C’è chi sembra apprezzare e chi invece ha molte perplessità sul piano salva banche di Geithner e anche sul team economico di Obama.

L’impressione è che i veri nodi rimangano la nazionalizzazione delle banche ed il timore di Obama per i repubblicani, o meglio per i poteri e le lobbies che essi rappresentano.

Interpreto così le argomentazioni poco convincenti del presidente americano in questa intervista, nella quale afferma che non è possibile nazionalizzare le banche in un sistema come quello americano dove le banche sono migliaia e perchè la nazionalizzazione non fa parte della cultura americana.

Ora è vero che le banche sono migliaia, ma è anche vero che il rischio è concentrato su poche. Lo stesso piano Geithner prevede lo “stress test”, il controllo della solidità dei bilanci preventivo all’erogazione degli aiuti, per le istituzioni finanziarie con asset per oltre 100 miliardi di dollari, riducendo la platea a sole 14 banche. Inoltre non passa giorno che la FDIC (l’agenzia federale che garantisce la solvibilità delle banche) non salvi qualcuna delle tante piccole banche nazionali.

Seconda considerazione: nazionalizzare non farà forse parte della cultura dei contribuenti americani ma nemmeno il salvataggio delle banche sembra faccia parte della loro cultura vista la sollevazione popolare che ha provocato e non c’è dubbio che la nazionalizzazione sarebbe meno costosa del piano Geithner come ci spiega questo post su Phastidio.net:

Ecco un argomento piuttosto robusto a favore della nazionalizzazione come tecnica di riduzione del danno: la somma delle capitalizzazioni di borsa di Citigroup, JPMorgan e Bank of America ammonta complessivamente a 158 miliardi di dollari. Mettiamoci pure Wells Fargo, ed arriviamo a poco meno di 250 miliardi di dollari per comprarsi quattro-diconsi-quattro ex moloch della finanza globale a prezzo di saldo (e quasi di stralcio). Eppure il programma annunciato ieri dal Segretario al Tesoro Timothy Geithner è destinato a fornire (per iniziare) tra 250 e 500 miliardi di dollari solo per tentare di rimuovere dal bilancio delle banche le cartolarizzazioni tossiche. Ridicolo, se non fosse drammatico.

Concludendo sembra davvero, all’apparenza, che l’unica vera ragione per non nazionalizzare i colossi bancari americani sia il terrore dei democratici di pronunciare quella parola e di essere quindi accusati di statalismo dai repubblicani. In realtà basta guardare chi c’è nel suo team per capire che Obama è ostaggio delle lobbies di Wall Street.

Oggi il simbolo della ” Speranza ” è stato costretto ad ammettere …..” I screwed up …….. ” ad essere gentili significa….” ho combinato un bel casino” …al di la del suo amico Tom Daschle l’intera composizione del suo team economico e non, è stata l’essenza delle lobbies che da sempre sequestrano la democrazia americana e mondiale……si una nuova era di responsabilità……..

Bill Richardson, Nancy Killefer chiamata alla supervisione del budget federale, Timothy Geithner, William Lynn lobbista dell’industria delle armi vice segretario alla difesa numero due al Pentagono, Larry Summers uno dei padri della ” Deregulation ” che non sopporta la presenza del saggio Gandalf secondo indiscrezioni da Bloomberg sino ad arrivare a Mark Patterson di cui abbiamo già parlato. Di Gary Gensler sentirete parlare da Mario Margioco che sul Sole 24 Ore di oggi in prima pagina imprime una magistrale pennellata in ” Obama sul filo del rasoio populista ” [continua]

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