Avevo anticipato ieri che Barak Obama sapeva già da un anno che il Presidente Putin in persona aveva ordinato di “sconfiggere o almeno danneggiare Hillary Clinton, ed aiutare l’elezione del suo oppositore Donald Trump”. È il contenuto del rapporto speciale della Cia, top secret, consegnato a Barack Obama nell’agosto 2016.

 

Naturalmente non ci sono evidenze nel rapporto, così come in tutta l’inchiesta sulle interferenze russe nella campagna elettorale americana del 2016, che provino queste accuse. Comunque, perchè Obama non fece un discorso alla nazione denunciando l’aggressione cybernetica dei russi e aspettò cinque mesi per sanzionare i russi con il simbolico allontanamento dal suolo degli Stati Uniti dei diplomatici e delle loro famiglie?

 

Non è un po’ poco per quello che l’articolo del Washington Post definisce “il crimine politico del secolo, un attacco alla democrazia americana destabilizzante, senza precedenti, e coronato dal successo”?. Anche il capo dello staff di Obama, Denis McDonough, sostiene che il presidente giudicò subito quella vicenda come “un attacco al cuore del nostro sistema”. Diversi collaboratori dell’ex presidente ora sembrano convinti che la reazione non fu affatto adeguata alla gravità dell’attacco.

 

La cosa che più urta è che tutta la storia sembra una montatura della precedente amministrazione supportata dai Servizi segreti oppure, viceversa, orchestrata dai servizi segreti con il supporto dell’ex Presidente e nessuno alza la sua voce per difendere il Presidente Trump e la democrazia negli Stati Uniti.

 

E’ paradossale che i politici americani considerino gli Stati Uniti come la culla della democrazia quando invece sono diventati la patria dell’estremismo, dell’intolleranza, del liberal-fascismo e il popolo è trattato come un popolo di imbecilli da usare come marionette. Ma il popolo è stanco di questo melodramma che sta portando il paese alla rovina economica e sull’orlo della guerra civile.

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