Unicredit, il gruppo bancario guidato da Alessandro Profumo, ha chiuso il secondo trimestre dell’anno con un utile netto pari a 490 milioni di euro, in discesa del 74,4% su base annua ma in crescita rispetto ai 447 milioni dei primi tre mesi del 2009, un dato superiore rispetto alle attese degli analisti (434 milioni). Evviva, meno 74,4% e, anche se i risultati non reggono nemmeno il confronto con quelli delle pari e disastrate concorrenti europee, la borsa italiana festeggia con un, al momento, +4,4%.

A chi interessa poi se anche per Unicredit questo risultato stitico sia in buona parte dovuto ad un notevole incremento delle attività di investment banking, leggasi scommesse su cambi, titoli, materie prime e tutto quello su cui è possibile scommettere, mentre la qualità del credito continua a peggiorare? Sono stati infatti accantonati, a garanzia di crediti inesigibili a vario titolo, altri 2,431 miliardi, portando il dato complessivo del semestre a oltre 4 miliardi. Quisquilie, tanto se non c’è l’arrosto basta il profumo.

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