Complotto svizzero

(ASCA) – Roma, 3 lug – Credit Suisse conferma il rating di Underperform sul titolo Mediaset (Milano: MS.MI) e riduce il target price da 4 a 3,10. Gli analisti hanno invece alzato il rating sull’intero settore europeo dei media, portandolo da Underweight a Overweight, “ma ritieniamo che Mediaset e JCDecaux siano titoli particolarmente vulnerabili”, è scritto nel report. Ieri Mediaset ha reso noto un calo della raccolta pubblicitaria del 12-13% nel primo semestre di quest’anno.

Economia demenziale

“La gente deve tornare agli stili di vita precedente e deve rialzare i consumi. Anche perché la gente non ha motivi per diminuire i consumi”

“Bisogna far sì che prima di tutto il governo, e in secondo luogo tutte le organizzazioni internazionali contribuiscano a rilanciare la fiducia”

“Un giorno sì e uno no escono e dicono che il deficit è al 5%, meno consumi del 5%, crisi di qui, crisi di là, la crisi ci sarà fino al 2010, la crisi si chiuderà nel 2011… Un disastro: dovremmo veramente chiudere la bocca a tutti questi signori”

Il nostro premier è occupatissimo come tenutario di una casa per appuntamenti, ma, nei momenti di relax, passando ogni decenza, si distrae anche con l’economia.

25 Luglio

La storia si ripete sempre due volte:
la prima volta come tragedia,
la seconda come farsa. (Karl Marx)

Nel giorno in cui dettava a Mavalà una vana controffensiva, persino il fido Gianni Letta l’abbandonava firmando un articolo su “moralità e crisi sociale” per l’Osservatore Romano.

Scrive Concita De Gregorio su l’Unità:

…non è per la dissennata politica economica, il lavoro che manca, la crisi, non per le leggi scritte su misura per garantirsi l’impunità, per le ronde e per i bavagli alla giustizia e ai giornali, per la corruzione eletta da anni a sistema. No. È per un giro di minorenni e di prostitute da catalogo, alla fine, che il sistema si sfarina.

Già, là dove tutto e tutti fallirono potè l’uccello. Il re è nudo, solo, con la cannuccia in mano. Si avvicina il 25 luglio. E ora, chi sarà il nuovo Badoglio?

Il Sensale

(ANSA) – BRUXELLES, 19 GIU – “Abbiamo parlato del gas e in Ucraina c’è una situazione di emergenza. Si tratta di trovare un accordo tra ciò che la Federazione russa mette sul tavolo come contributo e l’Unione europea. Si tratta di una somma non minore di 3-4 miliardi di euro”. Lo afferma il premier Silvio Berlusconi, nel corso della conferenza stampa al termine del vertice europeo. (ANSA).

La pace tra papi e Gheddafi

Si fa un gran discutere di questa visita in Italia del dittatore libico, accolto con tutti gli onori dal nostro governo, ennesima occasione per coprirci di vergogna con il resto del mondo, il torcicollo del premier, la laurea ad honorem in quel di Sassari, tenda a Villa Pamphili, lezione alla Sapienza, diritti umani calpestati, respingimenti e via argomentando per alzare un polverone e non parlare di quello che è il nocciolo di tutto l’affaire. E il premier ringrazia per la cortina fumogena.

Già, perchè Berlusconi per fare la pace con Gheddafi spende 5 miliardi di dollari (dei contribuenti) e dirotta parte di questi soldi ai suoi amici di Impregilo (Benetton, Ligresti e Gavio) facendogli costruire un’autostrada in Libia. Per chi l’avesse dimenticato i magnifici 3 sono tra i patrioti, amici di Berlusconi, che hanno “salvato” Alitalia con un modico esborso e facendo un affare d’oro. Parte del costo viene finanziato tassando i profitti dell’Eni (che si rifà ovviamente sui consumatori) e permettendo a Gheddafi di comprarsi il 10% dell’ente petrolifero a prezzi stracciati.

In conclusione, ai 4 miliardi che ci è costata Alitalia per regalarla ai patrioti dovete aggiungere i 5 miliardi dell’operazione Gheddafi che finiranno in buona parte sempre nelle tasche degli stessi patrioti, più aggiungetici la benzina e fate di conto. Uno scandalo? Suvvia, è il mercato bellezza e tu non puoi farci niente!

Papi crociere

Dopo il campeggio sul Gran Sasso e le vacanza al mare, Berlusconi promette ai terremotati una crociera in Mediterraneo. Gli abruzzesi saranno forti e gentili, ma fessi no di certo.

I senza testa

I cinque figli di Berlusconi, di primo e secondo letto, scendono in campo indignati per le parole di Franceschini che richiamano alla mente un rozzo slogan in voga nelle campagne elettorali americane del secolo scorso (“comprereste una macchina usata da quest’uomo?”).

“Non tutto – affermano in una nota – si può sottoporre ad un sondaggio. Alla domanda se un padre sia capace ad educare un figlio gli unici in grado di rispondere sono i figli stessi. La politica non dovrebbe sconfinare in giudizi relativi al ruolo di padre, che con la politica nulla hanno a che vedere.”

Con il che anche “Papi” e i suoi sondaggi sono serviti. Ma, al di la del dubbio gusto di Franceschini, viene da chiedersi: allora perchè i cinque rampolli non protestano quando Papi giura e spergiura a ogni piè sospinto sulla testa dei suoi figli?

Un ministro mite

Non c’è solo Repubblica a porre domande indiscrete al nostro premier. Addirittura il Financial Times gli dedica un editoriale in prima pagina descrivendolo come “un pericolo” per l’Italia anche se “chiaramente non è un altro Mussolini: ha squadre di veline, non di camicie nere”.

Il pericolo rappresentato da Berlusconi, dice il quotidiano finanziario, è di “svuotare i media di serio contenuto politico, rimpiazzandolo con l’intrattenimento, di demonizzare i nemici e rifiutare di accettare la legittimazione di ogni critica indipendente”.

Un esempio in tal senso l’abbiamo avuto ieri nella trasmissione “Ballarò” dal “mite” ministro Bondi e dal giornalista “indipendente” Belpietro dal quale abbiamo anche appreso che Ferruccio De Bortoli è un giornalista pagato da Bazoli (Banca Intesa) “noto acerrimo nemico di Berlusconi”. Purtroppo il video non ci mostra la parte di trasmissione in cui Bondi afferma che “l’Italia ha saputo reagire meglio di altri alla crisi internazionale”. Probabilmente anche Bondi deve aver frequentato i corsi accelerati per veline organizzati dal suo collega Brunetta.

Per fortuna che c’è “papi”

Il prodotto interno lordo dell’Italia è calato nei primi tre mesi dell’anno del 5,9% rispetto allo stesso trimestre del 2008. Dati tanto negativi non si registravano dal 1980, cioè dall’inizio della serie storica. Peraltro, quattro trimestri consecutivi di calo non si vedevano dal 1992-1993, quando i cali furono sei, ma di minori entità. Sulla base degli attuali dati, è del 4,6% il calo della crescita già acquisito per il 2009.

Per fortuna i sondaggi di Berlusconi dicono che ci sono “segnali positivi”. “Tutti i contatti con le aziende ci dicono che c’è un miglioramento della situazione”, afferma il nostro premier.

Della serie “L’Italia ne uscirà meglio degli altri paesi“.