Tutto il mondo della finanza anglosassone è rimasto colpito da un’intervista del Guardian a Gianni Zonin dove il famoso vignaiolo nonché presidente della Popolare di Vicenza, spalleggiato dal ministro Zaia, esprime quella che dovrebbe essere un’idea geniale e “originale”, ovvero prestiti garantiti da vini pregiati, formaggi e prosciutti invece che da collaterali. L’imprenditore-produttore darebbe i suoi prodotti in custodia alla banca, che li conserverebbe nei propri locali, a garanzia della restituzione del credito.

Mathew Katz su Planet Money immagina addirittura di entrare nel caveau di una banca imbottito di vini, prosciutti e formaggi, ma devo deluderlo. Niente sotterranei blindati ma capannoni e magazzini climatizzati ed attrezzati alla stagionatura e alla conservazione dei prodotti. L’idea poi non è nuova ed era praticata sin dalla notte dei tempi. In epoche più moderne, nel ventennio fascista, venne fondata addirittura una banca alla bisogna, la Banca Nazionale dell’Agricoltura, una creatura di Benito Mussolini e del conte Auletta Armenise, con magazzini di stoccaggio in varie località parmigiane e ferraresi.

Piuttosto c’è da notare che anche allora fu una risposta alla crisi del credito e alla recessione durante la Grande Depressione, e che andando avanti di questo passo potremmo tornare all’epoca del baratto. Io comunque una domanda me la pongo sul serio: cosa succederebbe se anche i formaggi andassero a male e si rivelassero “tossici”?

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