Il Ministro italiano della Fantasia alle Finanze, alias Tremonti, dopo l’approvazione negli Stati Uniti, per un voto, da parte del Financial Accounting Standards Board, di nuovi criteri di valutazione degli asset nei bilanci delle banche, si chiede cosa aspettano gli altri governi europei a fare altrettanto. Sì, cosa ci potrebbe essere di più geniale per risanare le banche, molte delle quali tecnicamente fallite, che truccare i bilanci come si fa in Italia? Perchè di questo si tratta.

Infatti, grazie a questa “novità”, le banche saranno in grado di gonfiare gli attivi mettendo a bilancio i propri asset ad un valore che potrebbe essere anche di fantasia, diverso da quello che il mercato è disponibile a pagare per essi. Ma questa nuova metodologia servirà veramente a qualcosa? Si, a scardinare del tutto la poca fiducia rimasta nei confronti delle istituzioni finanziarie e delle borse.

Primo. Gli investitori e le autorità regolatrici non sono degli idioti e nel caso le banche dichiarino di essere state forzate a valutare i propri asset a prezzi di saldo potranno apportare essi stessi le correzioni che riterranno opportune. Nonostante ciò il cambio di regime è sbagliato per due ragioni. Un motivo è che il giusto prezzo stabilito dal mercato – il “mark to market” – ha il vantaggio di essere un criterio comune al quale ogni operatore si deve conformare. La nuova regola rende il prezzo degli asset dipendente da un criterio di valutazione interno ed ogni banca potrà applicare criteri diversi una dall’altra. L’altra ragione è che toglie alle banche un incentivo alla trasparenza. In base alla vecchia regola se le banche dovevano dichiarare il prezzo di mercato, nel caso lo avessero ritenuto troppo basso avevano la possibilità di convincere gli investitori della loro posizione. In base alla nuova regola invece la banca comunica la propria valutazione secondo un modello interno e non ha alcun incentivo a fornire ulteriori informazioni.

Secondo. Nell’ipotesi del “mark-to-market” se l’economia si riprende gli asset aumenteranno di valore. Mettiamo che le svalutazioni abbiano ridotto il capitale delle banche e queste siano state costrette a ricapitalizzare. Quando gli asset recupereranno valore, la banca genererà più profitti e potrà ricomprare le azioni vendute. Nell’altro scenario, quello del “mark-to-fantasy”, la banca farà oggi una valutazione di fantasia quando in realtà il prezzo di mercato è un prezzo sul lungo termine. Ad un certo punto, nel futuro, la banca dovrà svalutare gli asset ma potrebbe non avere capitali sufficienti per assorbire la svalutazione e in questo caso fallirà. Dunque è meno richiosa la vecchia strada piuttosto che la nuova.

Terzo. Le regole contabili sono molto più complesse delle due alternative “tutti gli asset devono avere un valore di mercato” e “tutti gli asset devono essere valutati secondo un modello interno”. Ci sono differenti tipi di asset, differenti tipi di svalutazioni, con differenti impatti ai fini fiscali, e soprattutto differenti tipi di classificazione degli asset a seconda che siano contabilizzati come asset posseduti a fini commerciali, se siano disponibili per la vendita immediata o alla scadenza.

L’impressione che si ricava da tutta questa vicenda è che le banche, pur sapendo che la nuova regola non risolve niente, approfittano della confusione per ottenere cambiamenti che servono solo a ritoccare i loro bilanci giusto per rendere la vita più dura agli investitori visto che nei fallimenti di banche susseguitesi in questi 21 mesi, secondo la SEC, il fatto che gli asset fossero contabilizzati con i prezzi di mercato non ha influito minimante.

Strano destino quello di Tremonti: da fustigatore dei banchieri è finito a rifornirli di droghe assortite. Da moralizzatore a spacciatore. Per cui non sorprende nemmeno, viste le ultime gaffe del nostro primo ministro (foto di gruppo con la Regina Elisabetta ieri e telefonata con Erdogan oggi), la sua domanda rivolta agli italiani se per uscire dalla crisi sia meglio Berlusconi oppure Franceschini. Nell’un caso o nell’altro vuol dire che siamo proprio alla frutta. Verrebbe da dire… “aridatece o’ professore”.

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