Personaggio dell’Anno?

La rivista Time ha nominato Ben Bernanke “Personaggio dell’Anno”. Forse anche questo è un premio dato, come certi Nobel, alla speranza, la speranza che il presidente della Fed mantenga i tassi vicini allo zero il più a lungo possibile anche nel 2010?

Ma bando alle battute….il commento più “serio” e convincente l’ha dato forse Paul Krugman, il quale avverte di fare molta attenzione perchè la storia ci insegna che è bene andare “short” con le azioni di una società il cui CEO compare sulla copertina patinata di un grande magazine.

In più c’è lo specifico effetto Time. E ricorda i precedenti, come quando nel 1985, dovendo scegliere tra Madonna e Cyndi Lauper, la rivista americana concluse che Cyndi Lauper sarebbe stata quella destinata a rimanere una star.

Ma soprattutto, non bisogna dimenticare questo:


Krugman dice si tratti di un ben noto fenomeno ma senza dargli un nome. Che intenda abbia qualcosa a che fare con la iella?

Bolla? Quale bolla?

I Senatori della Banking Committee hanno messo sulla graticola il povero Ben Bernanke prima di concedere il probabile nulla osta alla sua rielezione alla presidenza della Federal Reserve, anche se questo costerà un ridimensionamento dei poteri della banca centrale. Esilarante questo passaggio dell’ “interrogatorio”. Dal Wall Street Journal:

In question and answer session, Mr. Bernanke said he didn’t see any asset bubbles emerging in the United States. “We do not see, at this point, any extreme misevaluation of assets in the United States,” Mr. Bernanke said.

A questo punto credo che il via libera delle lobbies finanziarie sia scontato: sempre meglio un asino alla presidenza della Fed piuttosto che una Fed che metta il naso nei loro affari.

Effetti collaterali

Toh, anche la Fed si è accorta che a forza di stampare denaro e inondare i mercati di liquidità si rischia di alimentare la bolla dei mercati finanziari. E’ quanto risulta dai verbali dell’ultima riunione (3-4 novembre) del Federal Open Market Committee (FOMC), il board dei governatori della Federal Reserve. Nel linguaggio paludato ed asettico che si confà a tali consessi leggiamo infatti:

Members noted the possibility that some negative side effects might result from the maintenance of very low short-term interest rates for an extended period, including the possibility that such a policy stance could lead to excessive risk-taking in financial markets or an unanchoring of inflation expectations. While members currently saw the likelihood of such effects as relatively low, they would remain alert to these risks.

Già, i membri (del board) hanno sottolineato la possibilità che qualche effetto collaterale negativo potrebbe derivare dal mantenimento per un esteso periodo di tempo di bassissimi tassi d’interesse a breve termine, inclusa la possibilità che una tale politica potrebbe condurre a un eccessiva propensione al rischio sui mercati finanziari o a dare il via ad aspettative inflazionistiche. Mentre i membri attualmente ritengono la probabilità di tali effetti ancora relativamente bassa, rimangono tuttavia all’erta nei confronti di questi rischi.

All’erta sto. Questo è quanto. In fondo nulla è cambiato dai tempi di Greenspan che con i suoi occhialini non riusciva a vedere bolle e quando le vedeva teorizzava che si dovessero sgonfiare da sole. Cambiano gli interpreti ma la musica rimane sempre la stessa. Lasciate ogni speranza o voi che credevate che nulla sarebbe stato come prima e che questa crisi avrebbe costretto il sistema ad autoriformarsi.

L’oracolo immobiliare

“Il mercato immobiliare si sta stabilizzando e migliorerà ancora nei prossimi mesi” diceva solo pochi giorni fa Ben Bernanke. Come nel caso di altre sue previsioni gli ultimi dati reali si assumono l’incarico di smentirlo nuovamente.

A ottobre negli Stati Uniti i nuovi cantieri per l’edilizia abitativa hanno segnato un calo del 10,6%, con un consensus che prevedeva invece un incremento dell’1,7%, una vera debacle delle aspettative!

