Forse tra qualche settimana il dibattito, ancora molto acceso, sulla nazionalizzazione delle banche americane potrebbe essere archiviato come un reperto archeologico. Mentre economisti, politici e autorevoli firme dei quotidiani economici, di quà e di là dell’Atlantico, discutono della forma, nessuno di loro si preoccupa della sostanza, e cioè che se non c’è un immediato intervento pubblico, nelle prossime settimane, prima Citigroup e poi, a ruota, Bank of America e anche JP Morgan potrebbero esalare il loro ultimo respiro.

At Wednesday’s close, the junior subordinated debt of Citigroup (for example debt underlying the Citigroup XV 6.5 per cent Enhanced Trust Preferred Securities) yielded 27.6 per cent, and similar securities at many other large US banks yield high double digit amounts.

Altro che bond Argentini! Per quale ragione con tali rendimenti sul debito un depositante di una di quelle banche non dovrebbe preoccuparsi e ritirare i suoi risparmi spostandoli in una banca più sicura, mentre aspetta che esca l’ultimissimo piano del governo? Se altri clienti seguissero l’esempio, in breve, il panico dilagherebbe e porterebbe al collasso Citigroup e le altre maggiori banche.

Immaginate la reazione a catena che si innescherebbe sui mercati di tutto il mondo. Chiamatelo pure catastrofismo, ma è già successo e vedere tanti continuare a sottovalutare questa crisi e i suoi effetti non mi tranquillizza affatto, anzi. Quando ascoltate Tremonti e Berlusconi rassicuranti promettere che i risparmiatori italiani non perderanno nemmeno un euro, ricordate sempre che avevano fatto la stessa promessa, con le stesse parole, agli azionisti e obbligazionisti di Alitalia!

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