Annunciati ieri dai dati del declino dell’occupazione nel settore privato sono arrivati oggi quelli dell’occupazione forniti dall’Agenzia federale del lavoro, che hanno gettato nello sconforto coloro che vedono germogli verdi dappertutto e ovviamente le borse.

Le nuove richieste di sussidi di disoccupazione sono calate a 614mila unità negli Stati Uniti, ma meno delle attese che vedevano una discesa a 605mila unità.

Cattive notizie anche dal rapporto sul mercato del lavoro di giugno, con un tasso di disoccupazione, che pur non essendosi spinto al 9,6% messo in conto dagli operatori finanziari, è arrivato al 9,5%, il livello più alto degli ultimi 25 anni.

Ancor più deludente l’indicazione di nuovi posti di lavoro, visto che il mese scorso ne sono stati persi 467mila, ben oltre i 375mila previsti dagli analisti. Un dato che segnala un peggioramento rispetto alla lettura di maggio, rivista al rialzo da -345mila a -322mila unità.

L’economia a stelle e strisce ha perso finora 6 milioni e mezzo di posti di lavoro da quando è partita la recessione, nel dicembre del 2007. Particolarmente colpiti il settore manifatturiero, quello dei servizi professionali e delle costruzioni.

Notizie che fanno il paio con quelle di ieri sul settore immobiliare che vede una lieve crescita delle vendite di case esistenti (ma sappiamo già che un’ampia percentuale è rappresentata da vendite all’asta spesso a prezzi irrisori), accompagnata dalla mancata ripresa nelle vendite delle nuove che, a sua volta, spiega bene l’ennesimo calo dello 0,9 per cento della spesa per costruzioni e il vero e proprio crollo delle richieste di mutui di rifinanziamento, scesi del 30 per cento.

Un mixer di informazioni che confermano che la strada verso la ripresa economica è ancora lunga e il peggio deve ancora arrivare. Non ci sarà ripresa a livello mondiale senza ripresa del mercato immobiliare americano e fintantochè la disoccupazione continuerà a crescere. Hanno una bella faccia tosta i nostri governanti a ripetere la formula esorcistica “il peggio è alle nostre spalle” e a minacciare l’informazione rea di deprimere i consumatori dicendo loro la verità.

A ricordarcelo nel giorno in cui l’Istat pubblica i disastrosi dati dei nostri conti pubblici, è anche l’Economist che dedica un articolo all’Italia in cui si evidenzia che l’insistenza con cui Berlusconi continua a proclamare che nel nostro Paese la recessione non sarà né così severa né così prolungata come in qualunque altro paese, potrebbe rivelarsi un boomerang.

Berlusconi – scrive l’Economist – si trova ad affrontare molti scandali in casa, ma il più grande è il suo rifiuto di accettare la portata delle difficoltà economiche dell’Italia che evidenzia la contraddizione tra le affermazioni del premier e la realtà economica. Se il piano è di compensare la perdita di esportazioni fregando i consumatori italiani facendoli spendere di più, è un piano rischioso, sia per il governo che per il Paese, afferma l’Economist, puntualizzando che Berlusconi “ha già un problema di credibilità in casa riguardo la propria vita privata”.

La nozione che l’Italia, che ha alle spalle 20 anni di “under performance”, eviterà l’intero impatto della recessione è fantasiosa. Inoltre insistendo che non c’è nulla che non va – conclude il settimanale economico – Berlusconi e Tremonti si stanno anche lasciando scappare l’opportunità di cominciare quelle riforme che non solo farebbero correre la ripresa dell’economia, ma migliorerebbero realmente la produttività dell’Italia e le finanze pubbliche.

Parole equilibrate che in un paese normale dovrebbero far riflettere ma che in una nazione trasformata in un immenso Bagaglino a cielo aperto dove un banchiere le cui capacità sono universalmente riconosciute viene bollato come un pericoloso disfattista e qualsiasi voce fuori dal coro viene iscritta d’ufficio a qualche quotidiano complotto della sinistra, tra balletti di veline ed escort, incapperanno sicuramente nell’anatema del capocomico e liquidate come spazzatura comunista.

Scriveva Nassim Nicholas Taleb in un recente articolo (vedi etichette) che a gente che guida bendata un autobus scolastico e l’ha fracassato non dovrebbe mai essere dato un nuovo autobus. Noi non solo gliene abbiamo dato un altro ma ad ogni incidente lo premiamo aggiungendo punti alla patente. Come potremo mai evitare la catastrofe?

1 Comment

  1. io ho il punto di vista del piccolo imprenditore, e vodo questo: la distribuzione dei prodotti, in occidente, si è spostata sulla grande distribuzione, meglio se in centro commerciale. questo ha due effetti: da un lato elimina la ricaduta locale che i redditi del negoziante avevano sull'economia della sua città, dall'altro favorisce le merci standardizzate ed a basso valore, ovvero cinesi. morale: abbiamo una forte barriera che riduce la commerciabilità delle merci occidentali, con effetti nefasti sulla bilancia dei pagamenti. Contemporaneamente riduce i passaggi della catena distributiva, cosa che si fa passare come utile per la riduzione dei prezzi, ma che, in pratica, riduce l'effeo del moltiplicatore keinesiano dell'economia. dobbiamo ricominciare a produrre e trovare sbocchi commerciali per la prodzione, altrimenti non avremo nulla da consumare.Roberto D.

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