Sorpresi solo gli inguaribili ottimisti e chi crede in una ripresa immaginaria, con la disoccupazione in aumento e un mercato immobiliare sostenuto solo dagli incentivi governativi. Avanti, c’è posto!

Ipertitoli

Non credo che Taleb, quando prevede iperinflazione se i governi continueranno a stampare denaro, si riferisca all’oggi o all’immediato futuro. Mi sembra riduttivo sintetizzare la sua opinione, come ha fatto il Corriere della Sera, in un titolo che enfatizza un solo concetto, espresso tra l’altro in una battuta lapidaria, tralasciando i contenuti ben più ampi dell’intervista, nella quale sviluppa altri tre concetti fondamentali:

1) La crisi è soltanto all’inizio
2) Nulla è cambiato, nulla è stato fatto per evitare una nuova crisi
3) Non ci sarà ripresa con una disoccupazione crescente e quindi senza un aumento del livello dei consumi.

Modestamente avrei aggiunto che non sarà possibile una ripresa senza una soluzione della crisi immobiliare e del problema delle foreclosure ma non è possibile avere tutto da una semplice intervista.

Al momento quanto questa ripresa sia virtuale e fragile ce lo confermano gli ultimi dati che mostrano negli Stati Uniti bassa inflazione e un rallentamento della produzione. L’indice dei prezzi alla produzione dei beni al consumo è salita in ottobre dello 0,3% su base stagionale, mentre era attesa una crescita dello 0,6% e la produzione industriale nello scorso mese è cresciuta di un niente, lo 0,1%, mentre il consensus era di 0,3%, ben tre volte tanto.

Ora, credete di più alle previsioni di chi in passato non ne ha mai azzeccata una o a quelle di un Cigno Nero?

Il Paese dei Barbagianni

I governatori della Federal Open Market Committee, nella consueta due-giorni mensile, nonostante abbiano rilevato che l’attività economica degli Stati Uniti ha continuato a migliorare nell’arco dell’ultimo mese e che le spese delle famiglie appaiono ora in fase di espansione, hanno deciso di lasciare i tassi “su livelli eccezionalmente bassi per un periodo prolungato” perchè le prospettive dell’economia rimangono incerte.

“L’attività del mercato immobiliare è aumentata nel corso degli ultimi mesi” si legge nel comunicato pubblicato dalla Federal Reserve, “e le spese delle famiglie appaiono in espansione sebbene rimangano sotto pressione a causa dell’alta disoccupazione, della lenta crescita del reddito e della ristrettezza del credito”. Sul fronte delle aziende, le imprese “stanno ancora riducendo gli investimenti fissi e l’occupazione, sebbene a ritmi più moderati mentre realizzano passi avanti nel processo di riduzione degli stock per renderli più in linea con le vendite”.

Era quanto volevano sentirsi dire Wall Street e le borse europee che festeggiano anche oggi perchè in Ottobre invece degli attesi 540.000 nuovi disoccupati americani in più ce ne saranno “solo” 520.000, salvo le dovute rettifiche del prossimo mese. Tanto basta per continuare ad alimentare il ricco bottino di banche e grande finanza realizzato con i fiumi di liquidità iniettati nei mercati da banche centrali e governi e utilizzati non per sostenere l’economia reale e l’occupazione ma per scommettere su tutto quello su cui si può scommettere come prima della crisi e più di prima. Ma chi l’ ha detto che il campo dei miracoli e il paese dei barbagianni esistono solo nel mondo delle favole?

Il rapporto del Tesoro non conferma l’ottimismo del mercato

Consueto appuntamento di fine settimana con il Market Commentary di Comstock di cui vi fornisco la traduzione.

