Qualche tempo fa nella Rassegna stampa ho letto di quel curioso episodio, avvenuto a Vicenza, di un ex cliente Antonveneta incollatosi per protesta ad un pilone esterno della Banca. Il breve trafiletto segnalava che pompieri e polizia avevano dovuto lavorare due ore per staccare le sue mani dal pilone. 

Evidentemente la notizia non è poi così singolare se è vero, come è vero, che in Banca Antonveneta sono numerosi i casi di un ancor più appassionato attaccamento all’Istituto. Sicuramente il collante utilizzato da certi affezionati dirigenti deve essere molto più efficiente del semplice Attack, vista la resistenza con cui rimangono incollati alle poltrone, nonostante i superati limiti di età.

Ai primi di Giugno la Banca aveva scritto una lettera ai Sindacati dove si lamentava dei risultati particolarmente deludenti del piano di esodazioni, arrivando a prospettare l’eventualità di ricorrere, previa attivazione delle procedure di legge, all’esodazione coattiva di una quota di personale e chiedendo un confronto “a tutto campo”. Salvo poi attuare una precipitosa marcia indietro quando il Sindacato, dichiarando la propria disponibilità a trovare una soluzione, ha premesso che, ovviamente, tale misura avrebbe dovuto riguardare non solo il personale impiegatizio e i quadri direttivi. 

In attesa dunque di ulteriori sviluppi e dei risultati della task-force mandata in giro per l’Italia “a supporto dei lavoratori interessati ai pensionamenti incentivati o agli esodi”, non ci rimane che auspicare che le verifiche autunnali servano effettivamente a dimostrare che qualcosa sta cambiando e che, senza fare facile demagogia, i sacrifici per raddrizzare la barca li stanno facendo tutti. Altrimenti sarà sempre più difficile spiegarci le politiche a senso unico delle riduzioni dei costi, delle ristrutturazioni, dei fuori organico, di certi sistemi incentivanti.

Non occorrono pompieri e polizia in questo caso, ma solo coerenza, coraggio e rispetto dei lavoratori.

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