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Who is Perestroika? Perestroika is a former employee of a Bank that no longer exists anymore. If you want more details, read this old interview.
Wednesday, September 15, 2004

PERESTROIKA INTERVIEWS PERESTROIKA

Excuse my impertinence, but who is hiding behind this pseudonym?

No one. Perestroika is nobody’s pseudonym. Perestroika is Perestroika. The all too often silenced or unheard voice of the banker who has seen it all and has accumulated just enough experience to see transparently through the veils and curtains with which power always tries to conceal its dark designs, which are then never that dark. And there is a great need in our industry for clarity, transparency, and democracy to break down the sanctuaries of power that continually breed monsters. Perestroika, in a word.

All right, I note that you don’t want to give me your specifics, but in your statement, I discern quite a bit of megalomania.

For goodness’ sake, I try to pillory power with a hint of irony, saying things, trivial things, that we otherwise could never say. Unfortunately, in the face of a sea of hypocrisy, the only lifesaver is a little irony, to smile but reflect and not always accept what we are fed. Revolutions I leave to the men of power. The only real revolution today would be to stop and realize what abyss we are falling toward.

Are you talking about the credit sector or something else?

I am talking about our civilization, our greed, the violence, the overpowering that is in the world and in our banks, never forgetting the most precious goods for which our “old men” fought and gave their lives: Justice and Liberty. I take this opportunity to refute those who accuse me of being a communist. I don’t want to give history lessons to anyone, but “perestroika” was a political and economic reform of the Soviet system by which President Gorbachev had the courage to introduce into the Communist Party, democracy, and transparency, leading to the collapse of communism in Russia even though this ideology continues to survive and fascinate the ignorant and utopian lovers, causing the extermination of millions and millions of human beings.

Excuse me if I stay on the subject of “banks” and narrow your horizons. The press today is practicing drawing the most unthinkable scenarios of a banking risiko in which journalists’ fantasies have no limits. And Antonveneta is at the center of every future scenario. What do you think about it?

Let’s gloss over the fact that the treatment is killing the patient. For the shrines of power, this is secondary. What is primary is to bring down the fever (restore the accounts) so that in the marketplace the Company produces an adequate profit for shareholders. Then, with the inefficiency that characterizes the players on the scene and the power structures, we have in Italy today any solution is bound to reproduce on a larger scale all the inefficiency and disorganization we know so well. I think the workers of Antonveneta today are learning better and better, unfortunately, what it means to “build a plane in the air.” And all this just to perpetuate the rule of what was once called “the master race” and passed unscathed through the first republics, clean hands, Cirio, Parmalat and Argentine bonds. Unfortunately, this is the ruling class we have, and I do not see an alternative on the horizon. The rest is all talk and exercises in fantasy finance in which we are interested, like gossip about princesses and queens. In the end, it is always the workers who lose out.

Lately, you have turned on the Bank’s top management, who are guilty of remaining glued to their chairs despite having reached the age limit. But do you really think that these young upstarts who are supposed to replace them are better than them?

But do you know that I am really fed up with them? Your interview was boring. I bet any reader of Perestroika after abundant puffing didn’t even make it halfway through the interview and moved on to another page. Also, sorry, but you ask the questions while giving yourself the answers. Ask me a Perestroika question, please.

All right, I’ll ask you a personal question, to which I expect a “Perestroika-like” answer: what is the biggest regret in your life?

What do I know? Maybe not marrying Enrico Cuccia’s daughter. A beautiful woman.

Chi è Perestroika? Perestroika è un ex-dipendente di una Banca che non esiste più. Se volete maggiori dettagli, leggete questa vecchia intervista.

Mercoledì, 15 Settembre 2004

Perestroika intervista Perestroika

 

Scusi l’impertinenza, ma chi si nasconde dietro questo pseudonimo?

Nessuno. Perestroika non è lo pseudonimo di nessuno. Perestroika è Perestroika. La voce, troppo spesso zittita o inascoltata del bancario che ne ha viste di tutti i colori ed ha accumulato quel po’ di esperienza sufficiente per vedere in trasparenza attraverso i veli e le cortine con cui il potere cerca sempre di celare i suoi oscuri disegni, che poi non sono mai così tanto oscuri. E credo che nel nostro settore ci sia tanto bisogno di chiarezza, trasparenza, e democrazia per abbattere i santuari del potere che generano continuamente mostri. Perestroika, in una parola.

