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Cavalieri, governatori, camerieri e valvassori

Quando le vicende finanziarie si intrecciano con quelle politiche. Sapevamo tutti che Tremonti, assieme a Tabacci (Udc), aveva messo nel mirino Fazio, e con lui Geronzi e Fiorani. Poi il Cavaliere ha dovuto liberarsi del fantaeconomista e ha ridato fiato alla sacra trimurti, giusto per riequilibrare i giochi, visto che Profumo (Unicredit) e Bazoli (Intesa) sono in odore di ulivo.

Qualche pagina fa avevamo scritto:«Val Casies. Hotel “Quelle”. Il risiko che sta per partire nel sistema creditizio italiano è stato concepito tra la quiete dei monti più belli del mondo, ha in Fazio lo stratega e in Geronzi e Fiorani i suoi valvassori. All’incontro non erano presenti le vittime cirio-parmalat-bond argentini. A quanto pare non era presente neppure Matteo Arpe il quale non è stato ancora messo al corrente. Si fa per dire.»

Per inciso il povero (si fa sempre per dire) Arpe è fuori dai giochi perchè in quel progetto il futuro plenipotenziario del nuovo gruppo sarebbe proprio Fiorani, anche se, si dice, come premio di consolazione (si fa sempre per dire), l’attuale ad di Capitalia andrebbe a Mediobanca.

Ora si viene a sapere che in quell’occasione si sarebbe svolta anche una cena a lume di candela nel vicino hotel Rainer, dove stando al personale dell’albergo (si sa che i camerieri sono da sempre i migliori informatori dei giornalisti), oltre alla sacra trimurti avrebbe partecipato e dato la benedizione al patto anche il senatore Udc Taralli. Come si dice, sarà finita a tarallucci e vino?

Perestroika intervista Perestroika

Scusi l’impertinenza, ma chi si nasconde dietro questo pseudonimo?

Nessuno. Perestroika non è lo pseudonimo di nessuno. Perestroika è Perestroika. La voce, troppo spesso zittita o inascoltata del bancario che ne ha viste di tutti i colori ed ha accumulato quel po’ di esperienza sufficiente per vedere in trasparenza attraverso i veli e le cortine con cui il potere cerca sempre di celare i suoi oscuri disegni, che poi non sono mai così tanto oscuri. E credo che nel nostro settore ci sia tanto bisogno di chiarezza, trasparenza, e democrazia per abbattere i santuari del potere che generano continuamente mostri. Perestroika, in una parola. 

Va bene, prendo atto che non mi vuole dare le sue generalità, ma nella sua dichiarazione scorgo un bel po’ di megalomania.

Per carità, io cerco di mettere alla berlina il potere con un pizzico di ironia, dicendo delle cose, piccole cose, che altrimenti non potremmo mai dire. Purtroppo di fronte ad un mare di ipocrisia l’unico salvagente è un po’ di ironia, per sorridere ma anche per riflettere e non accettare sempre quello che ci viene propinato. Le rivoluzioni le lascio agli uomini di potere. L’unica vera rivoluzione oggi sarebbe quella di fermarci un attimo e renderci conto verso quale baratro stiamo precipitando.

Parla del settore creditizio o di qualcos’altro?

Parlo della nostra civiltà, della nostra avidità, della violenza, della sopraffazione che c’è nel mondo. E anche nelle nostre banche.

Scusi se rimango sul tema “banche” e restringo i suoi orizzonti. La stampa oggi si esercita a disegnare gli scenari più impensati di un risiko bancario in cui le fantasie dei giornalisti non hanno limiti. E Antonveneta è al centro di ogni futuro scenario. Lei cosa ne pensa?

