L’orso non è ancora andato in letargo

Oggi si sono addensate due nubi nere sopra Wall Street a confermare che, se non ci credono i consumatori che il peggio è alle spalle, ci saranno pur dei validi motivi, non solo la crescita della disoccupazione il cui dato viene minimizzato in quanto indicatore differito rispetto alla presunta ripresa in atto.

Sono arrivati infatti i dati di Settembre delle vendite di nuove case e degli ordini di beni durevoli. Inaspettatamente dopo cinque mesi consecutivi di crescita le vendite sono diminuite del 3,6% mentre gli analisti si attendevano un incremento del 2,6%. Nonostante questo e nonostante gli inventari delle case invendute continuino a gonfiarsi, facendo crollare i prezzi, si continua a parlare di stabilizzazione del mercato.

Così pure viene interpretata positivamente dai soliti ottimisti la crescita, pari all’ 1%, della domanda di beni durevoli anche se al di sotto delle attese in quanto era previsto dagli economisti un più 1,5%. Insomma c’è chi continua a vedere il sereno mentre crescono i segnali dell’arrivo di una nuova tempesta.

Quel che è certo è che la recessione è solo tecnicamente finita, la ripresa è un oggetto misterioso e regna sempre l’incertezza sui mercati. Se poi il dollaro inverte la rotta….

Toro seduto

Le vendite di nuove case unifamiliari, dati forniti oggi dal Dipartimento USA del Commercio, sono cresciute in giugno dell’11 per cento rispetto al mese precedente. Anche se, anno su anno, le vendite di nuove case sono diminuite del 21,3% rispetto a Giugno 2008.

Ovviamente questo dato viene presentato come positivo rispetto alle previsioni degli economisti che si aspettavano una crescita inferiore. Ma se il mercato immobiliare si sta riprendendo così alla grande, come si spiega che il prezzo medio delle nuove costruzioni è sceso a 206.202 dollari in Giugno, mentre a Giugno 2008 era di 234.300 (-12%) e a maggio 2009 è stato di 219.000 dollari?

Oggi anche Wall Street sembra cominci a porsi qualche domanda su tutti questi risultati migliori delle attese.

Krugman e gli inguaribili ottimisti

Oggi anche a Krugman va di scherzare e di prendere un po’ in giro gli inguaribili ottimisti:

Ho letto molti articoli a proposito di un’ondata di nuove case. E’ vero che rispetto al mese precedente c’è stato un 17% in più. Ma qui sta l’inghippo: la costruzione di nuove case è arrivata a un punto morto, perciò anche una larga variazione percentuale vuol dire solo che è iniziata la costruzione di una minima quantità di case. Se noi costruissimo in tutta la nazione 6 case al mese e il mese successivo passassimo a 7, la crescita sarebbe appunto del 17 per cento, ma farebbe qualche differenza nella vita reale?

OK, ho esagerato un pò, ma qui sotto è come le costruzioni di nuove case appaiono veramente:

Buone notizie, anzi cattive

A Wall Street non sanno che pesci prendere. Nel dubbio, il Dow Jones non dà segni di vita. Oggi erano attesi due dati macroeconomici importanti: quelli relativi alle costruzioni di nuove case e alla produzione industriale nel mese di maggio. Via Calculated Risk:

Nuove costruzioni per un totale di 532mila unità in maggio, un rimbalzo dal dato più basso di tutti i tempi, le 454mila unità di aprile. Il precedente record negativo di 488mila era stato raggiunto in gennaio (il più basso livello da quando sono iniziate le misurazioni nel 1959).

Le nuove costruzioni di case unifamiliari sono state di 401mila in maggio, sopra il più basso livello record raggiunto in gennaio e febbraio (357mila) e sopra le 400mila per la prima volta dallo scorso novembre.

In crescita anche i permessi edilizi che anticipano l’andamento del settore: il mese scorso si è registrato un tasso di 518mila unità da 498mila di aprile (dato rivisto). Il dato suggerisce che nel mese di giugno potrebbe rimanere lo stesso livello nella costruzione di nuove case unifamiliari.

La pattuglia degli inguaribili ottimisti vorrebbe interpretare questi dati come il segnale che il mercato immobiliare ha ormai raggiunto il fondo. Poichè è invece fisiologico che maggio e giugno siano tradizionalmente i mesi più vivaci della stagione, bisognerà aspettare ancora qualche mese per avere dati che possano confermare una stabilizzazione della situazione.

Total Housing Starts and Single Family Housing Starts

Se non bastava questa è arrivata un’altra doccia fredda: a maggio la produzione industriale americana è scesa dell’1,1%, contro il -0,9% atteso. Non solo. La produzione manifatturiera è scesa di 1 punto percentuale e il settore automobilistico ha registrato ancora un forte rallentamento (-7,9%).

Un inguaribile ottimista dotato di un certo senso dell’umorismo ha commentato: “Il ribasso è meno marcato rispetto al crollo post-Lehman”. Bontà divina: magra, anzi magrissima consolazione anche perchè il tasso di utilizzo della capacità produttiva per tutta l’industria è precipitato in maggio al 68.3 per cento, un livello di ben 12.6 punti percentuali sotto la media del periodo 1972-2008. Prima dell’attuale recessione il punto più basso della serie, che inizia dal 1967, era stato del 70.9 per cento nel dicembre 1982.

Capacity Utilization