Trumpusconi

Questa volta gli Americani sono arrivati in ritardo. Da noi, un Berlusconi, in politica, ce l’abbiamo da più di vent’anni. Negli Stati Uniti Berlusconi scende in campo solo ora come candidato nel Partito repubblicano, con il nome di Donald Trump. Diceva Karl Marx che la storia si ripete sempre due volte: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa. Forse, con il senno di poi, il Cavaliere è stato attore solo di una farsa, mentre Donald Trump potrebbe rappresentare una tragedia.

Fisicamente sono come Stanlio e Ollio ma con qualche miliardo in più in tasca: entrambi sono al vertice di imperi finanziari che vanno dalle case di gioco alle catene di hotel, dai media e dalle televisioni agli assets immobiliari.

Hanno la stessa ossessione per la propria ricchezza. Lo stesso bisogno di vantarsene. Stessa convinzione che è la misura inconfutabile del loro genio. Stesso messaggio per i  connazionali: se mi sono arricchito io, posso fare arricchire anche voi.

Sono gemelli narcisisti, ossessionati dalla loro smisurate erezioni e dalla voglia di essere visti come esempi di sfrenata lussuria. Ne derivano esternazioni pubbliche orrendamente sessiste e offensive. Alcune esternazioni di mister Trump: “Quella è solo un grasso maiale”. Se poi la donna è una giornalista ed osa fare domande impertinenti “Aveva il sangue negli occhi, sangue da tutte le parti”, facendo riferimento al suo ciclo.

Tutti li amano.  La gente mi ama dice Silvio Berlusconi. People love me ripete Donald Trump. Naturalmente entrambi non accettano critiche e denunciano di essere perseguitati e vittime dei media e dei giornalisti che odiano con tutto il cuore e dovrebbero fare solo domande addomesticate, perchè “loro” li pagano e finanziano le loro testate. I loro avversari politici (Donald Trump se la vede con una decina di candidati repubblicani per la nomination alle presidenziali del 2016) sono tutti “stupidi, idioti, senza palle e in vendita, “pagati da noi per farci favori”.

Alcune esternazioni di Trumpusconi: -eleverò un muro per tutta la lunghezza della frontiera con il Messico e a pagare saranno i messicani. In fondo i cinesi duemila anni fa ne costruirono uno dieci volte più lungo ed ha funzionato-, -l’Iraq non è uno Stato e il suo governo è una una banda di corrotti-, -per battere Isis dobbiamo bombardare i pozzi di petrolio in Iraq- gli americani che vanno a combattere in medio oriente a fianco dei terroristi li rinchiuderò nel lager di Guantanamo-, -i cinesi sono dei ladri: ci hanno rubato le fabbriche e il lavoro-.

Volete sapere come finirà? Trumpusconi vincerà, se non lo fermeranno con qualche trucco o eliminandolo fisicamente, perchè dice le cose che l’americano medio, quello che fa parte della maggioranza silenziosa, vuole sentirsi dire. Ora hanno un interprete dei loro sogni, dei loro bisogni, delle loro frustrazioni.
Intanto godetevi questo quiz: Indovina chi l’ha detto.

Peronismo all’italiana

Il Giornale di Feltri annuncia la prossima campagna propagandistica del lider maximo. Con quella che chiama una “provocazione”, facendo di tutta l’erba un fascio, mettendo insieme indistintamente banche, banchieri falliti, autorità monetarie e organismi finanziari internazionali esorta la maggioranza di governo a mettersi alla guida di una improbabile guerra santa al grido di “il popolo (e quindi l’unto dal popolo) si riappropri della sua sovranità monetaria”. A queste pulsioni demagogiche e populiste aveva già risposto egregiamente (giocando d’anticipo) Mario Seminerio. Che dire? Che se non siamo ancora una repubblica delle banane poco ci manca.