All’inizio di questa settimana il Dipartimento del Tesoro ha annunciato che, poiché l’emergenza finanziaria è finita e il sistema finanziario si è stabilizzato, avevano risvisto alcuni aspetti dei programmi relativi alla crisi, passando ad una nuova fase. Come il comunicato stampa del Tesoro mette in rilievo, stanno passando “dal salvataggio dell’economia al risanamento e alla ricostruzione delle fondamenta per una crescita futura”. Mentre è vero che il Tesoro insieme alla Fed ha contribuito ad evitare un collasso sistemico dell’economia e del sistema finanziario, il comunicato stampa sorvola sui gravi problemi che ancora permangono, e la maggior parte dei mezzi di comunicazione non ha approfondito il breve comunicato. Tuttavia, il sito web del Tesoro ha incluso il rapporto completo, che ha indicato le principali preoccupazioni per il periodo a venire. Poiché è improbabile che molti abbiano letto la relazione completa ne citiamo alcuni passi:

“Nonostante i progressi significativi compiuti nella ristrutturazione del sistema finanziario, la normalizzazione dei mercati finanziari conseguita fino ad oggi è parziale e fragile, e la ripresa economica è, nel migliore dei casi, ai suoi primi stadi … Il mercato immobiliare è ancora sotto pressione. .. parti significative del sistema finanziario restano compromesse … la nuova disoccupazione resta elevata, la produzione è scesa in modo significativo, le foreclosure continuano ad aumentare, e il credito alle famiglie e alle imprese resta limitato.

“… Le perdite sui crediti in alcune parti del sistema sono in continuo aumento e i fallimenti bancari, che tendono a ritardare i cicli economici, sono ancora in aumento. Queste condizioni creano un ambiente in cui nuove scosse possono ancora avere effetti smisurati … il sistema finanziario è ancora fragile, e alcuni dei miglioramenti che abbiamo visto in molti mercati finanziari sono ancora in gran parte dipendenti dal sostegno delle politiche straordinarie.

“… Negli immobili residenziali, anche se il tasso di deterioramento è rallentato, il mercato non ha raggiunto uno stabile fondo, e le foreclosure continuano ad aumentare in tutte le classi di mutui, con i mutui prime ora al primo posto. Il processo di ristrutturazione per gli immobili commerciali è iniziato solo di recente. Il ritmo dei fallimenti bancari è aumentato e si prevede rimanga elevato per diverso tempo.

“… In questo difficile periodo di adattamento, il sistema potrebbe essere sensibile ad eventi imprevisti del mercato. Inoltre, nei mercati in cui le condizioni sono migliorate, non è chiaro se il miglioramento può persistere senza un costante sostegno del governo.

“… il risanamento del mercato immobiliare è lungi dall’essere completo. L’attività di costruzione e le vendite sembrano aver iniziato a risalire dal fondo durante l’estate, ma c’è ancora un notevole differenziale di case vuote ed invendute … e una percentuale molto elevata dei proprietari di casa ora hanno un mutuo residuo da pagare che è superiore al valore delle loro case, e il mercato del lavoro è ancora debole.

“… L’emissione di nuovi strumenti di debito garantiti da nuovi prestiti al consumo, noti come ABS, è migliorata con il sostegno del programma TALF. Questo è un canale fondamentale per la fornitura di nuovo credito alle famiglie. Ma c’è stata solo una piccola emissione di ABS non supportatata dal TALF.

“… Molte banche di piccole dimensioni hanno esposizioni relativamente elevate nei mutui immobiliari commerciali, in cui i problemi del credito sono ancora in crescita, e altri investimenti in difficoltà”.

Il rapporto del Tesoro si legge un pò come le nostre osservazioni recenti (vedi archivio) e mostra la preoccupazione con cui l’Amministrazione guarda ancora all’economia. La dichiarazione di Bernanke secondo cui la recessione è “tecnicamente” finita è venuta fuori quasi nello stesso momento, ed è stata accolta dagli applausi degli investitori ignorando i maggiori problemi come fecero alla fine del 1999 e del 2007. Dubitiamo, tuttavia, che il presidente della Fed, se sollecitato, sarebbe in disaccordo con il rapporto del Tesoro. Noi pensiamo che il mercato è in ipercomprato, sopravvalutato, ed esposto al grave rischio di un crollo.

