Il Tesoro degli Stati Uniti inizia questa settimana gli “stress test” sulle principali banche utilizzando come indicatore di criticità il Tangible Common Equity (TCE) e non il Tier 1. Il TCE indica sostanzialmente quanto gli azionisti ordinari otterrebbero in ipotesi di scioglimento della società, ed esclude dai ratios le preferred shares e gli intangibles, come l’avviamento pagato per acquisire altre banche e i crediti d’imposta differiti.

Se il TCE dovesse essere usato come nuovo standard di valutazione della solvibilità delle banche anche in Italia, avremmo interessanti risultati, stante l’enorme incidenza di avviamenti da fusioni presenti nei bilanci dei nostri maggiori istituti di credito.

Tanto per fare un esempio, il patrimonio netto del gruppo Mps, risultante dalla trimestrale al 30 settembre 2008, è di 14.185 milioni di euro ma è comprensivo di 7.633 milioni di euro di avviamento (ben il 53,81% del patrimonio netto). Per fortuna non siamo in America, ma che succederebbe se al G20 di Londra si decidesse di adottare, a livello mondiale, lo stress test?

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