Nemo propheta in patria

Che la luna di miele tra Barack Obama e i suoi compatrioti fosse finita da un pezzo c’era più di un sospetto ma che nel suo paese fosse meno popolare di Tony Blair, del Dalai Lama e di Papa Benedetto XVI è davvero una notizia sorprendente. E’ quanto risulta da un sondaggio svolto in Francia, Germania, Inghilterra, Italia, Spagna e Stati Uniti dall’istituto di ricerca Harris Interactive, per conto del canale France24. In compenso il presidente americano recupera lontano dalla patria e finisce primo in questa speciale classifica. Non se la cava meglio, anzi perde colpi, il nostro Berlusconi, solo undicesimo(!) nelle preferenze degli italiani e sedicesimo nella classifica finale dietro il vecchio comunista Fidel Castro, e questo nonostante, bisogna dargliene atto, stia facendo di tutto per farsi conoscere. Per avere più dettagli cliccate sull’immagine.

01 Barack Obama 76 per cento
02 Dalai Lama 71
03 Angela Merkel 59
04 Tony Blair 49
05 Benedict XVI 43
06 Nicolas Sarkozy 39
07 Jose-Luis Zapatero 38
08 Ban Ki-moon 37
09 Gordon Brown 36
10 José Manuel Barroso 34
11 L I Lula da Silva 29
12 Benyamin Netanyahou 22
13 Vladimir Putin 20
14 Hugo Chavez 17
15 Fidel Castro 17
16 Silvio Berlusconi 16
17 Dmitri Medvedev 15
18 Hu Jintao 12
19 Hamid Karzai 11
20 Mahmoud Ahmadinejad 5

Dubai bye bye?

Crollo delle borse europee sulle voci di un default dell’emirato arabo. Una prima stima quantifica in 40 miliardi l’esposizione delle banche europee. Esposte anche numerose società italiane (lista alla quale va aggiunta anche la Impregilo). E pensare che solo pochi giorni fa il nostro premier in persona si era mosso alla volta di Dubai City accompagnato dal fido Scajola per sottoscrivere importanti accordi commerciali e trovare finanziatori per il suo Milan…..

L’insostenibile leggerezza della ripresa

Il superindice dell’economia Ocse, rileva “forti segnali di crescita in Italia, Francia, Regno Unito e Cina”. Per quanto riguarda l’indice generale, l’aumento in settembre è stato di 1,3 punti a 100,6 punti e di 3,4 punti su base annuale. “Una ripresa e’ chiaramente visibile negli Stati Uniti, in Giappone e nelle altre economie Ocse e nelle principali economie non Ocse”. In Italia il miglioramento è stato pari a 1,3 punti su base mensile a quota 105,6 punti e a 10,8 punti su base annuale.

Ovviamente basta questo per far esultare il nostro premier secondo cui il peggio è alle spalle. Ma attenzione perchè nello stesso rapporto dell’OCSE è anche scritto che nonostante i segnali di espansione, nondimeno questi “dovrebbero essere interpretati con cautela perchè l’atteso miglioramento dell’attività economica, in relazione ai potenziali livelli a lungo termine, può essere in parte attribuito ad una diminuzione del livello potenziale a lungo termine stimato e non solo ad un miglioramento dell’attività economica in sè”.

Prima di lasciarsi andare all’euforia dovremmo sempre tenere presente che il superindice misura le attese di sviluppo economico a sei mesi e non l’economia reale che spesso si incarica di smentire attese e previsioni. Come accaduto oggi per i dati sulla disoccupazione negli Stati Uniti diffusi dal Bureau of Labour Statistics. Gli occupati non agricoli negli Stati Uniti erano attesi in calo di 175.000 unità, invece a ottobre sono stati persi 190.000 posti e la disoccupazione è salita al 10,2% dal 9,9% previsto.

Ironia della sorte, quanti euforici economisti, governatori e capi di governo continuano a spargere ottimismo a piene mani convinti che il peggio è passato non rendendosi conto che questa non è una recessione come le altre e che una crescita guidata solo dagli stimoli e dal ciclo delle scorte e non da una ripresa degli investimenti privati e dei consumi è destinata a sgonfiarsi miseramente nei prossimi mesi!

Update: Sull’argomento non perdetevi Mario Seminerio

Il miracolo dei pani e dei pesci

B. ha con le statistiche e i numeri lo stesso rapporto che ha con i sondaggi: l’importante non è che rispecchino il più possibile la verità ma che comunque dimostrino che lui ha sempre ragione. Se non è così si inventano statistiche taroccate, ad uso e consumo dei suoi sudditi osannanti.