Ben, l’indovino

Come i drogati in una fumeria di oppio, le borse volano sotto l’effetto delle dichiarazioni di ieri del governatore della Fed, Ben Bernanke, secondo cui la recessione è finita. Ma il presidente della Fed è veramente attendibile come Bernacca o dice solo quello che i mercati vogliono sentirsi dire? Tra i tanti commenti che ho letto assegno il primo premio a questo di Barry Ritholtz, deliziosamente ironico e intelligente.

Ben Bernanke ha dichiarato che la recessione è finita.

Questo porta a una semplice domanda: perché dovrebbe importarvi delle sue previsioni sulla recessione?

Basandosi sulla sua esperienza di specialista in previsioni e sul suo acume nell’individuare i problemi economici prima che esplodessero, la sua opinione sull’inizio e sulla fine delle recessioni è, ad essere franchi, irrilevante.

Ricordate che fu Bernanke a descrivere la situazione dei sub-prime, come “contenuta”; è stato lui che ha creduto che la crisi immobiliare non si sarebbe diffusa più ampiamente nell’economia, e fu lui in qualche modo a pensare che la drammatica situazione di Bear Stearns non si ripetesse di nuovo.

Non voglio discriminare Bernanke; dopo tutto, è un economista, e se siete stati attenti, avrete notato che l’intera categoria non ha visto l’arrivo della recessione, la crisi del credito e il collasso del mercato. Potreste anche trovare utile ignorare ciò che la categoria che non è stata capace di prevedere ieri pensa sul domani.

Anche adesso, il presidente della Federal Reserve ha detto che la recessione è “molto probabilmente finita”, non appena i consumatori hanno mostrato alcuni primi segnali di ripresa della spesa. Non importa che tutta questa attività di vendita al dettaglio sia stata stimolata dagli incentivi governativi.

Ora, come investitori, vorrete conoscere il punto di vista economico del capo della Fed, in particolare quello pertinente la sua politica dei tassi di interesse. La cura prescritta ha reso chiaro che è stato deciso che i tassi rimangano bassi per il prossimo futuro, cosicchè questo diventa un non-problema in questo contesto.

Ma le sue previsioni economiche? Non preoccupatevi.

Guardate che non sono stato un critico particolarmente duro col presidente della Fed. Mentre non può essere Paul Volcker, non è nemmeno (per fortuna) Alan Greenspan. E ci sarebbe potuto capitare molto di peggio che avere uno studioso della Grande Depressione e anche un pensatore fuori dagli schemi come il capo della Fed.

Ma come specialista in previsioni? Non è meglio del suo predecessore…

Le notizie che le borse non vorrebbero sentire

Il Wall Street Journal ci informa che il fondo della Federal Deposit Insurance Corp.(FDIC) che garantisce più di 4.500 miliardi di dollari (o se preferite 4,5 trilioni) depositati nelle banche americane, è sceso a 10,4 miliardi alla fine di giugno, a seguito delle continue difficoltà incontrate dal settore bancario alle prese con il deteriorarsi dei crediti e il sostegno dato dalle autorità regolatrici nel tentativo di mettere ordine nel caos.

Il livello del fondo di garanzia, il più basso dai tempi della crisi delle Casse di Risparmio americane, assicura quasi certamente un nuovo intervento del governo a sostegno del settore bancario con le risorse necessarie per ricapitalizzare le sue riserve. L’amministrazione potrebbe anche chiedere un prestito di 100 miliardi al dipartimento del Tesoro, ma finora hanno evitato questa opzione.

“La FDIC è stata specificatamente creata per tempi come questi” dice il presidente della FDIC Sheila Bair. “Non importa quanto impegnativa è la situazione, la FDIC ha larghe risorse per continuare a proteggere i depositanti come abbiamo fatto negli ultimi 75 anni.” Il fondo a garanzia dei depositi ha raggiunto il suo massimo con 45 miliardi di dollari un anno fa.

