Non è la prima volta che Tim Geithner, così come fece per mesi il suo predecessore al Tesoro americano, Hank Paulson, annuncia il nuovo, ennesimo, ultimo e definitivo piano salva-banche destinato poi a finire nel dimenticatoio. Più tardi ne conosceremo meglio i dettagli ma sin d’ora possiamo dire che purtroppo è l’edizione riveduta e corretta di uno dei primi piani Paulson andati “dispersi”:

il piano da un trilione di dollari che Geithner dovrebbe presentare nei dettagli domani rischia di essere una riproposizione vitaminizzata del famoso Master Liquidity Enhance Conduit che l’ex (?) investment banker Hank Paulson propose tra squilli di trombe e suon di fanfare nel lontano settembre del 2007, un piano da cento miliardi che almeno aveva il merito di essere basato sullo sforzo congiunto di Citigroup, Bank of America e J.P. Morgan-Chase, le tre entità creditizie private che si guadagnarono così sul campo l’eterna riconoscenza delle terrorizzate autorità monetarie statunitensi, ma che, dopo avere occupato per settimane le prime pagine dei quotidiani finanziari e non, naufragò miserevolmente tre mesi dopo, notizia molto inquietante che la stampa più o meno embedded relegò in microscopici trafiletti.

Marco Sarli, l’autore del brano, ci dà conto anche di un’intervista di Obama nella quale il Presidente avrebbe detto a proposito delle virulente polemiche che hanno per oggetto Geithner che “Se presentasse le dimissioni, gli direi che mi dispiace, ma deve ancora completare il suo lavoro!”, che più che una difesa sembra un licenziamento a certo tempo data confermando così la voce delle scommesse che si farebbero negli ambienti politici e finanziari americani sul benservito al Segretario del Tesoro entro giugno.

Ma torniamo al piano Geitner per dire che è molto più complesso di quello che prevedeva Paulson un anno fa ma ne ricalca la filosofia, che è quella secondo la quale se il governo si impegna a trattenere gli asset tossici fino alla scadenza e quindi ne garantisce il loro rimborso ne rende appetibile il loro acquisto da parte dei privati attraverso finanziamenti e prestiti statali concessi a vario titolo fino all’85% del valore dell’investimento. Si tratta della più gigantesca operazione di socializzazione delle perdite di tutti i tempi che regalerà migliaia di miliardi dei contribuenti americani a hedge fund, private equity e istituzioni finanziarie a vario titolo.

Per la verità, stando a due articoli comparsi sul New York Times e sul Wall Street Journal, il piano, come tutti i giochi delle tre carte che si rispettino, prevede appunto tre forme di intervento per disinnescare la bomba degli asset tossici. Il meccanismo di tutti e tre i tipi di intervento è sempre lo stesso, quello cioè già detto che consiste nella possibilità per i privati di acquistare assets illiquidi con denaro che verrà messo a disposizione del governo americano attraverso prestiti o investimenti diretti con il denaro del contribuente americano, ma, a seconda dello strumento e del soggetto erogatore saranno utilizzate tre carte:

  1. La FDIC, creando una nuova entità che comprerà i mutui tossici con il contributo del governo fino all’80% del capitale e il resto proveniente dal settore privato e che provvederà fino all’85% del valore dell’investimento con prestiti “no-recourse” – che significa che il creditore (il Tesoro) non potrà rivalersi sul debitore insolvente aggredendone l’universalità dei beni, ma potrà solo recuperare il credito vendendo il titolo acquistato tramite il finanziamento – o con garanzie contro la perdita di valore degli asset, il che, più o meno, è la stessa cosa.
  2. Il Tesoro, creando più fondi d’investimento per comprare obbligazioni tossiche con il contributo del governo fino al 50% del loro valore e il resto sempre con interventi privati. Anche qui dovrebbero essere previsti prestiti no-recourse e garanzie come nel caso precedente.
  3. Il TALF, il Term Asset Backed Securities Loan Facility, già lanciato all’inizio di Marzo dal Tesoro per erogare fino a 1000 miliardi di prestiti agevolati agli investitori che avessero acquistato cartolarizzazioni con rating AAA- e riferibili a prestiti per l’acquisto di auto, di carte di credito, a prestiti studenteschi e a finanziamenti alle piccole imprese e che ora verrà ampliato in modo da permettere alla Fed di acquisire altri tipi di asset tossici. Anche per questo fondo erano previsti prestiti no-recourse.