L’Italia, dati Eurostat alla mano, detiene il record nell’area euro del più alto debito pubblico che raggiunge il 105,8% del Pil, seguita dalla Grecia (99,2%), mentre negli altri più importanti paesi europei il debito è in crescita ma ancora sotto controllo: in Spagna dal 36,1 al 39,7%, in Gran Bretagna dal 43,3 al 55,5%, in Francia dal 63,8 al 67,4%, in Germania dal 65 al 65,9%.

Ovviamente queste statistiche per B. non sono veritiere perchè non tengono conto del fatto che quello italiano è il popolo meno indebitato del pianeta e che quindi complessivamente il paese è meno indebitato di quanto dicano i numeri. Spalleggiato dal ministro dell’economia, preoccupato soprattutto per il suo posto fisso a via XX Settembre, va ripetendo da mesi questo ritornello basato sulla famosa teoria statistica dei polli di Trilussa.

Fate conto che in una famiglia il capofamiglia sperperi il doppio delle entrate, prelevando la metà di quello che i figli riportano a casa e indebitandosi fino al collo. E che i creditori bussino ogni giorno alla porta. Credete forse che si accontenteranno di avere la buona notizia che il resto dei componenti della famiglia non ha debiti?

La situazione è grave ma non seria. Il premier continua a promettere dal 2001 di tagliare le tasse ed eliminare l’IRAP. L’ha ripetuto ancora questa mattina a notizia del debito record già diffusa. Come pensa di recuperare il mancato gettito fiscale? Ma è ovvio, grazie agli introiti dello scudo fiscale: una manciata di miliardi (cinque nelle previsioni più ottimistiche) che negli annunci governativi dovrebbero servire a finanziare le imprese, tagliare le tasse, costruire ponti e infrastrutture, pagare la cassa integrazione e chi più ne ha più ne metta.

Quando la storia non si ripete ma fa la rima

Oggi Andrea Mazzalai ci regala una graffiante e breve pennellata sui corsi e ricorsi della Storia ricordandoci che chiunque dimentica il suo passato è condannato a riviverlo. Un post da non dimenticare come sono da non dimenticare le parole del Presidente americano Herbert Hoover pronunciate dopo appena sei mesi dall’inizio della Grande Depressione:

“While the crash only took place six months ago, I am convinced we have now passed through the worst — and with continued unity of effort we shall rapidly recover. There has been no significant bank or industrial failure. That danger, too, is safely behind us.”
– Herbert Hoover, May 1, 1930

“Mentre il crollo è avvenuto solo sei mesi fa, mi sono convinto che ormai siamo passati attraverso il peggio, e continuando nell’unità di intenti e sforzi, noi recupereremo rapidamente. Non vi è stato alcun significativo fallimento bancario o industriale. Questo pericolo, è sicuramente dietro di noi.”

Non vi risuonano, queste parole, alquanto familiari? Attenti alle imitazioni e a chi promette che ne usciremo meglio degli altri.

Gira il mondo gira

Mentre procede, a nostre spese, l’inutile villeggiatura dei grandi della terra in quel di Coppito (anche Gheddafi si è attendato nella caserma), Berlusconi con il fido Vespa finiscono, loro malgrado – ma come poteva essere diversamente per personaggi le cui gesta rivaleggiano con quelle di Gianni e Pinotto -, nel bel mezzo di un increscioso episodio di spionaggio (articolo per gli abbonati).

Ma il mondo, come dice la vecchia canzone, non si ferma e continua a girare come sempre. Anche per la cosiddetta stampa libera che, almeno per ora, non da conto di quella che dovrebbe essere una notizia e che solo il Financial Times riporta. (Update: Repubblica oggi pomeriggio ha ripreso l’articolo del F.T.)

Se non altro i magnifici 8, dopo essersi accordati (forse) su un dimezzamento delle emissioni di CO2 per il 2050 (quando loro non ci saranno più e probabilmente nemmeno il petrolio e le industrie inquinanti, per cui meglio non darsi obbiettivi intermedi e più ravvicinati) hanno trovato l’unanimità sul giudizio della crisi da dare ai mercati in trepidante attesa della Verità: il peggio forse è passato ma rimangono in piedi grandi rischi che potrebbero ritardare la ripresa. Con il che anche il nostro premier si è iscritto al club dei menagrami.

