Questa l’aveva già detta, ma evidentemente “repetita juvant”, avrà pensato il nostro ministro delle finanze: «Con la discesa in campo dei governi e della politica il rischio dell’apocalisse finanziaria globale non c’è più. La crisi continua, ma come tutte le crisi avrà un termine e molti indicatori lo anticipano».

Sono scesi in campo ma nessuno se n’è accorto. Avranno giocato a porte chiuse?

Poi continua con i pannicelli e l’acqua calda: «A fine anno, forse, anche i numeri del prodotto interno lordo saranno migliori di quelli di oggi»

Certo è difficile immaginare che possano essere peggiori anche di quelli dei prossimi mesi. Una volta che il paese sarà stato raso al suolo anche la costruzione di una baracca sarà segno della ripresa immobiliare.

Comunque sapete quali sono gli indicatori “positivi”? L’arresto della riduzione del traffico postale e di quello in autostrada, insieme al rallentamento della caduta dell’Iva. Certo, ammette il ministro, sono solo «una serie di indicatori, se volete aneddotici, empirici, psicologici» ma «il mancato maleficio, a volte, nella psicologia conta più del beneficio».

Per sua fortuna, a quanto pare, gli italiani hanno l’anello al naso. Intervista sul Corriere della Sera, della serie “L’Italia ne uscirà meglio degli altri paesi“.

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