Alcuni di voi, sicuramente almeno due cari lettori che hanno lasciato un commento, si saranno chiesti che fine ha fatto Perestroika. Tranquilli, sono ancora vivo e vegeto e in buona salute. Né mi sono fatto intimorire dalle campagne stampa che ogni giorno un ben noto quotidiano lancia contro chi esprime liberamente il proprio pensiero e viene additato come farabutto, anti-italiano, disfattista, comunista: io non indosso neppure calzini turchesi, anche se rispetto il semaforo rosso, fumo più del giudice Mesiano e come lui spesso cammino avanti e indietro quando aspetto per un appuntamento.

Non mi sono nemmeno fatto commuovere da chi rimpiange i tempi del posto fisso e magari anche la topolino e mille lire al mese. Per dirla semplicemente, senza sproloqui sociologici, ho sotterrato l’ascia di guerra, ovvero la mia tastiera, perchè all’improvviso mi sono reso conto che, impegnandomi questo blog per ore ed ore ad approfondire, ricercare e scrivere, stavo trascurando altri aspetti, alcuni belli altri invece anche prosaici ma necessari per vivere una vita reale e non virtuale come al contrario vorrebbe il grande fratello.

Abbiate quindi pazienza e comprensione se qualcosa, anzi molto, cambierà in questo blog e non preoccupatevi se il mio silenzio durerà giorni e partorirà solamente qualche mia breve elucubrazione o addirittura niente. Non è la fine del mondo: gli ottimisti di professione continueranno a cercare di ingannarvi ma ci sarà sempre qualcuno, più bravo di me, pronto a sputtanarli. Come dice il sottotitolo di questo blog, «tutto ha una morale, se solo riesci a trovarla».

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