Sorvoliamo sul fatto che la cura sta uccidendo il paziente. Per i santuari del potere questo è secondario. Quello che è primario è abbattere la febbre (risanare i conti) in maniera che sul mercato l’Azienda produca un adeguato profitto per gli azionisti. Poi, con gli assetti di potere che abbiamo oggi in Italia e l’inefficienza che contraddistingue i soggetti sulla scena, qualsiasi soluzione è destinata a riprodurre su scala maggiore tutta l’inefficienza e la disorganizzazione che ben conosciamo. Credo che i lavoratori di Antonveneta oggi stiano imparando sempre meglio, purtroppo, cosa voglia dire “costruire un aereo in volo”. E tutto questo solo per perpetuare il dominio di quella che una volta veniva definita “la razza padrona” ed è passata indenne per le prime repubbliche, mani pulite, cirio, parmalat e bond argentini. Purtroppo questa è la classe dirigente che ci ritroviamo e non ne vedo una alternativa all’orizzonte. Il resto sono tutte chiacchiere ed esercizi di fantafinanza ai quali siamo relativamente interessati, come il gossip su principesse e regine. Alla fine a rimetterci sono sempre i lavoratori.

Ultimamente si è accanito sui vertici della Banca, rei di rimanere incollati alle loro poltrone, nonostante i raggiunti limiti di età. Ma lei pensa davvero che questi giovani rampanti che dovrebbero sostituirli siano meglio di loro?

Ma lo sa’ che mi ha proprio stufato? La sua intervista è veramente noiosa. Scommetto che qualsiasi lettore di Perestroika dopo aver abbondantemente sbuffato non sia neanche arrivato a metà intervista e sia passato ad un’altra pagina. E poi, scusi, ma lei fa le domande dandosi anche le risposte. Mi faccia una domanda da Perestroika, per cortesia.

Va bene, le faccio una domanda personale, alla quale mi aspetto una risposta “alla Perestroika”: qual’è il più grande rammarico della sua vita?

Che so. Magari non aver sposato la figlia di Enrico Cuccia. Bellissima donna.

Gianduiotti

Per una volta voglio spezzare una lancia a favore dei banchieri e solidarizzare con chi è fatto continuamente oggetto di fantasie giornalistiche. Per ora nessuno si è ancora spinto a disegnare l’ipotesi di una maxi fusione Sanpaolo-Capitalia-Antonveneta-Unicredit, ma, vedrete, si arriverà anche a questo.

Sempre a proposito di fantasie giornalistiche. In Sanpaolo fioriscono le rose. Ma hanno sempre pochi petali. L’ultima rosa ha un solo petalo e porta un nome: Montani.

L’inamovibilità dei vertici è inversamente proporzionale alle situazioni aziendali: più sono confuse e maggiori le chances di rimanere in sella, magari oltre gli 80 anni come Bernheim alle Generali. Non è il quarto principio della termodinamica, ma un teorema che funziona bene a piazzetta Turati.

Mi dicono che in Direzione Generale il 10 settembre (il giorno dello sciopero nazionale dei bancari) c’è stata una tale concentrazione di crumiri che, come dice il mio collega “tuttoèrelativo”, hanno dovuto rinforzare i solai. Ma con i tempi che corrono capisco pure che la paura di non ritrovare più la poltrona o lo strapuntino faccia di questi scherzi.

Val Casies. Hotel “Quelle”. Il risiko che sta per partire nel sistema creditizio italiano è stato concepito tra la quiete dei monti più belli del mondo, ha in Fazio lo stratega e in Geronzi e Fiorani i suoi valvassori. All’incontro non erano presenti le vittime cirio-parmalat-bond argentini. A quanto pare non era presente neppure Matteo Arpe il quale non è stato ancora messo al corrente. Si fa per dire.

Notizie sportive

Da Interbanca all’Inter. Mauro Gambaro, direttore generale in uscita della merchant bank di Antonveneta, assumerà la stessa carica nella squadra nerazzurra. No comment

“Roma val bene una messa”

