Non ne ho mai parlato finora perchè l’argomento è inflazionato e non capisco gli americani che stanno facendo tutto questo baccano per 165 milioni in dollari di bonus finiti nelle tasche dei dirigenti di AIG. Certo, è immorale, si doveva evitare di erogarli e una volta fatta la frittata è giusto trovare il modo di recuperali, ma quei soldi rappresentano appena un decimo dell’uno per cento di quanto dato dal governo ad AIG per salvarsi e finito nelle mani dei creditori, azionisti e banche di ogni angolo della terra, europa compresa. Non è questo il vero scandalo e sperpero di denaro pubblico che non è servito a salvare il gigante delle assicurazioni che ora pretende altri miliardi per evitare il fallimento?

Apro un inciso. Mentre scrivo, mi cade l’occhio sulla notizia che oltre lo sceriffo Cuomo ad occuparsi della vicenda c’è anche il procuratore generale del Connecticut secondo il quale di bonus, AIG, non ne ha pagati 165 bensì 218 milioni per la gioia dei deputati del Congresso che ora potranno trasformare la commedia messa in scena negli ultimi giorni, in farsa. La vicenda dei bonus infatti è caduta come manna sui politici americani, pronti a scandalizzarsi e a proporre i più fantasiosi modi per il recupero del malloppo, spingendosi fino a ipotizzare l’introduzione di una tassa retroattiva. Cosa non si farebbe per lo spettacolo e per finire sotto le luci della ribalta! Perchè quando le luci si spengono i membri del Congresso tornano ai loro vecchi vizi e con le amate lobbies dei banchieri di Wall Street. Che fine ha fatto il piano proposto da Obama per salvare i proprietari di casa che consentiva loro di rinegoziare i mutui con le banche? Probabilmente l’argomento non fa audience a Wall Street.

Detto questo, anche nel salvataggio di AIG siamo alla farsa o alle comiche finali, se preferite. Pur di non nazionalizzare o di non lasciar fallire il gigante delle assicurazioni il governo è disponibile a iniezioni di 100 miliardi alla volta girandoli direttamente dalle tasche dei contribuenti a quelle dei creditori senza riuscire mai a venire a capo del problema. Per il Tesoro e la Fed non esistono le mezze misure, come potrebbe essere l’applicazione del Chapter 11 della legge sui fallimenti, con alcuni accorgimenti che tutelino in qualche modo gli azionisti e le banche creditrici che, comunque, dovrebbero cominciare a mettersi nell’ordine di idee di dover pur pagare qualche prezzo. Ma questo più che con la fattibilità tecnica cozza contro l’amara verità che esiste una casta di intoccabili, e non solo negli Stati Uniti, quella dei banchieri che stringono in pugno i politici e le nostre vite.

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