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il Gladiatore

La guerra tra il Presidente Trump ed i media continua senza esclusione di colpi bassi. La mancanza assoluta di umorismo da parte dei liberals ha però tirato loro un altro tiro mancino facendoli cadere nel ridicolo.

 

Così gli anti-trump di professione possono insultarlo in ogni maniera, fino a mettere in scena il suo omicidio, mentre non accettano che Trump li ridicolizzi con una risata, come con il video nel quale, a margine di un incontro di wrestling, che tutti sanno è lo sport dove la violenza è simulata e quindi “fake news” come le news dei media democratici, il Presidente Trump assale con mosse di wrestling uno sparring partner che impersonifica proprio il canale televisivo CNN.

 

Per due giorni CNN ha bombardato i suoi utenti con questa notizia di apertura nelle sue innumerevoli “breaking news”, accusando Trump di attentare alla libertà di pensiero e alla vita stessa dei giornalisti fomentando un clima di violenza e terrore.

 

Peccato che il terzo giorno la stessa CNN ha dato la notizia di aver smascherato l’autore del video e di averlo, in pratica, ricattato, facendogli firmare un impegno a non ripetere mai più una simile bravata, pena la pubblicazione del suo nome. Questo chiarisce cosa intendano i democratici per libertà di pensiero e democrazia: ricatto ed elezione del Presidente decisa in uno studio televisivo da un panel di pundit e non dagli elettori.

 

A difendere la democrazia è rimasto solo un gladiatore.

Obama’s legacy


Obama’s legacy

Queste tabelle parlano da sole: i grafici rappresentano 8 anni di amministrazione Barak Obama-Hillary Clinton e misurano il declino economico e sociale degli Stati Uniti. No fake news.

La carta proviene dalla Federal Reserve (FED)

L’eredità di Obama

Avevo anticipato ieri che Barak Obama sapeva già da un anno che il Presidente Putin in persona aveva ordinato di “sconfiggere o almeno danneggiare Hillary Clinton, ed aiutare l’elezione del suo oppositore Donald Trump”. È il contenuto del rapporto speciale della Cia, top secret, consegnato a Barack Obama nell’agosto 2016.

 

Naturalmente non ci sono evidenze nel rapporto, così come in tutta l’inchiesta sulle interferenze russe nella campagna elettorale americana del 2016, che provino queste accuse. Comunque, perchè Obama non fece un discorso alla nazione denunciando l’aggressione cybernetica dei russi e aspettò cinque mesi per sanzionare i russi con il simbolico allontanamento dal suolo degli Stati Uniti dei diplomatici e delle loro famiglie?

 

Non è un po’ poco per quello che l’articolo del Washington Post definisce “il crimine politico del secolo, un attacco alla democrazia americana destabilizzante, senza precedenti, e coronato dal successo”?. Anche il capo dello staff di Obama, Denis McDonough, sostiene che il presidente giudicò subito quella vicenda come “un attacco al cuore del nostro sistema”. Diversi collaboratori dell’ex presidente ora sembrano convinti che la reazione non fu affatto adeguata alla gravità dell’attacco.

 

La cosa che più urta è che tutta la storia sembra una montatura della precedente amministrazione supportata dai Servizi segreti oppure, viceversa, orchestrata dai servizi segreti con il supporto dell’ex Presidente e nessuno alza la sua voce per difendere il Presidente Trump e la democrazia negli Stati Uniti.

 

E’ paradossale che i politici americani considerino gli Stati Uniti come la culla della democrazia quando invece sono diventati la patria dell’estremismo, dell’intolleranza, del liberal-fascismo e il popolo è trattato come un popolo di imbecilli da usare come marionette. Ma il popolo è stanco di questo melodramma che sta portando il paese alla rovina economica e sull’orlo della guerra civile.

Mamma, li russi!

Sulla stampa americana di sinistra oggi c’è una nuova rivelazione, ripresa e urlata dalla CNN: Barak Obama sapeva già dallo scorso agosto che il Presidente Putin in persona aveva ordinato un attacco contro Hillary Clinton per far vincere Donald Trump.

Qualcuno mi sa spiegare il motivo per il quale Obama rimase zitto, senza dirlo a nessuno?

Asini che volano

Nuova devastante sconfitta dei democratici e nuova, netta vittoria del Presidente Trump in Georgia e in Sud Carolina, a dimostrazione che i sondaggi non ne azzeccano una e probabilmente sono anche truccati per dare agli attivisti dell’asinello democratico quell’entusiasmo che hanno perso con la batosta di Novembre.

I pundit democratici cercano oggi di distogliere l’attenzione dalla debacle che hanno vissuto ieri, enfatizzando le dichiarazioni odierne all’audizione davanti alla commissione intel del Senato dell’ex Segretario di Homeland Security, Jeh Johnson, secondo cui gli haker russi attaccarono massicciamente la campagna elettorale dei democratici nel 2016.

Purtroppo per loro Johnson si è trovato in grossa difficoltà nel fornire una spiegazione credibile del perchè il Presidente Obama non abbia informato la nazione del presunto cybor attacco.

Anche in questa audizione non è stata presentata alcuna prova o evidenza dell’intervento russo o di una collusione di Putin con Trump. Così, mentre gli elettori continuano a suonarli, i democratici continuano a dirci di aver visto gli asini volare.

Disturbati

Basati su credenze e emozioni incredibilmente irrazionali, i liberali moderni minacciano in modo incessante i più importanti principi su cui si fondano le nostre libertà, afferma il dottor Lyle Rossiter, autore del libro “The Liberal Mind: le cause psicologiche della follia politica”.

Come bambini viziati e arrabbiati, si ribellano contro le normali responsabilità dell’età adulta e richiedono che un governo genitoriale soddisfi le proprie esigenze dalla culla alla tomba.  Rossiter afferma che il tipo di liberalismo esposto sia da Barack Obama che da Hillary Clinton può essere interpretato come un disturbo psicologico. Parole sacrosante. Fidatevi di un vecchio socialista come me.

Reunion

Il presidente russo Vladimir Putin ha offerto asilo politico a James Comey, nel caso l’ex direttore dell’FBI dovesse subire qualche forma di persecuzione negli Stati Uniti.

La prima cosa che ha attratto la mia attenzione -ha spiegato Putin- è stata la dichiarazione dell’ex direttore FBI secondo la quale [Comey] crede che ci fu un intervento russo nel processo elettorale americano, ma nello stesso tempo non ha fornito alcuna prova“.

Così, dopo Snowden e Steven Seagal, anche Comey emigrerà in Russia e lo vedremo galoppare nella tundra a torso nudo? Ai posteri l’ardua sentenza.