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La banda dell’Attack

Una volta in gergo si parlava di “Radio scarpa”, ora, per alimentare il gossip, precostituire posizioni difensive ed alzare le barricate non ci si fa scrupolo di utilizzare strumenti più sofisticati scomodando giornalisti (sempre pronti ad inzuppare) e addirittura coinvolgendo la Banca d’Italia. Presto anche il Quirinale sarà chiamato a scendere in campo dicendo la sua sulle presunte decapitazioni in Banca Antonveneta?

Non vorremmo cadere nell’infortunio accaduto qualche tempo fa a chi parlò di burattini, burattinai, pinocchi, fatine e pistole fumanti sui tavoli ma come diceva e ancora dice uno degli ultimi superstiti della prima repubblica, “a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca”.

Banca mutilata, pelosi commiati, sussurri nei corridoi, epurazioni, al governatore di Bankitalia non piacerà, clima teso, Montani e Cartone non si parlano, gli azionisti divisi. Certo i giornalisti fanno il loro mestiere ma sappiamo tutti che alla base del loro lavoro ci sono le veline e le notizie “confidenziali” dell’informatore volontario di turno.

Cui prodest? Fate voi. Io un’idea ce la ho e se avete letto il mio precedente articolo capirete anche a chi mi riferisco…..la banda dell’Attack. Sull’argomento non devo perciò aggiungere altro, se non auspicare un ricambio “fisiologico e naturale” e un’ultima avvertenza: il “burattinaio”, per sua natura, agisce sempre nell’ombra e le sue trame spesso servono a nascondere i suoi reali obiettivi.

Incollati alle poltrone

Qualche tempo fa nella Rassegna stampa ho letto di quel curioso episodio, avvenuto a Vicenza, di un ex cliente Antonveneta incollatosi per protesta ad un pilone esterno della Banca. Il breve trafiletto segnalava che pompieri e polizia avevano dovuto lavorare due ore per staccare le sue mani dal pilone. 

Evidentemente la notizia non è poi così singolare se è vero, come è vero, che in Banca Antonveneta sono numerosi i casi di un ancor più appassionato attaccamento all’Istituto. Sicuramente il collante utilizzato da certi affezionati dirigenti deve essere molto più efficiente del semplice Attack, vista la resistenza con cui rimangono incollati alle poltrone, nonostante i superati limiti di età.

Ai primi di Giugno la Banca aveva scritto una lettera ai Sindacati dove si lamentava dei risultati particolarmente deludenti del piano di esodazioni, arrivando a prospettare l’eventualità di ricorrere, previa attivazione delle procedure di legge, all’esodazione coattiva di una quota di personale e chiedendo un confronto “a tutto campo”. Salvo poi attuare una precipitosa marcia indietro quando il Sindacato, dichiarando la propria disponibilità a trovare una soluzione, ha premesso che, ovviamente, tale misura avrebbe dovuto riguardare non solo il personale impiegatizio e i quadri direttivi. 

In attesa dunque di ulteriori sviluppi e dei risultati della task-force mandata in giro per l’Italia “a supporto dei lavoratori interessati ai pensionamenti incentivati o agli esodi”, non ci rimane che auspicare che le verifiche autunnali servano effettivamente a dimostrare che qualcosa sta cambiando e che, senza fare facile demagogia, i sacrifici per raddrizzare la barca li stanno facendo tutti. Altrimenti sarà sempre più difficile spiegarci le politiche a senso unico delle riduzioni dei costi, delle ristrutturazioni, dei fuori organico, di certi sistemi incentivanti.

Non occorrono pompieri e polizia in questo caso, ma solo coerenza, coraggio e rispetto dei lavoratori.