Mentre nel pollaio padovano i polli sono intenti a beccarsi l’un l’altro per la spartizione del mangime, a Roma, nei salotti che contano, le vecchie volpi pianificano nuove stragi di galline. Fatto fuori il ministro liberalfantasista, uscite per il momento (ma c’è da giurarci che non sarà facile riagguantarle) dai guai giudiziari con una spolveratina sulle spalle, lontane da ambienti dove circolano pericolosi tapiri e incuranti delle proteste chiassose dei piccoli risparmiatori truffati, le vecchie volpi hanno ripreso in mano il mai dimenticato dossier andreottiano della grande banca vaticandicciromana. Oggi la chiamano “grande banca del Centro con forti radici al Nord” ma la sostanza non cambia. La sostanza è come addizionando 1+1+1 si riesca a fare sempre 1. Che è storia dell’ultimo decennio: salvare dalla bancarotta la cassaforte della prima repubblica, depositaria di occulti e indicibili segreti finanziari, incorporando i forzieri (in qualche caso vuoti) di altri istituti e mettendo insieme ricche banche (dissanguandole) con altre decotte. Risultato: una pattumiera. E come Re Mida trasformava in oro tutto ciò che toccava, le nostre volpi in questi anni hanno trasformato in un’altra sostanza, meno gradevole e preziosa del metallo aureo, tutto quello che hanno toccato. Facendo buoni affari, comunque. Hanno comprato per quattro lire Interbanca e BNA e le hanno rivendute ad Antonveneta decuplicando il guadagno e rimpinguando le proprie casse vuote, per esempio. Poco importa se hanno distrutto e dilapidato risorse finanziarie pubbliche e private, rovinato i piccoli azionisti, calpestato la dignità e la professionalità di migliaia di lavoratori. Quello che importa è il risultato, spacciato per un grande progetto di espansione: la Banca del Centro con forti radici al Nord. Queste volpi, tra l’altro devono avere un pubblicitario spiritoso e doppiosensista avendola chiamata Banca del Centro. Per questo l’operazione piace tanto anche a vecchi e nuovi diccì, dall’Alpi alle Piramidi, da Padova a Palermo, e, vedrete, si farà. Parafrasando una frase celebre, “Roma val bene una messa”.

Nota storica: Alla fine del ‘500, la Francia è sconvolta dalla cosiddetta guerra “dei tre Enrichi”. Enrico di Navarra con gli Ugonotti, Enrico di Guisa con la cattolica Santa Lega, ed Enrico III, re di Francia. Enrico III, mandante dell’assassinio di Enrico di Guisa, viene ucciso da un frate domenicano della Santa Lega. L’unico Enrico superstite è Enrico di Navarra – ugonotto e futuro Re di Francia col nome di Enrico IV – che potrà entrare a Parigi, in stato d’assedio da molti mesi, solo dopo la conversione. Si dice che egli, prima di farsi cattolico, abbia detto. “Parigi val bene una messa”.

Tutto bene, madama la marchesa – 2

Leggo sul nostro sito il comunicato delle OO.SS. dell’ex Area Marche e Abruzzo che, a proposito di una cena-premio riservata ai dieci migliori venditori di polizze delle due regioni, lamentano l’incongruenza di una tale iniziativa proprio nel momento di massima criticità e difficoltà dell’azienda non solo sul piano organizzativo ma anche operativo e commerciale, con orde di clienti inferociti e chiusure quotidiane di conti.

Ma dico, li leggono i giornali questi sindacalisti? ….rilancio dei business e dei ricavi…utili per 250 milioni di euro…. ricavi dai servizi in crescita del 15% e quant’altro dovrebbe rallegrarli invece di intristirli così profondamente.

Ma qualcuno crede veramente che tutto questo bendidio sia solo il frutto delle continue manovre su tassi e condizioni e che alla lunga queste politiche ci porteranno alla rovina e alla svendita per quattro lire…pardon, euro (caspita anche i vecchi detti si sono inflazionati)? Beata ingenuità!

Il futuro è radioso e il grande timoniere ci porterà alla “meta”.

Tutto bene, madama la marchesa

Il ministero delle Politiche agricole e forestali, ha emesso il bando di un concorso pubblico, per esami, per la nomina di centodiciannove commissari forestali del ruolo direttivo dei funzionari del Corpo forestale dello Stato con scadenza 8 agosto 2004.

All’Art. 2 del bando, Requisiti di partecipazione, è richiesta…«Statura non inferiore a m 1,65 per gli uomini e 1,60 per le donne; (…)apparato dentario tale da assicurare la funzione masticatoria e, comunque, debbono essere presenti: i dodici denti frontali superiori e inferiori; è ammessa la presenza di non più di sei elementi sostituiti con protesi fissa; almeno due coppie contrapposte per ogni emiarcata tra i venti denti posteriori; gli elementi delle coppie possono essere sostituiti da protesi efficienti; il totale dei denti mancanti o sostituiti da protesi non può essere superiore a sedici elementi».