Va bene, prendo atto che non mi vuole dare le sue generalità, ma nella sua dichiarazione scorgo un bel po’ di megalomania.

Per carità, io cerco di mettere alla berlina il potere con un pizzico di ironia, dicendo delle cose, piccole cose, che altrimenti non potremmo mai dire. Purtroppo di fronte ad un mare di ipocrisia l’unico salvagente è un po’ di ironia, per sorridere ma anche per riflettere e non accettare sempre quello che ci viene propinato. Le rivoluzioni le lascio agli uomini di potere. L’unica vera rivoluzione oggi sarebbe quella di fermarci un attimo e renderci conto verso quale baratro stiamo precipitando.

Parla del settore creditizio o di qualcos’altro?

Parlo della nostra civiltà, della nostra avidità, della violenza, della sopraffazione che c’è nel mondo ed anche nelle nostre banche, senza mai dimenticare i beni più preziosi per i quali i nostri “vecchi” hanno combattuto e dato la vita: Giustizia e Libertà. Colgo l’occasione per smentire chi mi accusa di essere un comunista. Non voglio dare lezioni di storia a nessuno, ma la “perestroika” fu una riforma politica ed economica del sistema sovietico con la quale il Presidente Gorbaciov ebbe il coraggio di introdurre nel Partito Comunista, democrazia e trasparenza, determinando il crollo del comunismo in Russia anche se questa ideologia continua a sopravvivere ed affascinare gli ignoranti e gli amanti delle utopie, provocando lo sterminio di milioni e milioni di esseri umani.

Scusi se rimango sul tema “banche” e restringo i suoi orizzonti. La stampa oggi si esercita a disegnare gli scenari più impensati di un risiko bancario in cui le fantasie dei giornalisti non hanno limiti. E Antonveneta è al centro di ogni futuro scenario. Lei cosa ne pensa?

Sorvoliamo sul fatto che la cura sta uccidendo il paziente. Per i santuari del potere questo è secondario. Quello che è primario è abbattere la febbre (risanare i conti) in maniera che sul mercato l’Azienda produca un adeguato profitto per gli azionisti. Poi, con l’inefficienza che contraddistingue i soggetti sulla scena e gli assetti di potere che abbiamo oggi in Italia qualsiasi soluzione è destinata a riprodurre su scala maggiore tutta l’inefficienza e la disorganizzazione che ben conosciamo. Credo che i lavoratori di Antonveneta oggi stiano imparando sempre meglio, purtroppo, cosa voglia dire “costruire un aereo in volo”. E tutto questo solo per perpetuare il dominio di quella che una volta veniva definita “la razza padrona” ed è passata indenne per le prime repubbliche, mani pulite, Cirio, Parmalat e bond argentini. Purtroppo, questa è la classe dirigente che ci ritroviamo e non ne vedo una alternativa all’orizzonte. Il resto sono tutte chiacchiere ed esercizi di fantafinanza ai quali siamo relativamente interessati, come i pettegolezzi su principesse e regine. Alla fine a rimetterci sono sempre i lavoratori.

Ultimamente si è accanito sui vertici della Banca, rei di rimanere incollati alle loro poltrone, nonostante i raggiunti limiti di età. Ma lei pensa davvero che questi giovani rampanti che dovrebbero sostituirli siano meglio di loro?

Ma lo sa’ che mi ha proprio stufato? La sua intervista è veramente noiosa. Scommetto che qualsiasi lettore di Perestroika dopo aver abbondantemente sbuffato non sia neanche arrivato a metà intervista e sia passato ad un’altra pagina. E poi, scusi, ma lei fa le domande dandosi anche le risposte. Mi faccia una domanda da Perestroika, per cortesia.

Va bene, le faccio una domanda personale, alla quale mi aspetto una risposta “alla Perestroika”: qual’è il più grande rammarico della sua vita?

Che so. Magari non aver sposato la figlia di Enrico Cuccia. Bellissima donna.

 

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