No, non ho dimenticato il Monte Paschi Siena, e nemmeno non ne ho parlato per evitare di celebrarne i trionfi. In realtà non c’è di che divertirsi per un film noioso che abbiamo già visto. Lascio al suo organo ufficiale di stampa da Milano e ai vari gazzettini locali, tra cui ci sarà probabilmente anche il Corriere di Radicofani, patria del famoso brigante Ghino di Tacco, tessere le lodi e suonare la marcia trionfale per i suoi vertici.

Solo la stampa faziosa e inattendibile, rappresentata ad esempio da Repubblica e Financial Times, mette in luce che l’eccezionale utile netto di 953 milioni, “solo” il 30 per cento in meno dell’anno precedente, è stato ottenuto grazie ai vantaggi fiscali per la detassazione degli avviamenti (1,19 miliardi, i maggiori della categoria) relativi all’acquisizione di Antonveneta, e senza i quali l’istituto senese avrebbe dunque chiuso con un rosso di 237 milioni.

Ma non basta, perchè come osserva con umorismo tutto britannico il Financial Times

Monte dei Paschi di Siena, the Italian bank that claims to be the world’s oldest, turned to the government on Friday for aid for the first time in its 537-year history, announcing it would ask for a €1.9bn ($2.5bn) capital injection.

MPS, founded in 1472 and based in the Tuscan city of Siena, is seen as the Italian bank most in need of a capital injection.

Si la banca che proclama di essere la più antica del mondo e che viene considerata come la Banca italiana che ha più necessità di una iniezione di capitali, per la prima volta nei suoi lunghi 537 anni di storia, è costretta a chiedere allo Stato un aiuto di 1,9 miliardi di euro, con un ritardo di 10 giorni rispetto alle sue concorrenti.

Quello della patrimonializzazione non è solo un problema Monte Paschi e l’abbiamo affrontato più volte (cerca il tag-etichetta “stress test”). Ma in MPS dovrebbe particolarmente preoccupare visto che gli asset in bilancio (tra cui Antonveneta) dovrebbero essere svalutati di un buon 70-80 per cento. Eppure in questa situazione ci si prepara a distribuire anche un dividendo, benchè dimezzato, agli azionisti. Scrive Repubblica in maniera molto “soft”:

L’aspetto che solleva qualche interrogativo riguarda il patrimonio. Con i Tremonti bond l’indice Core Tier 1 salirà di circa 150 punti base, dal 5,1 a 6,5%. E il gruppo ha dichiarato l’intenzione di rimborsare gli 1,9 miliardi prima possibile, e comunque entro il 2013, data oltre la quale scattano i sovrapprezzi. Usando gli utili venturi, ma anche la cassa e le plusvalenze attese dalle cessioni di 150 sportelli e del patrimonio immobiliare. A domanda degli investitori, i manager Mps hanno negato che servirà ricapitalizzare per rimborsare il prestito. Ma secondo gli osservatori, a Siena dovranno guadagnare bene, e vendere meglio, per cogliere l’obiettivo.

E siamo ancora ben lontani da quel Core Tier 1 all’8% che è considerato il valore soglia sopra il quale le banche e gli investitori possono sentirsi relativamente tranquilli. Occorrerebbero altri 2 miliardi di euro. Cosa pensano di fare i vertici senesi? Chiedere l’apertura di un’altra linea di credito a don Emilio Botìn?

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