Pubblichiamo questa notizia non perché ci si possa più meravigliare di qualcosa in questa Italia balneare né per segnalare ad alcuni nostri lettori, in possesso dei necessari requisiti odontoiatrici, la possibilità di cambiare mestiere, ma per suggerire, in via sperimentale, l’introduzione di tali requisiti, anche in Antonveneta, per la selezione del personale da adibire ad alcune importanti funzioni.

Per esempio ai componenti della task force incaricata dei colloqui con i candidati all’esodo, in quanto non avendo altri argomenti a disposizione, possano almeno fare sfoggio di un sorriso convincente, per non parlare del personale adibito alla consulenza e gestione commerciale dove una sana e forte dentatura è diventata indispensabile non solo a fini estetici ma anche e soprattutto a scopo di tutela e difesa personale.

Capisco di essere greve ed eccessivo con queste conclusioni ma mi è difficile ironizzare con leggerezza e soavità quando si fanno sempre più numerose le denunce, da parte dei colleghi, di telefonate minatorie, minacce verbali e fisiche, scritte ostili ed intimidatorie sui muri esterni delle Filiali, da parte di una clientela che a fronte di continue manovre su tassi e condizioni, si sente come coinvolta in una guerriglia mediorientale. Non c’è da preoccuparsi? Tutto va bene madama la marchesa? Vedremo. Purtroppo.

P.S.: Un giovane lettore mi ha chiesto il significato del titolo di questo articolo e le origini di questo modo di dire. Questa beata ignoranza non mi scandalizza ma mi fa capire che gli anni passano inesorabili per tutti e ancora non è stata scoperta la fontana dell’eterna giovinezza anche se c’è in giro qualche valido surrogato e/o stimolante. Temo che pochi di voi ricorderanno Nunzio Filogamo e la frase con cui si presentava nelle case degli italiani attraverso gli schermi televisivi nei primi anni ’50: “Miei cari amici vicini e lontani, buonasera ovunque voi siate”. Un saluto rimasto impresso nella memoria storica del Paese insieme ad alcune sue popolarissime trasmissioni televisive e a canzoni che entrarono nel lessico collettivo come, appunto, “Tutto va bene madama la marchesa” divenuto un tormentone nazionale ed ancor oggi usato soprattutto a proposito di certi potenti personaggi pubblici che, davanti all’evidenza incontrovertibile di una realtà negativa, ostentano ottimismo e vedono grandi risultati anche quando stanno affondando con tutta la barca. La cosa potrebbe anche essere divertente se non fosse per il non trascurabile particolare che spesso noi siamo i passeggeri… più o meno ignari ed innocenti.

La banda dell’Attack

Una volta in gergo si parlava di “Radio scarpa”, ora, per alimentare il gossip, precostituire posizioni difensive ed alzare le barricate non ci si fa scrupolo di utilizzare strumenti più sofisticati scomodando giornalisti (sempre pronti ad inzuppare) e addirittura coinvolgendo la Banca d’Italia. Presto anche il Quirinale sarà chiamato a scendere in campo dicendo la sua sulle presunte decapitazioni in Banca Antonveneta?

Non vorremmo cadere nell’infortunio accaduto qualche tempo fa a chi parlò di burattini, burattinai, pinocchi, fatine e pistole fumanti sui tavoli ma come diceva e ancora dice uno degli ultimi superstiti della prima repubblica, “a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca”.

Banca mutilata, pelosi commiati, sussurri nei corridoi, epurazioni, al governatore di Bankitalia non piacerà, clima teso, Montani e Cartone non si parlano, gli azionisti divisi. Certo i giornalisti fanno il loro mestiere ma sappiamo tutti che alla base del loro lavoro ci sono le veline e le notizie “confidenziali” dell’informatore volontario di turno.

Cui prodest? Fate voi. Io un’idea ce la ho e se avete letto il mio precedente articolo capirete anche a chi mi riferisco…..la banda dell’Attack. Sull’argomento non devo perciò aggiungere altro, se non auspicare un ricambio “fisiologico e naturale” e un’ultima avvertenza: il “burattinaio”, per sua natura, agisce sempre nell’ombra e le sue trame spesso servono a nascondere i suoi reali obiettivi.