Obama’s legacy


Obama’s legacy

Queste tabelle parlano da sole: i grafici rappresentano 8 anni di amministrazione Barak Obama-Hillary Clinton e misurano il declino economico e sociale degli Stati Uniti. No fake news.

La carta proviene dalla Federal Reserve (FED)

Bolla? Quale bolla?

I Senatori della Banking Committee hanno messo sulla graticola il povero Ben Bernanke prima di concedere il probabile nulla osta alla sua rielezione alla presidenza della Federal Reserve, anche se questo costerà un ridimensionamento dei poteri della banca centrale. Esilarante questo passaggio dell’ “interrogatorio”. Dal Wall Street Journal:

In question and answer session, Mr. Bernanke said he didn’t see any asset bubbles emerging in the United States. “We do not see, at this point, any extreme misevaluation of assets in the United States,” Mr. Bernanke said.

A questo punto credo che il via libera delle lobbies finanziarie sia scontato: sempre meglio un asino alla presidenza della Fed piuttosto che una Fed che metta il naso nei loro affari.

Effetti collaterali

Toh, anche la Fed si è accorta che a forza di stampare denaro e inondare i mercati di liquidità si rischia di alimentare la bolla dei mercati finanziari. E’ quanto risulta dai verbali dell’ultima riunione (3-4 novembre) del Federal Open Market Committee (FOMC), il board dei governatori della Federal Reserve. Nel linguaggio paludato ed asettico che si confà a tali consessi leggiamo infatti:

Members noted the possibility that some negative side effects might result from the maintenance of very low short-term interest rates for an extended period, including the possibility that such a policy stance could lead to excessive risk-taking in financial markets or an unanchoring of inflation expectations. While members currently saw the likelihood of such effects as relatively low, they would remain alert to these risks.

Già, i membri (del board) hanno sottolineato la possibilità che qualche effetto collaterale negativo potrebbe derivare dal mantenimento per un esteso periodo di tempo di bassissimi tassi d’interesse a breve termine, inclusa la possibilità che una tale politica potrebbe condurre a un eccessiva propensione al rischio sui mercati finanziari o a dare il via ad aspettative inflazionistiche. Mentre i membri attualmente ritengono la probabilità di tali effetti ancora relativamente bassa, rimangono tuttavia all’erta nei confronti di questi rischi.

All’erta sto. Questo è quanto. In fondo nulla è cambiato dai tempi di Greenspan che con i suoi occhialini non riusciva a vedere bolle e quando le vedeva teorizzava che si dovessero sgonfiare da sole. Cambiano gli interpreti ma la musica rimane sempre la stessa. Lasciate ogni speranza o voi che credevate che nulla sarebbe stato come prima e che questa crisi avrebbe costretto il sistema ad autoriformarsi.

Donne che si dissociano

Ha avuto scarsa eco sulla stampa italiana il primo discorso di Angela Merkel nella veste di capo del nuovo governo davanti al parlamento tedesco. Si fa fatica a trovarne notizia anche nelle Agenzie stampa. Non sarà mica perchè la cancelliera è andata controcorrente rispetto ai fiumi di ottimismo dispensati negli ultimi tempi da economisti embedded e capi di governo?

La cancelliera tedesca ha infatti affermato che l’apice della crisi colpirà la locomotiva dell’Europa nel 2010 e che i problemi, soprattutto la disoccupazione, peggioreranno prima di migliorare, tanto che il governo tedesco si prepara a rimpinguare il fondo di salvataggio e a tagliare le tasse per sostenere la debolissima crescita economica.

Ci voleva una donna concreta e coraggiosa per dire come stanno realmente le cose, uscendo fuori dal coro di quelli che “è partita la ripresa” e “il peggio è alle spalle”. Come pure ci voleva una donna, Janet Yellen, Presidente della Fed di San Francisco e membro del board della Fed (FOMC) ad ammonire che il rischio più grande oggi non è l’inflazione ma la deflazione e sul perdurare di gravi rischi per l’economia, puntando il dito sulla domanda dei consumatori che non riparte e sul credit crunch che permane ancora.

