Nel secondo trimestre la produttività in Usa ha segnato un aumento del 6,4%, ben al di sopra delle attese degli analisti. Ma insieme al balzo di produttività, si registra un calo drastico del costo del lavoro per unità oraria: è sceso del 5,8%, quasi triplicando le attese degli analisti. Si spiegano così le ottime trimestrali delle società USA ma anche il rischio di una “double-dip recession”: le imprese a stelle e strisce stanno espellendo forza lavoro, pagando gli occupati assai meno di prima. Se questi dati apparentemente positivi fanno felici le borse, non è certo una buona ricetta per uscire dalla recessione, come ci spiega Oscar Giannino:

Se la produttività sale per severa contrazione della base produttiva e creando frotte di disoccupati cioè diminuendo il reddito disponibile delle famiglie; se questo a propria volta deve poi energicamente contrarsi anche per riequilibrare i livelli troppo alti di debito toccati in precedenza; e se in più il debito pubblico esplode spiazzando il risparmio privato, allora gli investimenti per tornare ad estendere la produzione mancheranno tanto più, quanto più bassa sarà prevedibile la base dei consumi conseguente. Risultato: recessione secca, amici miei. Chissà se i listini lo capiranno, e soprattutto i banchieri centrali che generosamente li sostengono.

Arrivederci alla prossima onda.

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