC decision to exempt five biggest banks from the mere 12 to 1 prior levels. Note that all 5 are either gone, acquired or turned into holding companies.

Better Solution: 12-to-1 should be enough leverage for anyone . . .

6) Restore Glass Steagall: The repal of Glass Steagall wasn’t the cause of the collapse, but it certainly comntributed to the crisis being much worse.

Better Solution: Time to (once again) separate the more speculative investment banks from the insured depository banks.

All of which suggests that the status quo preserving, sacred cow loving, upward failing duo of Lawrence Summers and Tim Geithner are still in control of economic policy. The more pragmatic David Axelrod and the take-no-prisoners, don’t-give-a-shit-about-Wall Street Rahm Emmanuel have yet to assert authority over the finance sector.

Non così demolitorio il giudizio di Paul Krugman che pur avanzando riserve dello stesso tenore si salva in corner con un bel “molto meglio che niente”. Per quel che mi riguarda e per quel che può contare la mia opinione avrete capito che sono convinto che il piano è destinato a fare la fine della spazzatura e che comunque ci penserà la invincibile lobby dei banchieri di Wall Street e dintorni a svuotarlo di quel poco di significativo che contiene attraverso gli emissari che siedono al Congresso.

Il grande inganno

Fu del mondo, ad ogni tratto,
lo spavento e la paura;
fu per lui la gran ventura
morir savio e viver matto.

Annunciata con grande enfasi dall’amministrazione Obama e dai media di tutto il mondo arriva la Grande Riforma dei mercati. Vista la fine fatta da altre regole, come quelle che condizionavano l’utilizzo dei fondi del TARP o altri grandiosi piani mai attuati come il PPIP (quello che ci avrebbe dovuto liberare dei titoli tossici delle banche americane) lasciatemi accogliere con un certo scetticismo questa nuova versione del campo dei miracoli del premiato duo Geithner-Summers, il Gatto e la Volpe, ormai sempre più rassomiglianti a Gianni e Pinotto.

In attesa che le nuove regole vengano smontate, svuotate e liquidate dalle pressioni della invincibile lobby dei banchieri di Wall Street e dintorni e che Obama sia costretto a fare l’ennesima retromarcia venduta come un radioso successo, si scatena il classico teatrino di analisi, commenti, pareri pro o contro, critiche, suggerimenti, idee bislacche. Questa volta non mi farò irretire dall’abile strategia fumogena di chi vuol fare finta di cambiare tutto per non cambiare nulla.

Non mi iscriverò al dibattito, non farò il loro gioco, non perderò il mio tempo dietro l’ombra di fantasmi che scompaiono alla prime luci dell’alba. Seguirò comunque le mirabolanti avventure di Don Chisciotte della Mancia e Sancho Panza che fingono di lottare contro i mulini a vento. Aspetteremo il G8, il parere della Merkel e Sarkozy. Aspetteremo la prossima ondata della tempesta perfetta. Tra qualche mese, forse, staremo ancora qui a parlare del grande inganno e la montagna finalmente potrà partorire il suo topolino.

Update
A volte le rivoluzioni culturali si fanno proprio perchè nulla cambi. Che altro fu la più famosa di tutte, quella di Mao, se non il modo di rafforzare il controllo e il dominio del partito comunista sulla società cinese? L’apparato economico-finanziario americano aveva bisogno di qualcuno che controllasse le masse dei futuri diseredati, i milioni di disoccupati, quelli che avrebbero perso casa e lavoro, i contribuenti incazzati per essere chiamati a ripianare i debiti dei banchieri. Chi meglio di un presidente di colore, liberal e capace di vendere un sogno? Purtroppo il nuovo, non a chiacchere e in retorica, si riassume tutto in una emblematica affermazione di Obama sulla situazione in Iran, “in fondo non sarebbe cambiato molto per noi se a vincere fosse stato l’altro candidato”. Tutto qui? Nulla da dire sull’eroica lotta per la libertà e la democrazia di milioni di cittadini iraniani? Niente da fare? A questo si è ridotto il sogno americano?

Siamo al principio della fine o alla fine del principio?

E’ quanto si chiede in un interessante articolo Robert Reich, economista della University of California a Berkeley, già Segretario del Lavoro all’epoca di Clinton e attualmente consigliere nello staff economico di Barack Obama.