Il Paese dei Barbagianni

I governatori della Federal Open Market Committee, nella consueta due-giorni mensile, nonostante abbiano rilevato che l’attività economica degli Stati Uniti ha continuato a migliorare nell’arco dell’ultimo mese e che le spese delle famiglie appaiono ora in fase di espansione, hanno deciso di lasciare i tassi “su livelli eccezionalmente bassi per un periodo prolungato” perchè le prospettive dell’economia rimangono incerte.

“L’attività del mercato immobiliare è aumentata nel corso degli ultimi mesi” si legge nel comunicato pubblicato dalla Federal Reserve, “e le spese delle famiglie appaiono in espansione sebbene rimangano sotto pressione a causa dell’alta disoccupazione, della lenta crescita del reddito e della ristrettezza del credito”. Sul fronte delle aziende, le imprese “stanno ancora riducendo gli investimenti fissi e l’occupazione, sebbene a ritmi più moderati mentre realizzano passi avanti nel processo di riduzione degli stock per renderli più in linea con le vendite”.

Era quanto volevano sentirsi dire Wall Street e le borse europee che festeggiano anche oggi perchè in Ottobre invece degli attesi 540.000 nuovi disoccupati americani in più ce ne saranno “solo” 520.000, salvo le dovute rettifiche del prossimo mese. Tanto basta per continuare ad alimentare il ricco bottino di banche e grande finanza realizzato con i fiumi di liquidità iniettati nei mercati da banche centrali e governi e utilizzati non per sostenere l’economia reale e l’occupazione ma per scommettere su tutto quello su cui si può scommettere come prima della crisi e più di prima. Ma chi l’ ha detto che il campo dei miracoli e il paese dei barbagianni esistono solo nel mondo delle favole?

Se lo dice Bernanke…

Ben Bernanke, anche se l’economia si trova su un terreno più stabile, non si aspetta una rapida ripresa economica. E’ quanto ha affermato il presidente della Federal Reserve parlando ad un gruppo di banchieri alla conferenza annuale della Fed di Kansas City tenutasi a Jackson Hole, nel Wyoming. “L’attività economica sembra stabilizzarsi negli Stati Uniti e fuori del paese” ha detto, ed ha aggiunto che le prospettive per un ritorno a breve termine della crescita “sembrano buone” ma la ripresa economica “sarà probabilmente relativamente lenta all’inizio, con la disoccupazione in diminuzione solo gradualmente dagli alti livelli”. Per chi è disposto a soffrire e conosce l’inglese, qui il testo completo del discorso. Se poi volete sapere se Bernanke è uno che c’azzecca, leggetevi questo articolo su Repubblica del 10 giugno 2008, giusto 14 mesi fa, alla vigilia del crollo di Settembre-Ottobre.

Il Gioco della Federal Reserve

Hai sempre desiderato testare le tue capacità di banchiere centrale e metterti nei panni di Bernanke e Greenspan? Da oggi puoi farlo giocando online il Gioco della Federal Reserve. Puoi alzare troppo i tassi provocando una recessione o abbassarli tanto da causare un’inflazione. Le istruzioni sono in inglese ma il gioco è abbastanza intuitivo. Abbiate un attimo di pazienza per il caricamento del gioco. Per quanto mi riguarda il mio primo tentativo è stato disastroso: ho provocato un’inflazione al 28% nel 2014. Ma Bernanke saprà fare meglio?

Il Re è nudo, ma nessuno osa dirlo

La Fed, era scontato, lascia le cose come stanno: tassi prossimi allo zero per garantire liquidità e una nuova immissione di 300 miliardi di dollari di denaro fresco di stampa, segno che i germogli verdi non sono poi così verdi, e con una pietosa bugia chiama tutto ciò “stabilizzazione”, ad uso e consumo di banchieri, media allineati e politici ignoranti (non sono una prerogativa solo italiana).