Siamo alle solite: quale sarà il “prezzo giusto” da pagare per i titoli tossici? E, come si vede, niente di nuovo sotto il sole. Un revival rivitaminizzato del piano Paulson ai tempi di Bush stroncato impietosamente da molti economisti tra cui Paul Krugman:

If you think it’s just a panic, then the government can pull a magic trick: by stepping in to buy the assets banks are selling, it can make banks look solvent again, and end the run. Yippee! And sometimes that really does work.

But if you think that the banks really, really have made lousy investments, this won’t work at all; it will simply be a waste of taxpayer money. To keep the banks operating, you need to provide a real backstop — you need to guarantee their debts, and seize ownership of those banks that don’t have enough assets to cover their debts; that’s the Swedish solution.

C’è qualcuno che pensi che siamo di fronte a una crisi dovuta solo al panico oppure non è vero che essa affonda le radici in una crisi reale e che le banche non hanno un attivo sufficiente a coprire i loro debiti? Se è vero il primo caso allora facciamo finta che non sia successo niente e riportiamo indietro le lancette dell’orologio al 2006 come stanno facendo Geithner e Bernanke. Ma se più realisticamente siamo di fronte alla seconda ipotesi allora nel giro di qualche settimana o di pochi mesi assisteremo ad un nuovo tonfo dal quale sarà ancor più difficile rialzarsi.

Ci ricorda Andrea Mazzalai in questo articolo che invito a leggere integralmente:

Per tutti coloro che sono affascinati dai lampi che provengono dal fondo del tunnel, lampi rigorosamente ” quantitative easing ” ovvero tutti gli interventi messi in atto dalla Federal Reserve innondando di nuova moneta il mercato, suggerisco vivamente di andare a dare un’occhiata alla storia facendo quattro passi nel …..”ventennio perduto”.

Il Nikkei non appena la Boj diede il via al ” quantitative easing ” volò per circa cinque/sei settimane per oltre il 20 % prima di ricadere al suolo quattro mesi più tardi stabilendo nuovi minimi. Ma ovviamente oggi è tutto diverso……noi quello che è successo in Giappone non lo vivremo mai, vero?

L’arcobaleno sta tramontando dietro la riva del fiume…….più che navigo nella storia, più la sensazione è che dalla Storia non impareremo mai!

Aggiornamento. Secondo Paul Krugman il piano di rilancio dell’economia americana messo a punto dal presidente degli Stati Uniti Barack Obama e dal segretario al Tesoro Timothy Geithner sarà un fiasco, perché non prevede il controllo pubblico delle banche più esposte. “Obama si sta giocando la propria credibilità e se questo piano fallirà – come senza dubbi succederà – (il presidente) non sarà verosimilmente in grado di convincere il Congresso a finanziare le azioni che avremmo dovuto decidere all’inizio”, scrive Krugman nel suo editoriale sul New York Times, insistendo che occorre fare molto in fretta perchè ogni mese che passa sono 600mila disoccupati in più.

La soluzione proposta dal Nobel dell’economia è la seguente: salvare le banche con una soluzione alla svedese degli anni novanta: “il governo ristabilisce la fiducia nel sistema garantendo numerosi (ma non necessariamente tutti) debiti delle banche. Nel contempo acquisisce il controllo delle banche realmente insolventi, per ripulirne i conti”.

Krugman non esclude che gli asset tossici valgano più di quanto si pensi adesso, ma giudica il piano Geithner confuso, macchinoso, probabilmente inutile e non legato al mercato. “Se il valore degli asset sale – scrive l’economista – gli investitori ne approfittano; ma se cala possono lasciar perdere. Ciò non significa far lavorare i mercati, ma è soltanto un modo indiretto e mascherato di sovvenzionare l’acquisto di asset tossici”.

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