Già, i verdi germogli non hanno dato i fiori e i frutti sperati, ma sono ancora sufficienti, nonostante tutti i dati macroeconomici comunque negativi – anche se alcuni rivisti in rialzo rispetto alle previsioni -, a tenere artificialmente in vita le borse, almeno finchè non saranno finite le ricapitalizzazioni dei grandi gruppi finanziari e industriali. Quando il barile sarà raschiato fino in fondo e il parco buoi sarà al completo la bolla potrà esplodere tranquillamente, si fa per dire, perchè tanto ce ne sarà pronta un’altra, magari quella alimentata dal debito pubblico.

Così di bolla in bolla si rinvia il problema, non si affrontano i nodi cruciali di questa crisi, si rimanda ai prossimi mesi, ai prossimi anni, alle prossime tempeste finchè non arriverà quella che spazzerà via tutto. Cresce la disoccupazione, calano i consumi, a sua volta continua a diminuire la produzione e con questa anche i salari e i posti di lavoro, in un circolo vizioso che si autoalimenta all’infinito e potrebbe essere spezzato solo attraverso una redistribuzione della ricchezza. Ma chi ha il coraggio di aprire quella pentola a pressione?

La Verità è figlia del tempo così come questa crisi è figlia del mercato immobiliare. E qui le cose vanno di male in peggio e le banche si trovano a dover affrontare nuove e sempre più pesanti problematiche. Il Wall Street Journal (anche questo per gli abbonati) si accorge ora che il mercato immobiliare americano sta fronteggiando una nuova pressione al ribasso dovuta al fatto che i detentori di bond emessi sui mutui subprime stanno inondando il mercato di case a prezzi molto più bassi di quanto le banche siano disponibili a vendere.

While nationwide figures are scarce, a review of thousands of foreclosures in the Atlanta area shows that trusts managing pools of securitized mortgages sold six times as many properties as banks during the six months ended March 31. And homes dumped by subprime bondholders sold for thousands of dollars less on average than bank-owned properties, the data show.

Experts say this is a bad omen for residential real-estate prices and homeowners trying to sell or refinance, because the fire sales, many to cover soured subprime loans, put downward pressure on the value of nearby homes. All of this undermines federal efforts to stabilize the housing market and revive the broader economy.

Mentre i dati a livello nazionale sono scarsi, sappiamo invece che ad Atlanta migliaia di procedure di vendite all’incanto mostrano che pool di società di cartolarizzazione dei mutui hanno venduto nei sei mesi precedenti fino alla fine di marzo almeno 6 volte tanto rispetto a quanto venduto dalle banche. E le case sono state vendute sottocosto dai possessori di bond sui mutui subprime per migliaia di dollari in media di meno rispetto a quelle di proprietà delle banche.

I soliti esperti, che accorrono sempre quando non c’è bisogno delle loro spiegazioni, dicono che questo è un brutto segno per i prezzi del mercato immobiliare residenziale e per i proprietari di case che cercano di vendere o di rifinanziare i mutui, in quanto le vendite all’incanto, molte delle quali fatte per coprire le perdite sui mutui, fanno crollare i prezzi delle case vicine. Tutto ciò, chiosa la bibbia di Wall Street, minaccia di rendere vani gli sforzi della Federal Reserve di stabilizzare il mercato immobiliare e di far riprendere più in generale l’economia.

Già, datemi una leva e vi solleverò il mondo. Una leva di debiti per un mondo di debiti.

Tigre di carta

“Io penso che il peggio sia passato”, mentre il presidente cinese Hu Jintao “è convinto che siamo ancora nel mezzo della crisi” ha affermato oggi Silvio Berlusconi durante il Forum Italia-Cina, cui ha partecipato anche il presidente della Repubblica popolare cinese.

Il nostro premier però non ha detto che dovrebbe essere tappata la bocca anche al presidente cinese così come ha proposto per i giornali e le istituzioni disfattiste. Sarà mica perchè è un comunista in carne ed ossa?