Così gira il mondo: banche sottocapitalizzate, crediti deteriorati, perdite camuffate, migliaia di miliardi di dollari spesi per salvare solo le grandi banche mentre poco o niente è stato fatto per aiutare le vere vittime della tempesta perfetta, mutuatari, imprese, lavoratori. Quanto effimeri siano i segnali di ripresa e legati a fattori stagionali – come il ciclo delle scorte di magazzino – sono lì a dimostrarlo i fallimenti in serie, il calo dei commerci internazionali e dei consumi, il continuo aumento, anche se rallentato, dei disoccupati.

Quale persona in buona fede o sana di mente parlerebbe in questa situazione di ripresa? E invece siamo qui, come per tutto il corso di questi due ultimi anni a sentirci raccontare ancora una volta la favoletta che il peggio è passato, che c’è una stabilizzazione, segnali di ripresa, che stà ritornando la fiducia degli investitori. Già la borsa, la nuova bolla finanziaria, l’ultima tenda ad ossigeno allestita per far respirare il morto.

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vignetta tratta da Jesse’s Café Américain

Bernanke nel cestino

Beh, oggi avevo scritto un articolo, ma poi mi sono accorto che le mie stesse considerazioni le ha svolte meglio di me Marco Sarli nel suo pezzo quotidiano, di cui condivido anche le virgole.

Non mi rimane che anticipare la chiusura estiva del blog o invitare Marco a prendersi delle meritatissime ferie.

Bagliori di speranza nel libro beige della Fed

A quanto pare la Federal Reserve non si schiera, almeno non del tutto, dalla parte della sempre più numerosa pattuglia degli inguaribili e interessati ottimisti (secondo i quali è stato raggiunto il fondo della crisi ed è iniziata la ripresa) ma, ligia ai suoi compiti istituzionali, professa prudenza, insomma, come si dice, mette le mani avanti.

In un report, che più appropriatamente negli Stati Uniti chiamano “libro beige” invece di “bianco”, la Federal Reserve infatti nota che, sebbene in alcune regioni i venti della recessione sembrino attenuati, nei mesi di aprile e maggio l’economia americana ha continuato a “deteriorarsi ulteriormente”. I consumi rimangono deboli e quelli che comprano, guarda un pò, evitano articoli di marca e beni di lusso. Il mercato del lavoro resta debole e la stretta creditizia non si allenta.

Naturalmente, tra i compiti istituzionali della Fed c’è anche quello di infondere fiducia, ed allora una piccola dose di ottimismo non guasta nel desolante panorama della recessione.

An increase in the hiring of temporary workers typically precedes improvement in the overall labor market.

Un bagliore di speranza! Il ricorso a contratti a tempo determinato precede spesso un miglioramento nel mercato del lavoro! O non è piuttosto che le aziende ricorrono a lavoratori precari per ricostituire provvisoriamente le scorte di magazzino e siamo quindi di fronte solo a un fenomeno congiunturale e purtroppo temporaneo?

Although many investors have begun worrying that, as the economy recovers, inflation could make a comeback, the report noted that with few exceptions, “prices at all stages of production were generally flat or falling.” At the retail level, pricing was “very soft.” And wages were generally “flat or falling.”

Sebbene molti investitori abbiano iniziato a preoccuparsi di un ritorno dell’inflazione, i prezzi di tutta la filiera produttiva sono fermi o in diminuzione. Qual’è dunque la buona notizia, l’inflazione annunciata, o la conferma che siamo in piena recessione?

“Contacts from several Districts said that their expectations have improved, though they do not see a substantial increase in economic activity through the year.”

Altri bagliori! Secondo la Fed le aspettative migliorano, anche se non si vedono sostanziali miglioramenti nelle attività economiche almeno per quest’anno. Insomma il bicchiere non è più nemmeno mezzo pieno ma grazie al cielo, per la Fed, il fondo è ancora bagnato da gocce di speranza.