I tassi dei mutui sono ormai così bassi (il livello più basso dal 1971) che il Presidente Obama ha cominciato a invitare gli americani a rifinanziare le loro case in modo che essi possono risparmiare denaro e iniziare di nuovo a spendere. Il braccio destro economico di Obama, Larry Summers, dice che il paese potrà probabilmente vedere segni positivi dell’economia nei prossimi mesi. Wells Fargo ha avuto un rialzo in borsa e sorpreso gli analisti quando giovedì ha annunciato di prevedere un utile di 3 miliardi di dollari nel primo trimestre, indicandone l’origine nel settore dei mutui. E i dirigenti delle tre principali banche della nazione – JPMorgan Chase, Bank of America e Citigroup – affermano che i loro risultati nei primi due mesi dell’anno sono stati positivi.

Questo non significa, dice Reich, che siamo all’inizio della fine della recessione. Ma, aggiunge, “non sono nemmeno sicuro che siamo alla fine del principio”. Tutti questi pezzi di notizie confortanti hanno una cosa in comune tra di loro: l’alluvione di denaro che la Fed ha immesso nel mercato. E’ ovvio che i tassi dei mutui si abbassino, che si facciano nuovi mutui e che persone ed imprese facciano più debiti con il denaro a così basso costo. La vera questione è se questo rappresenti una svolta economica. La risposta è: no, non lo è.

Proprio il basso costo del denaro, non dimenticatelo, ci ha messo in questo pasticcio. Sei anni fa, la Fed (Alan Greenspan) abbassò i tassi di interesse all’1 per cento. Rettificato per l’inflazione, il costo del denaro era dunque pari a zero per banche e finanziarie e queste hanno fatto quello che ci si aspettava facessero con il denaro gratis dandolo in prestito a chiunque lo chiedesse. Con le autorità regolatrici che hanno chiuso entrambi gli occhi si è perpetrato così un crimine finanziario equivalente a un assassinio.

L’unico dato fondamentale che è cambiato da allora nell’economia, è che così tanta gente c’è rimasta scottata che la fiducia di consumatori, investitori e imprese è sparita. Sì, le banche faranno credito a debitori altamente affidabili, questo è il nuovo frutto che coglieranno. Ma in giro non ci sono così tanti frutti di questo genere. E alcuni consumatori rifinanzieranno i loro mutui e spenderanno il denaro extra per pagare i debiti e cominciare ancora una volta a risparmiare come facevano anni fa, perchè la maggior parte dei consumatori sono preoccupati per il loro posto di lavoro e ne hanno tutti i buoni motivi.

Alcune delle grandi banche sosterranno di essere redditizie, ma non scommettete su di esse. Né loro, né nessun altro sa realmente quale sia il valore dei loro attivi. Inoltre, le grandi banche sono sedute su oltre 500 miliardi di dollari in obbligazioni e prestiti del contribuente. Chi sa in quale modo calcolano i profitti? Soprattutto, c’è ancora un enorme divario tra la capacità produttiva dell’economia e la produzione attuale, e assolutamente nulla farà riprendere l’economia fino a che il divario non comincerà a chiudersi.

Conclude saggiamente Robert Reich citando la sua partecipazione ad un dibattito sul canale della CNBC dove tenta di far ragionare lo scatenato conduttore della trasmissione, Larry Kudlow, e l’euforico analista finanziario Arthur Laffer, entrambi sicuri che il mercato azionario abbia raggiunto il fondo ed è ora pronto ad un grande recupero, commentando in questa maniera:

Ammiro l’ottimismo cieco, e capisco perché Wall Street e il suo portavoce desiderano vedere un ritorno del mercato rialzista. Diavolo, chiunque con un portafoglio di azioni vorrebbe vedere crescere di nuovo la borsa. Ma desiderare qualcosa è diverso dall’ottenerlo. E l’ottimismo spinto all’eccesso può causare enormi danni a una economia. Non l’abbiamo ancora imparato?

http://plus.cnbc.com/rssvideosearch/action/player/id/1088287084/code/cnbcplayershare

Paul Krugman e “la mistica del mercato”

Lunedì, Lawrence Summers, il capo del Consiglio Nazionale dell’Economia, ha risposto alle critiche sul piano Obama che prevede di sovvenzionare i privati per l’acquisto di asset tossici. “Io non conosco nessun economista”, ha dichiarato, “che non creda sia una buona idea avere un mercato dei capitali meglio funzionante con la vendita di quegli asset.”

Lasciamo da parte per un momento la questione se un mercato in cui gli acquirenti devono essere comprati per partecipare può davvero essere descritto come “meglio funzionante.” Anche per questo, Summers ha bisogno di essere meglio informato. Un buon numero di economisti infatti ha riesaminato il suo parere favorevole sui mercati dei capitali e delle attività commerciali alla luce della crisi attuale.

Ma è diventato sempre più chiaro nel corso degli ultimi giorni che gli alti funzionari dell’amministrazione Obama sono ancora dominati dalla mistica del mercato. Credono ancora nella magia del mercato finanziario e nelle abilità dei maghi che eseguono quella magia.

