Stephen Quinn, vice presidente esecutivo e direttore dell’ufficio marketing della catena di negozi Wal-Mart, sul New York Times:

“Ci sono famiglie che alla fine del mese non mangiano e ‘fanno letteralmente la coda a mezzanotte’ fuori i negozi di Wal-Mart, in attesa di comprare del cibo non appena lo stipendio o l’assegno di sussidio del governo passa sui loro conti.”

E pensare che c’è chi festeggia la ripresa, proprio chi la recessione non l’aveva nemmeno vista e fino ad oggi prevedeva che il tasso di disoccupazione arrivasse alle due cifre solo nel 2010! Purtoppo il destino dell’umanità, la Storia è maestra, è quello di andare sempre dietro ai suonatori di piffero.

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Letture consigliate
Occupazione, l’isola che non c’è
“Mentre gli ingegneri economici sussurrano mille ipotesi di una ripresa sostenuta da questo e quello, io vi ricordo che senza occupazione non vi sarà alcuna ripresa degna di questo nome.”

Le cattive notizie nei dati Ocse
I dati pubblicati dall’Ocse dipingono un’immagine apparentemente molto positiva dello stato dell’economia italiana a questo punto della crisi. Ma l’indicatore mostra i punti di svolta del ciclo stimati con riferimento all’output gap, cioè alla deviazione del livello dell’attività economica dal livello consistente con il pieno impiego. Dunque, può migliorare semplicemente perché è peggiorata la stima degli effetti della crisi sulla crescita di medio periodo. E per l’Italia la caduta del tasso di crescita potenziale nel 2010 è più ampia rispetto ad altri paesi.

Il superindice
“Secondo i lanci di agenzia l’Italia è il Paese che mostra l’incremento maggiore su base annua. «Ci sono forti segnali di ripresa, basta vedere i dati dell’Ocse», ha detto subito al balzo il Presidente del Consiglio. Tremonti non si è trattenuto ed ha aggiunto: «Il tempo è stato galantuomo, ora dobbiamo insistere». “Italia al top“, scrivono Corriere e Repubblica, che aggiungono: «la nostra economia è quella che va meglio» e anche «Noi nella media europea». Delle due l’una. E’ al top o nella media?”

La baggianata del sorpasso della Gran Bretagna
Non c’è bisogno di spiegazioni: è tutto nel titolo.
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