Misteri di Wall Street

Le borse oggi si tingono di profondo rosso. Non sarà mica per i dati settimanali sulla disoccupazione negli Stati Uniti il cui trend rimane costantemente sopra le 500 mila richieste di sussidio e le stime della precedente settimana sono state riviste al rialzo (da 502 mila a 505 mila)? O perchè il report odierno della MBA segnala un incremento record delle insolvenze e delle foreclosure nel terzo trimestre del 2009 che colpisce il 14,4% dei mutui casa già in essere e rappresenta un incremento pari al 13,2% rispetto al secondo trimestre?

Suvvia, beata innocenza, queste non sono le notizie che possono affossare le borse drogate di questi mesi. Là dove non poterono i soliti pessimi dati economici, riuscì, secondo il Wall Street Journal, un oscuro analista di Bank of America Merrill Lynch che ha declassato otto aziende produttrici di microchip, incluso il colosso Intel, facendo crollare le loro azioni all’apertura di Wall Street. Misteri del silicio, o piuttosto onnipotenza delle big bank che manipolano a loro piacimento i destini dei mercati? Ai sopravvissuti l’ardua sentenza.

Non dire gatto finchè non l’hai nel sacco

Continua a crescere il tasso di insolvenza sui mutui casa. Secondo Equifax credit bureau nel mese di luglio le insolvenze sono passate dal 7,23 per cento di giugno al 7,32. I dati di Equifax non sono comparabili con quelli della MBA diffusi pochi giorni fa e relativi al secondo trimestre ma indicano comunque una tendenza alla crescita delle insolvenze, il cui picco è previsto per la fine del 2010 e soprattutto…

Rising unemployment continues to make more Americans miss their mortgage payments, a negative sign for the U.S. housing market that has lately enjoyed strong data on sales, prices and mortgage applications.

Già, la crescente disoccupazione fa saltare il pagamento delle rate di mutuo di un numero sempre maggiore di americani, un segno negativo per il mercato immobiliare che pure ultimamente aveva festeggiato per i buoni dati su vendite, prezzi e richieste di mutuo.

Fed e governo americani hanno inondato il sistema con migliaia di miliardi di dollari, e come loro più silenziosamente l’hanno fatto quasi tutti (non certo l’Italia dove a quanto pare si è scelto il decorso naturale della malattia fino al suo stadio finale…) i maggiori paesi industrializzati della terra, ma l’unico effetto sortito è stato quello di provocare un’erezione al moribondo e l’ennesima bolla dei mercati azionari, dove si sono riversati i fiumi di liquidità a basso costo nelle mani di banche e istituzioni finanziarie. L’economia vera ha tratto beneficio solo dal ciclo delle scorte di magazzino e degli incentivi a termine erogati dai governi (vedi a fondo pagina la tabella relativa agli incentivi alla rottamazione negli Stati Uniti), non certo da una impossibile ritorno dei consumi.

Sono infatti questi due ultimi elementi (ciclo scorte e incentivi) ad aver provocato quei segnali di ripresa e di crescita dei PIL di alcuni paesi che fa gridare a tutti gli imbecilli che il peggio è passato e stiamo uscendo dalla crisi. Ma se depurassimo i dati positivi dagli aiuti e dagli stimoli governativi ci renderemmo conto che non ci troviamo di fronte a una ripresa sostenibile. Cosa succederà a settembre quando i deboli effetti degli stimoli termineranno? Se continua la crescita della disoccupazione e della povertà, e continuerà anche nel 2010, come è pensabile che riprenda quel circolo virtuoso(?) che possa smaltire la sovraproduzione mondiale? No, il peggio deve ancora arrivare se ci si limita solo a drogare un sistema che dovrebbe invece cambiare dalle fondamenta.

NOTA: Le colonne sono selezionabili – clicca sulle colonna di testa: State (include distretti e territori), Clunker dollars (dollari erogati per la rottamazione), Population, Dollars per person

http://cr4re.com/clunker.html

E la chiamano… ripresa

Insolvenze e pignoramenti da record negli Stati Uniti denunciati dalla Mortgage Bankers Association (MBA) nel secondo trimestre del 2009.

Le insolvenze sono cresciute al tasso aggiustato stagionalmente del 9,24 per cento per tutti i mutui in essere alla fine del secondo trimestre su proprietà residenziali, in aumento di 12 punti base rispetto al primo trimestre e di 283 punti su base annua, stabilendo il record da quando è iniziata la rilevazione stratistica della MBA nel 1972.

Il tasso d’insolvenza comprende mutui con almeno una rata arretrata impagata ma non comprende mutui per i quali è iniziata una procedura esecutiva (foreclosure). La percentuale dei mutui relativi a foreclosures alla fine del secondo trimestre era del 4,30 per cento. La combinazione tra la percentuale dei mutui relativi alle foreclosures e quella dei mutui con almeno una rata impagata è pari al 13,16 per cento su base non aggiustata stagionalmente, la più alta mai registrata dalle statistiche della MBA sulle insolvenze.

Dichiara il capo economista della MBA, Jay Brinkmann: “Mentre il tasso delle foreclosures avviate è rimasto essenzialmente invariato rispetto al record del precedente trimestre, c’è stata una importante diminuzione delle foreclosures per mutui ARM subprime. La discesa, tuttavia, è stata compensata dagli incrementi delle foreclosures su altri tipi di mutui, con i mutui prime a tasso fisso che hanno segnato il più grande incremento. A riprova che la performance dei mutui è ancora una volta determinata dalla disoccupazione, i mutui prime a tasso fisso ora pesano per uno ogni tre foreclosure. Un anno fa pesavano per uno ogni cinque….”

Se poi volete divertirvi con dovizia di grafici vi dirotto su Calculated Risk che esamina anche le previsioni della MBA con il picco delle foreclosures raggiunto alla fine del 2010!