La mistica del mercato non ha sempre dominato la politica finanziaria. L’America emerse dalla Grande Depressione con un sistema bancario ben regolamentato, che faceva una finanza seria, anche noiosi affari. Le Banche attraevano i depositanti fornendo loro sedi appropriate magari con un tostapane o due in regalo; usavano il denaro attratto in questo modo per fare prestiti, e questo era tutto.

E il sistema finanziario non era solo noioso. Era anche, per gli standard attuali, di piccola dimensione. Anche durante gli “anni a go-go” del mercato rialzista negli anni ’60, finanza e assicurazioni insieme rappresentavano meno del 4 per cento del PIL. La relativa mancanza d’importanza della finanza si rifletteva nel listino dei titoli che componevano l’indice del Dow Jones, che fino al 1982 non aveva contenuto una sola società finanziaria.

Tutto ciò suona come primitivo secondo gli standard odierni. Eppure quel noioso, primitivo sistema finanziario fu al servizio di un’economia che raddoppiò il livello di vita nel corso di una generazione.

Dopo il 1980, naturalmente, emerse un sistema finanziario molto diverso. Nell’era del trionfo della cultura Reaganiana della deregolamentazione, l’ormai antiquato modo di fare banca è stato progressivamente sostituito dalla circolarità e dall’attività commerciale su larga scala. Il nuovo sistema è stato di gran lunga superiore al vecchio regime. Alla vigilia della crisi attuale, la finanza e le assicurazioni rappresentavano l’8 per cento del PIL, più del doppio della loro quota nel 1960. All’inizio dello scorso anno, il Dow conteneva cinque società finanziarie – giganti come AIG, Citigroup e Bank of America.

E la finanza è diventata tutt’altro che noiosa. Ha attratto molte delle nostre menti più acute e ha reso pochi eletti immensamente ricchi.

A caratterizzare il nuovo affascinante mondo della finanza è stato il processo di cartolarizzazione. I prestiti non sono più rimasti con il creditore. Invece, sono stati venduti ad altri, che facendo a fette, a dadini e purea i singoli debiti li sintetizzavano in nuovi asset. Mutui subprime, carte di credito, di debito, prestiti auto – tutto è andato nel frullatore del sistema finanziario da cui, apparentemente, sono usciti fuori dolci investimenti con la tripla AAA. E i maghi della finanza sono stati lautamente ricompensati per la supervisione di tutto il processo.

Ma i maghi sono stati anche imbroglioni, sia che sapessero o no, e la loro magia si è rivelata niente più di una collezione di trucchi a basso costo. Soprattutto, la promessa-chiave della cartolarizzazione – che avrebbe dovuto rendere il sistema finanziario più solido diffondendo più ampiamente il rischio – si è rivelata essere un inganno. Le banche hanno utilizzato la cartolarizzazione per aumentare il loro rischio, non per ridurlo, e in questo processo hanno reso l’economia più, non meno, vulnerabile allo sfacelo finanziario.

Prima o poi, le cose erano destinate ad andare male, e, alla fine, ci sono andate. Bear Stearns è fallita; Lehman è fallita; ma soprattutto, la cartolarizzazione è fallita.

Il che ci riporta all’approccio della crisi finanziaria da parte dell’amministrazione Obama.

Gran parte della discussione sul Piano per gli asset tossici si è concentrata sui dettagli e l’aritmetica, ed è giusto così. Al di là di questo, però, ciò che colpisce è la visione espressa sia nel contenuto del piano finanziario che nelle dichiarazioni dei funzionari del governo. In sostanza, l’amministrazione sembra credere che, una volta tranquillizzati gli investitori, la cartolarizzazione – e l’attività creditizia – possano riprendere da dove hanno lasciato, un anno o due fa.

Per essere onesti, i funzionari hanno chiesto anche una maggiore regolamentazione. Infatti, Giovedì, Tim Geithner, il segretario del Tesoro, ha esposto i piani per una migliore regolamentazione che, non molto tempo fa, sarebbe stata considerata una proposta radicale.

Ma la visione resta quella di un sistema finanziario più o meno uguale a quello di due anni fa, anche se un pò imbrigliato con nuove norme.

Come si può intuire, non condivido questa visione. Non credo che questo sia solo un caso di panico finanziario; credo che questa crisi rappresenta il fallimento di un intero modello di fare banca, di un settore finanziario cresciuto troppo che ha fatto più danni che bene. Non credo che l’amministrazione Obama possa resuscitare la cartolarizzazione, e credo non dovrebbe nemmeno tentarlo.

Link al testo originale
The Market Mystique
By PAUL KRUGMAN
Published: March 26, 2009
New York Times
Traduzione di Perestroika