La FDIC dichiara di avere 416 banche nella sua lista dei “problemi” alla fine del secondo trimestre, in crescita rispetto alle 305 della fine di marzo. Le banche sulla lista dei problemi sono considerate a più alto rischio di fallimento e sottoposte a una più stretta sorveglianza dei regolatori. L’agenzia afferma che il totale degli asset delle banche nella lista dei problemi sono pari a quasi 300 miliardi di dollari, il che suggerisce che sia Citigroup che le altre più grandi banche, restano fuori dalla lista non perchè – aggiungo io – non abbiano problemi ma perchè, essendo “troppo grandi per fallire”, questi restano direttamente in carico al governo e al Tesoro.

La FDIC nel suo rapporto trimestrale dice che il settore ha dichiarato un aggregato netto di perdite di 2,7 miliardi di dollari nel secondo trimestre, soprattutto dovute all’incremento dei costi per i cattivi crediti. Questa è un’inversione di tendenza rispetto al primo trimestre in cui le banche erano tornate a fare leggeri profitti, e dimostra che le banche hanno ancora molto lavoro da fare prima di risolvere i loro problemi, ammonisce il WSJ.

La FDIC rivela anche che i debitori rimangono indietro con i pagamenti a livelli record e in tutti i più diffusi tipi di prestiti. I prestiti con almeno 90 giorni di arretrato sono saliti per 13 trimestri consecutivi mentre la percentuale di prestiti con almeno tre mesi di insolvenza sono saliti al 4,35%, il più alto livello da quando la FDIC ha iniziato a rilevare questo dato 26 anni fa.

L’area maggiormente problematica continua ad essere quella relativa alle proprietà immobiliari, suggerendo al WSJ di ammettere, bontà sua, che il mercato immobiliare deve essere ancora sotto stress nonostante qualche recente buona notizia. Secondo la FDIC i mutui residenziali con almeno 90 giorni di morosità sono saliti al 12,7% nel trimestre, i mutui edilizi e di valorizzazione delle aree con almeno 3 mesi di morosità sono cresciuti al 16.6%.

Le banche hanno risposto ai problemi del credito svalutando i propri asset a un ritmo record e continuando ad aumentare le proprie riserve. Le banche hanno aggiunto 16,8 miliardi di dollari alle loro riserve per perdite su crediti durante il secondo trimestre, svalutando 48,9 miliardi. Il tasso netto annualizzato delle svalutazioni ha raggiunto il 2,55% nel trimestre, toccando il precedente record, quando le banche avevano svalutato anche le sofferenze per le carte di credito.

Nonostante le banche mettano da parte fondi per coprire le perdite, il deterioramento dei prestiti in essere continua a superare la capacità delle banche di raccogliere fondi. La FDIC dice che le banche nel secondo trimestre avevano solamente il 63,5% di riserve per ogni dollaro di prestiti con almeno 3 mesi di morosità, il più basso livello a partire dal terzo trimestre del 1991.

E questa sarebbe la stabilizzazione di cui parla Bernanke? Il sistema bancario è in grado dsvvero di camminare sulle sue gambe? Dal rapporto della FDIC non si direbbe, ma, per saperlo, non dovremo aspettare a lungo, l’autunno si avvicina.

Una poltrona tutta per Ben

Quello che ha combinato veramente Ben Bernanke, insieme al suo predecessore Greenspan, ce lo spiega molto bene, come al solito, Icebergfinanza. Dire che assomiglia tanto a quei piromani che danno fuoco al bosco e poi si uniscono ai pompieri, potrebbe sembrare eccessivo, ma rende l’idea.

Ora quelli che amano i barbuti o i teneri orsacchiotti di peluche gioiscono e si congratulano con colui che sembra averci salvato dalla fine del mondo oppure, come dicono i commentatori più prudenti, solo dal ritorno della barbarie e magari dal cannibalismo.

Purtroppo, per chi non lo sapesse, mentre spegneva il fuoco, il buon Ben ha sparso in giro gli inneschi per il prossimo incendio. Anche se il mondo, a quanto pare, si è risparmiato comunque un “Larry Summers che ci spiega perchè le donne non sono abbastanza sveglie per dirigere una banca oppure il vecchio Paul Volcker che tira giù i pantaloni a Summers durante le audizioni del Congresso”.