Case di malaffare

Gli analisti di diverse banche d’affari sono pronti a scommettere per ulteriori rialzi dei mercati azionari nel 2010. Ma le loro previsioni sono supportate da dati e analisi corrette o sono solo una trappola perchè più pesci cadano nella rete?

Una lettura alternativa e ben argomentata viene, come al solito, dagli analisti di Comstock, secondo i quali, a causa della debolezza nella spesa per consumi, del calo della fiducia nel settore delle piccole imprese, della crescita della preoccupazione per l’aumento delle foreclosure nel mercato immobiliare e dei seri problemi portati dal debito sovrano, c’è da aspettarsi invece un considerevole declino delle borse.

Tra Barclays Capital, Morgan Stanley, Ubs, JP Morgan e l’onniveggente Goldman Sachs forse solo l’ultima si era accorta dell’arrivo della tempesta perfetta, ma si era ben guardata di lanciare l’allarme mentre, zitta zitta, si alleggeriva dei titoli tossici. E voi vi fidereste di più di chi ha tutto l’interesse di continuare a gonfiare la bolla e i propri profitti o piuttosto di chi, inascoltato, aveva dato l’allarme?

Bonus cristiani

Leggo su Icebergfinanza:

… ho ascoltato in settimana un povero ragazzo, mi pare di Barclays, che raccontava al mondo intero che il profitto non è satanico e che il cristianesimo è compatibile con una giusta ricompensa. Sono d’accordo con la “santità del profitto”, ma sarei curioso di osservare dentro in quale cruna dell’ago, il buon ragazzo di Barclays, pensa di far passare i bonus miliardari del sistema finanziario mondiale, per raggiungere il regno di Dio.

Ebbene non si trattava di un povero ragazzo qualsiasi ma addirittura di John Varley, chief executive di Barclays, che ha parlato in una chiesa di Trafalgar Square in Londra e che sembra sia persino riuscito a far passare un cammello nella cruna di un ago, davanti ai fedeli raccolti in preghiera, per dimostrare che i suoi bonus sono in linea con i precetti Cristiani. Qui tutta la storia con la contromossa di Goldman Sachs che non ha detto nulla sul proprio satanismo ma ha fatto riecheggiare parole evangeliche a difesa del suo buon nome dal pulpito della cattedrale di St.Paul, sempre a Londra, attraverso un suo consulente finanziario.

Casino Royale

Sempre a proposito di bische a cielo aperto e giocatori che vincono grazie a carte truccate, ovvero come Goldman Sachs, la Regina delle banche d’affari, riesce a fare profitti enormi in tempo di crisi attraverso strategie di insider trading ad altissima frequenza. Questo post di Andrea Mazzalai ci spiega il trucco in maniera esemplare. Per chi volesse approfondire l’argomento c’è questo lavoro, rigorosamente in inglese.

Banche di sabbia o castelli di carte?

Dopo i “ricchi” risultati trimestrali di Goldman Sachs e JPMorgan arrivano quelli meno brillanti, ma meno del previsto, di Citigroup e Bank of America. Anche qui il trucco c’è e si vede, sebbene gli analisti e le borse facciano finta di non vederlo.

Citigroup ha conseguito un risultato netto di 4,3 miliardi di dollari, in deciso recupero rispetto alla perdita netta di 2,5 miliardi dello stesso periodo dello scorso anno. Ma la banca è riuscita a realizzare una simile performance grazie ad un’entrata straordinaria di 6,7 miliardi di dollari derivante dalla vendita della divisione Smith Barney a Morgan Stanley. Se i numeri non sono un’opinione, Citigroup, senza questa cessione avrebbe riportato esattamente la stessa perdita dello scorso anno.

Invece gli utili netti di Bank of America nel secondo trimestre, calcolati tenendo conto dei dividendi pagati al governo Usa per i suoi prestiti, calano del 5,9% a 3,2 miliardi di euro (33 cent ad azione). Il risultato è superiore ai 28 cent attesi dagli analisti. Ma anche in questo caso non è tutta farina del suo sacco dato che la crescita del fatturato deriva dalla fusione con Merril Lynch.

Per i risultati di Goldman Sachs e JPMorgan vi rimando ai recenti post di Marco Sarli, che, tra l’altro ci ricorda che

…la maggior parte degli utili vengono dalla cosiddetta attività di trading, quell’attività che consiste essenzialmente nel fare scommesse sull’andamento degli indici azionari, delle materie prime, dei tassi di interesse, dei cambi e di qualunque cosa sia valutabile…

Insomma, come prima, più di prima, si continua a giocare in un mondo di carta, come se nulla fosse mai successo, in attesa del prossimo crash. O, per dirla alla Robert Reich, i due giganti troppo grandi per fallire, rimasti gli unici padroni del Casinò, giocano a poker con le fiches fornite dai contribuenti americani e stabilendo in proprio le regole del gioco.

Venditori di tappeti (senza offesa per la categoria)

Il presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke, ha dichiarato che “recentemente abbiamo riscontrato dei timidi segnali di un rallentamento del crollo dell’attività economica” e cita al proposito i dati “sulle vendite di case, sulle costruzioni e sulla spesa per consumi”.

Parafrasando J.K. Galbraith (Il Grande Crollo) chiunque senta pronunciare dalle autorità parole del genere dovrebbe capire che qualcosa non va. E infatti, a poche ore dalle dichiarazioni del Presidente della Fed il cui scopo è quello di sostenere artificialmente la borsa, giusto il tempo che le big bank americane possano presentare i loro bilanci truccati e rastrellare un pò di soldi da restituire ai creditori (per primo al governo), ecco che arrivano a gelare Wall Street i dati sulle vendite al dettaglio del mese di marzo negli Stati Uniti.

Gli analisti si aspettavano un incremento dello 0,3% rispetto al mese precedente e invece c’è stato un calo del 1,1%, segno che l’aumento della disoccupazione, come è ovvio, incide sui consumi e che molti americani hanno preso coscienza di una crisi diversa dalle altre e non si fidano più degli annunci, sempre smentiti dai fatti, delle autorità federali e delle istituzioni finanziarie.

Sacre istituzioni finanziarie come la Goldman Sachs che presenta dopo il primo trimestre un utile di bilancio di 1,8 miliardi di dollari grazie ai 2,5 miliardi dei contribuenti americani ricevuti dalla AIG e facendo sparire il mese di dicembre dal calendario del 2008. Impossibile? Allora leggete qui e qui. Stati Uniti, il paese dove tutto è possibile.